lunedì, 26 gennaio 2009
Tra pochi giorni sarò a Parigi.
Ho già in mente i luoghi in cui andrò e le strade da percorrere. Tornerò a fotografare le case in cui visse Georges Perec: rue Linné, rue Quatrefages, a pochi passi dalla Moschea e dall'Orto Botanico. E poi dovrei fare un salto a Carrefour Mabillon e tornare a Place Saint Sulpice.
Prenderò appunti, scatterò le foto di cui ho bisogno. Camminerò molto. Ma lentamente, per riafferrare.

Mi piacerebbe che ci fosse anche il Kommando McDonald's, soprattutto nell'esplorazione del Canal Saint Martin, che mi prefiggo da talmente tanti anni da averlo percorso, il canale, già almeno 10 volte in entrambe le direzioni: da Republique fino alla Villette e ritorno.
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categoria:foto, luoghi, perec, camminare, kommando mcdonalds
martedì, 13 gennaio 2009
La città non è più la città. E’ un’altra cosa. Kommando McDonald

Anche via Paolo Sarpi a Milano. Infatti, via Paolo Sarpi, e la parte di strade intorno (le vie Lomazzo, Piccolini, Rosmini, Aleardi, Bramante) la chiamano Chinatown. Sono 800 metri di strada in cui due esercizi commerciali su tre sono gestiti da cinesi: ristoranti, bar, pizzerie, drogherie, empori, negozi di abbigliamento, scarpe, computer, bigioux, frutta e verdura.

E’anche isola pedonale, si può camminare liberamente, senza l’intralcio e il pericolo delle automobili. Percorrendo la strada l’occhio è colpito dai caratteri cinesi delle insegne affiancati dai caratteri latini: la scrittura è bilingue. Nella strada ci sono telecamere e paletti definiti dissuasori di parcheggio. In giro per lo più cinesi, alcuni col vestito della festa (c’è un matrimonio in corso in un ristorante), altri trascinano carrellini carichi di merce da negozi a depositi. In tutta via Paolo Sarpi vedo solo delle lanterne rosse cinesi all’ingresso di un ristorante ad angolo con una via laterale. Per il resto: palazzi milanesi, una vecchia insegna milanese di un negozio chiuso da anni, qualche impalcatura milanese intorno a un fabbricato in ristrutturazione. Tutto mi conferma che le uniche differenze tra questo posto e altre parti di Milano sono le scritte in cinese e la presenza “straordinaria” di cinesi. Insomma, nessuna “vera” Chinatown, con mandarini cinesi dai baffi sottili, nessun Fumanchù e nemmeno una fumeria d’oppio (a meno di non scoprirne una prossimamente).

Camminiamo piano, osservo lentamente.


In una vetrina una barchetta nella cui vela è inserito un orologio.

Due grandi civette con gli occhi strabuzzati.

Foto sbiadite di persone e anni lontani nella vetrina chiusa di un vecchio negozio.

Una statua dorata del Budda e piume di pavone.

Un cartello di protesta contro i regolamenti restrittivi imposti alla strada e ai commercianti di via Paolo Sarpi.

Una libreria remainder, dove compro un libro di Rudyard Kipling con lo sconto del 40%.

Ogni particolare è diverso eppure in qualche modo anche familiare. E’ familiare e in qualche modo diverso. Percepisco una sovrapposizione: i segni di un passato quasi del tutto scomparso, un presente che si è sovrapposto in parte mimeticamente, come una vernice semitrasparente su una vecchia superficie colorata.

Abbiamo incominciato così a percorrere le strade di Milano, a osservare, a prendere contatto con la città. Milano è cambiata, da quanto ho capito. Non è più la città che era fino a 20 anni fa, poniamo. So che Milano è cambiata. Ma come? In che senso? Cosa è diventata? Devo pormi delle domande, prima di tutto. Mi servono e mi serviranno nel prossimo raid e in quello successivo.

Ho scoperto che la Chinatown milanese non è poi così tanto Chinatown. Ma, anche, è qualcosa di diverso rispetto a Milano. E’ un’altra cosa. Chinatown è in tutto e per tutto Milano, ma è anche qualcos’altro. E il dubbio che mi prende, mentre pranziamo in una trattoria cinese in cui il menù è ben diverso da quello dei soliti ristoranti cinesi del centro, è che questa città sia già o stia diventando tutta qualcos’altro. Un insieme di qualcos’altro.

L’esperienza con il Kommando McDonald’s* è l’inizio di un’esplorazione in cui sarà necessario osservare ed entrare lentamente nella trama, nelle diverse trame che compongono la città. Lentamente. Ricordando con Georges Perec che

"...bisogna andare piano, quasi stupidamente. Costringersi a scrivere ciò che non ha interesse.. (...) lasciarsi cancellare dalla realtà, lasciarla imporsi senza intervenire... e fondare così la nostra antropologia (da L'Infraordinario)".

Al raid del Kommando McDonald’s di Chinatown hanno partecipato Guido Tedoldi, Dimitri Fulignati e Domenico Aliperto.

 

*Liberamente ispirato da una suggestione nata dall'incrocio tra il libro Generazione McDonald's di Francesca Mazzucato edito da Marlin, una cena in un McDonald's di Milano dopo una presentazione del libro, e una conversazione tra (in ordine sparso): Guido Tedoldi, Francesca Mazzucato, Franz Krauspenhaar, Barbara Caputo, Alice Cimini, Dimitri Fulignati, Raffaele Niro.

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categoria:letture, foto, luoghi, perec, camminare, kommando mcdonalds
lunedì, 09 giugno 2008
Sarà che sto traducendo un articolo di Jean Luc Joly che s'intitola Cartographie et totalité dans l'oeuvre de Georges Perec, sarà che a me le mappe e le carte geografiche m'hanno sempre incantato, sta di fatto che stasera avrei voglia di rifugiarmi in una carta geografica.

Sì, proprio in una cartina geografica. Poterla percorrere, seguire l'andamento sinuoso e azzurro dei fiumi (che nella realtà non sono azzurri), percorrere le pianure verdi (che nella realtà non sono sempre verdi), costeggiare le falde dei monti (che nella realtà non sono sempre marroni).

Forse abitare una cartina geografica può essere più rassicurante.
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categoria:perec, pensieri del té
venerdì, 30 maggio 2008
Ora ho trovato questo lungo testo di Alexandre E. Dauge-Roth intitolato Perec et Maspero: lectures de la banlieu comme lectures du quotidien. A prima vista un testo molto interessante. Però devo tradurlo dal francese, per cui procederò a passi lenti, per avere ragione del testo fino in fondo.

Intanto, segnalo al volo l'uscita di Metropoli per principianti di Gianni Biondillo (Guanda), per rimanere più o meno in argomento.

E poi, lascio qui qualcosa per addolcire il tutto. Gnamm.

dolci
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categoria:letture, perec
mercoledì, 03 ottobre 2007
Lussemburgo

Così si può passare, come si salta da una casella all'altra del Gioco del Monopoli, da Duroc o da Michel-Ange Auteuil a Madeleine, e compiere il percorso immaginario dell'uomo al quale non sarebbe rifiutata alcuna responsabilità di questo mondo
.

E' bel tempo. Mi dirigo a prendere un taxi verso i Giardini del Lussemburgo. Sono felice
.

La prima persona non è mia, ma di Marc Augé ne I giardini del Lussemburgo. Anche se io, in questi giorni, percorro senza sosta queste strade. E' faticoso. Soprattuto la parte di Parigi tra Jussieu e Pantheon, con diverse puntate verso Place Saint-Sulpice, decisamente un luogo parigino da esaurire. Sono sulle orme di Georges Perec. Devo leggere, studiare e ritrovare sulla mappa di Parigi i suoi luoghi. E intanto cerco il taccuino con gli appunti parigini, non so dove sia finito in questo gran casino, poi in questi giorni in casa c'è pure la modella accampata nello studio. Un gran casino.
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categoria:letture, foto, luoghi, perec
domenica, 17 giugno 2007
E' un'isola rettangolare. Non contiene microscopici gusci corallini, né sabbie, né scogli. E l'isola rettangolare su cui preferisco stare a prendere l'ombra. Da qui le cose sembrano assumere un contorno accettabile, forse sono più distanti. Su quest'isola rettangolare anche le cose non fatte e solo pensate o sognate o immaginate hanno un sapore ineguagliabile.

Io amo il mio letto. Amo restare steso sul mio letto a guardare il soffitto con occhio placido. Gli consacrerei volentieri l'essenziale del mio tempo.
(Specie di spazi, Georges Perec)
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categoria:diario, perec
mercoledì, 09 maggio 2007
Non appena varcata la soglia della Fondazione Mazzotta per vedere la mostra dedicata a Paul Klee m'èInterno di una casa tornata in mente una frase di Georges Perec:

Se un pittore ha influenzato la mia opera questi è Paul Klee, ma non so esattamente come.

Così ho esplorato le opere espsote, accanto a quelle di Klinger, Daumier, Piranesi, Goya, Kubin, in un percorso azzeccatissimo (una volta tanto) che riconnette l'opera di Klee con quella di altri artisti. E quindi osservavo i Notturni, in cui la bianca luce lunare illumina magnetica i contorni delle cose, le geometrie di Interno di una casa (1919), che mi hanno fatto pensare allo spaccato del palazzo di Rue Simon-Crubellier in Vita istruzioni per l'uso di Perec, lo svaporare dei contorni e dei colori di Scena davanti alla città (1929), il pulviscolo grafico di Foglio d'album per Y. (1937), e il bestiario fantastico, che arrivava direttamente dall'infanzia, fatto di coboldi, demoni, piccoli animali fantasma, pidocchi giganti delle piante, pesci che giocano. E intanto pensavo a Perec, e cercavo di cogliere tratti comuni tra lui e Klee.

E una cosa, quasi subito, dalle immagini e dall'apparato critico della mostra, è venuto fuori. Klee, come Perec, dipingeva costruendo un sistema creativo in grado di dare ordine/orizzonte all'esistenza.

Il palazzo di rue simon-Croubellier Poi, a casa, ho preso dallo scaffale Riga - Georges Perec (Marcos y Marcos) e ho letto subito A penna e acquarello, Perec e Klee di Santino Mele.
Tralascio tutti i riferimenti a Klee e le citazioni presenti in Vita istruzioni per l'uso, e le contiguità tra il viaggio del pittore in Tunisia, quello di Silvie e Jerome in Le cose e quello di Perec a Sfax. Mi limito a pescare questo passo:

Perec si riferisce ancora una volta esplicitamente a Klee, parlando dei rapporti fra l'invenzione formale, il sistema delle regole e l'esperienza vissuta; ovvero ricordando la necessità, una volta stabilito un sistema di contrainte, di imporre l'anti-contrainte, quel clinamen che introduce un elemento di giocosa incoerenza in una scrittura sur programme: secondo Klee il genio è l'errore del sistema.
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categoria:tunisia, visioni, letture, foto, scrittura, perec
mercoledì, 02 maggio 2007
Einaudi
I vecchi (non tutti) Einaudi nella libreria occupano uno spazio compatto e bianco. Non so se definirli gli "aristocratici" della libreria. Si perché io i libri li raggruppo per editore, di solito. E' una di quelle manie che regolano la disposizione dei miei libri sugli scaffali. Geroges Perec dedicò alla questione della disposizione dei libri Brevi note sull'arte e il modo di sistemare i propri libri (in Pensare/Classificare, Rizzoli). Per quanto brevi, quelle note affrontavano alcuni problemi che, invariabilmente, si spresentano a chi utilizza criteri molto rigidi nel sistemare la propria biblioteca. Ne so qualcosa, di questo problema, Infatti, provate a disporre i libri per editore, ma cercando anche di tenere conto degli autori. Capita spesso che di uno scrittore ci siano libri pubblicati da editori differenti. In questo caso si deve cercare, con acrobazie infinite, di raggruppare i titoli si per editore, ma cercando di far avvicinare quelli che sono dello stesso autore. Vi assicuro: una fatica improba. E questo è solo uno dei problemi che possono assillare il sistematore di librerie. Poi, come sottolinea Perec, ci sono anche i "Libri non troppo difficili da sistemare" e i "Libri quasi impossibili da sistemare." La sistemazione, in realtà, non è mai definitiva. C'è da sistemare le sistemazioni.

Come i borgesiani bibliotecari di Babele alla ricerca del libro che darà loro la chiave di tutti gli altri, anche noi oscilliamo fra l'illusione della compiutezza e la vertigine dell'inafferrabile. In nome della compiutezza, vogliamo credere che esista un unico ordine che ci permetterebbe di accedere di colpo al sapere.
(Georges Perec)
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categoria:letture, foto, notturni, perec
lunedì, 08 gennaio 2007

Alcune delle cose che dovrei pur fare prima di morire fu scritto da Georges Perec nel 1981 per una partecipazione alla serie radiofonica di Jacques Bens “Les cinquantes choses que je voudrais faire avant de mourir”.

Tra le varie cose che Perec avrebbe voluto fare prima di morire compaiono Ubriacarmi con Malcolm Lowry, Vivere in albergo a Parigi, Vivere un’esperienza “fuori dal tempo” (come Siffre).

Io ho pensato alle mie 10 cose che vorrei fare prima di morire:

1)      Trascorrere una notte di sesso con Ohara Borselli ad Ancona.

2)      Cospargere di zafferano piazza Montecitorio.

3)      Viaggiare nel Nautilus del Capitano Nemo.

4)      Invadere l’Albania alla testa di un manipolo di mercenari sudtirolesi.

5)      Fermare il tram che parte nella drammatica scena del Dottor Zivago.

6)      Rapire John Grisham e non restituirlo mai più ai parenti e al consesso letterario.

7)      Battere bandiera liberiana

8)      Collezionare note di cambio del 1492

9)      Assistere all’inaugurazione della Torre Eiffel

10)  Prima di morire, concedermi un’altra notte si sesso, questa volta più breve, con Ohara Borselli ad Ancona.

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categoria:letture, perec
martedì, 28 novembre 2006

rue linnéIeri sera rileggevo i miei appunti presi a Parigi, nel corso di alcune giornate passate a trovare le abitazioni in cui visse Georges Perec. Scattai foto alle facciate dei palazzi, raccolsi impressioni, annotai particolari. Tra tutte le strade visitate quella di cui conservo il ricordo più limpido è rue Linné, dove Perec abitò fino al giorno della sua morte, al numero 13. E’ vicina a Jussieu, e al Jardin des Plantes e alla Moschea. E anche a rue Quatrefages, dove Perec abitò con Paulette anni prima.

L’appartamento di rue Linné lo avevo visto in due foto presenti in Georges Perec. La letteratura come gioco e sogno di Claude Burgelin (Costa e Nolan). In una, scattata dal balcone che dà sulla strada, si vede Perec intento a scrivere alla sua scrivania. Nell’altra, presa alle spalle della scrivania dopo la scomparsa dello scrittore, è visibile invece la finestra del balcone.

Quando sono andato in rue Linné ho pensato a quelle due foto, ho osservato i balconi, la facciata del palazzo, ho immaginato Perec affacciato. E mi sono affezionato a quella strada, e al quartiere intorno, tranquillo. E mi sono reso conto che, nonostante quel luogo non rappresenti nient’altro per me che un legame invisibile con un autore che da anni leggo e studio, rue Linné mi è inspiegabilmente famigliare.

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categoria:luoghi, perec