giovedì, 08 ottobre 2009
Vedo il numero 118, stampato in fondo alla pagina.
E' come se l'acqua di una cisterna salisse fino all'apertura, fino all'orlo della pietra, senza trabordare:

1 + 1 = 2; 2 + 8 = 10; 1 + 0 = 1

1 + 18 = 19; 1 + 9 = 10; 1 + 0 = 1

Sempre 1 fa la somma interna di 118, che era il numero dell'autobus che prendevo per andare al liceo, tutte le mattine, e poi anche all'Università. Mi ricordo un giorno che si andava sul 118, erano già i tempi dell'Università. A un certo punto l'autista fermò la macchina e aprì le porte. Si voltò veloce verso i passeggeri e disse: Un attimo solo che mi prendo il caffé. Scese, s'infilò in un bar, tornò di corsa, salì e ripartimmo.

Aveva la faccia un po' bestiale, l'autista, ma bonaria.

Poi l'acqua della cisterna ha incominciato a debordare.

E non so come e non so perché mi sono trovato a prendere a calci Mago G, quello della Galbusera, e Ronald McDonald, quell'idiota che sta all'ingresso dei ristoranti fastfood di polpette schiacciate. Li prendo a calci e li inseguo lungo la strada, come in certe scene delle vecchie comiche americane in bianco e nero.
Io detesto il Mago G e Ronald McDonald, pesantemente.

Poi mi sono addormentato. Ho sognato che era stato un sogno.
 
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categoria:napoli, notturni
giovedì, 18 dicembre 2008
Tra le onde che corrono intorno all'auto ci sono quelle di Radio Budrio, un paese che deve stare dietro la notte fuori da qualche parte. E allora penso a Quirico Filopanti, che a Budrio nacque. Seguiamo la striscia bianca di mezzeria e arrivano segnali di musiche italiane e pubblicità, un negozio di elettrodomestici, e la sagra dell'anguillone solitario.

E' lontano Qurico Filopanti, che a Budrio nacque nel 1812, il matematico professore di meccanica e idraulica che propose, in un'opera intitolata Miranda, la suddivisione della Terra in Meridiani in corrispondenza di 24 fusi orari, distanziati ognuno di un'ora.

La notte è densa come sciroppo per la tosse ma meno dolce, ha un odore di terra umida e stalla calda. Poggia sulla grassa zolla emiliana. Dove Quirico Filopanti mosse i primi passi e pensò la Terra solcata da 24 segni di coltello, come si con le arance per sbucciarle meglio.

strada

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categoria:foto, luoghi, notturni
giovedì, 04 dicembre 2008
Il meditante mediterraneo decide di camminare per testimoniare l'ancestralità di un rapporto tra il visibile e l'invisibile, scegliendo di venerare il primo. Si fa ancora più, strada facendo, "eremo di se stesso": nel momento in cui ritrova lo stupore per ogni forma del mondo.

(...)

E' perciò un meditare vagabondo, cui la meta poco interessa, essendo essa già intrinseca al percepirsi più esistenti.

Scrive Duccio Demetrio in Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione mediterranea (Raffaello Cortina Editore).

E penso che mi interessa essere lo sguardo che cammina, il cammino che guarda.
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categoria:letture, notturni, camminare
giovedì, 20 novembre 2008
Mi piace pensare che anche in città, lì dove ci sono alberi e pezzetti di prato, e acqua, rimangono nascoste ancora ninfe, driadi, ondine e potestà vegetali che animano l'ombra.

Forse per poterle vedere è necessario digiunare, e attendere svegli la notte fonda. Aspettare quelle ore in cui la pressione del sole è scomparsa del tutto, e sembra che la terra e gli uomini sopra siano sospesi.
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categoria:notturni
venerdì, 08 febbraio 2008
Mi piacerebbe vivere in una città in cui ci fossero strade e piazze e vicoli intitolati a Spartaco, John Belushi, Paperinik, Tom Waits, Antonio De Oliveira Filho detto Careca, Bruce Springsteen, Jack Kerouac, Caetano Veloso, Eric Satie, Georges Perec, Corto Maltese, Buster Keaton, Renzo Montagnani.

Mi piacerebbe vivere in una città che è più discese che salite.

Mi piacerebbe vivere in una città con l'asfalto termoregolato.

Mi piacerebbe vivere in una città con molti muri che si possono dipingere e colorare o anche solo unire i puntini da 1 a 70.

Mi piacerebbe vivere in una città che c'è un albero e in cima all'albero un corvo che parla strano e indica un oggetto, e tutti devono indovinare di che oggetto si tratta.

Mi piacerebbe vivere in una città il cui prezzo delle case è in vertiginoso calo ogni giorno.

Mi piacerebbe vivere in una città ha un buon odore di erba, di vino, di pane caldo, di sole, di freddo, di pini, di mare.

Mi piacerebbe vivere in una città che in giro trovi dei frigoriferi e ci puoi tenere a raffreddare la bottiglia di chinotto.

Mi piacerebbe vivere in una città in cui ci sono dei bar dove vai a scambiarti le cose con gli altri.

Sono tante le cose che mi piacerebbero, ma so che non è possibile averle tutte. Intanto mi accontento di abitare in viale Renzo Montagnani, quasi all'angolo con corso Keroauc, dove c'è il distributore automatico di hashish.
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categoria:geografia, notturni
mercoledì, 31 ottobre 2007
curdi morti nelle gole montane, corvi in cielo, aria fredda
fiamme a babilonia
pazzi barboni di harlem nel buio soli
la mia città si divora, fino ai gomiti
delta del niger, catastrofe
cecenia
afghanistan
darfur
kashmir
sono stanco
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categoria:notturni
mercoledì, 19 settembre 2007
Mi sono affidato al Corvo di Sicilia e poi al Mirto di Sardegna, cercando un antidoto bi-insulare all'appucundria, per la precisione quella che sale come la marea. L'ho vista salire la marea, in Normandia: veloce. La massa d'acqua sotto la potestà lunare corre schiumando verso la riva, per poi ritirarsi quando l'influsso bianco rifluisce via. Così è l'appucundria, che tradotta in italiano sarebbe nostalgia. Eppure non è semplicemente nostalgia. E siccome non me la sento di mettermi a interpretare e tradurre meglio, dico che è tutta colpa del disco bianco appeso in cielo, che detta questi e altri ritmi.
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categoria:diario, notturni
mercoledì, 19 settembre 2007
A volte mi sembra che la paura, quella del corpo, proprio il timore per la propria vita, che in genere è del tutto estraneo alla nostra generazione (diversamente dai nostri genitori, che la puzza della morte hanno avuto l'occasione di annusarla durante la Guerra), sia una mancanza che rende molli il corpo e i nervi.

Leggevo che

Verso le quattro del mattino il capitano e Herrick, seduti sul capo di banda, udirono sorgere dal seno dell'oscurità che avevano di fronte la voce dei frangenti. Scattarono in piedi tutti e due, aguzzarono gli occhi, tesero le orecchie, era un rumore continuo come al passaggio di un treno, non lasciava distinguere un crescendo o un diminuendo, il mare batteva con potenza uniforme contro l'isola invisibile.

Questa era la paura di due personaggi di Robert Louis Stevenson, ne Il riflusso della marea, che mi ha fatto pensare ancora una volta che senza la paura di morire si vive molto meno.

E mi sono ricordato che, fino a oggi, la paura della morte, la paura per la mi a vita l'ho provata solo una volta fino a oggi: durante il terremoto del 1980. Mi ricordo l'oscillazione maledetta del palazzo in cui eravamo, e il suo barrito di vetro cemento e metallo scossi. Fu una scoperta sconvolgente: il mio corpo poteva morire in un attimo, crollando con il palazzo.

Abbiamo poche paure del corpo, e molte della mente resa frettolosa dalla fretta. Non del corpo.
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categoria:letture, napoli, notturni
martedì, 18 settembre 2007
Nove minuti dopo la mezzanotte. Qualcuno suona il campanello. Per capire chi è devo alzarmi e andare a vedere. Guardo attraverso lo spioncino: è Gigi Marzullo. Vengo preso dal panico, non aspettavo Gigi Marzullo! Penso: devo aprire? E se apro sarò presentabile? Mi osservo: no, non sono presentabile. Corro in camera da letto, mi rendo presentabile mentre Marzullo continua a suonare, ritorno di corsa alla porta, apro. Gigi Marzullo mi dice, Buonanotte, ma i sogni sono apostrofi rosa tra le parole buonanotte e buongiorno o la vita è tutta un apostrofo?
Tiro un pungo in piena faccia a Gigi Marzullo, chiudo la porta e me ne vado a dormire.

Al mattino mi sveglio. Ricordo: ho sognato Gigi Marzullo. Sento suonare il campanello, mi alzo e vado verso l'ingresso, intanto mi accorgo che ho dormito vestito. Guardo attraverso lo spioncino: è Gigi Marzullo!
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categoria:visioni, notturni
martedì, 11 settembre 2007
Le teorie sono dimostrazioni senza valore. E' solo l'azione che conta. Da quando hanno inventato gli artisti le arti hanno lasciato il campo*

diceva Constantin Brancusi.

Ma è vero che le teorie sono dimostrazioni senza valore? Questa affermazione vale per l'arte in generale? Per la letteratura?

Poi Brancusi dicev anche

L'arte è la realtà stessa.

A queste cose, cioé a Brancusi e al fatto che l'arte è la realtà stessa ci pensavo mentre lavavo i piatti indossando bei guanti gialli antiscivolo. L'arte è la realtà stessa. Uhm. Non mi contano i torni. Non sono convinto.

Ma Brancusi diceva anche

Solo gli imbecilli dicono che il mio lavoro è astratto. Quello che chiamano astratto è il più realista possibile, perché quello che è reale non è la forma esteriore, ma l'idea, l'essenza delle cose
.
Beh, forse allora ci siamo, così, no? Uhm. Vado a fare il caffé.

* Gli Aforismi sono tratti dal volume Riga 19. Constantin Brancusi, Marcos y Marcos.
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categoria:visioni, letture, notturni