giovedì, 01 ottobre 2009
Nel vagone della metropolitana c'è un gruppo di Rom: tutti seduti, tranne due donne accoccolate per terra accanto a grandi borse a quadrettoni. Uno parla al telefonino, sento un Romanes inframmezzato da termini slavi. Osservo i volti, i capelli corvini, la pelle scura. Non c'è niente di più vicino a degli indiani, che poi l'origine loro è quella.

Il cerchio che formano è lontano chilometri da quello formato intorno dai gadji, noi. Nemmeno ci guardano: i loro sguardi non incrociano quelli autoctoni, sono chiusi nella rete del gruppo, come in una sfera più piccola dentro una sfera più grande, mai in contatto. E i loro abiti: coprono il corpo, le gonne plissettate e ampie delle donne come le giacche e i giubotti degli uomini, mentre quelli dei gadji sono attillati, esaltano il corpo, lo sottolineano.

Opposizioni binarie si susseguono in fretta tra una fermata e l'altra: sedentari/semisedentari, fuori/dentro, ordine/disordine, pulito/sporco, rassicurante/pericoloso, domestico/selvaggio, conosciuto/sconosciuto, uguale/diverso, domestico/estraneo.

I Gadji osservano curiosi i Rom. Donne tiratissime in pantaloni contemplano ciocche arruffate, mani sporche e gonne stropicciate. Uomini sotto iPod rimuginano pensieri di lavoro davanti a denti d'oro, borse piene di averi in transito, risate fragorose.

Sono Altro, si direbbe con l'antropologia, sono lo Straniero, si direbbe con Derrida. Ma l'idea che i Gadji hanno di loro è vaga oscura piena di sospetto di paura timore: è facile avere paura. Da lì scende tutto il resto.

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categoria:metropolitana, diario, foto
venerdì, 28 agosto 2009
Questa storia, che contiene un ammaestramento e si ispira alla novellistica occitana per la struttura narrativa a essa sottesa, mi è stata commissionata dal Ministero delle Pari Opportunità.

Sto nel treno in posizione seduta. Alle mie spalle un passeggero dall'accento romano e una passeggera dall'accento milanese chiacchierano per ammazzare il tempo prima. Lui va a Roma, lei racconta con precisione meneghina l'odissea che da Catania l'ha portata sana e salva sull'Alta Velocità diretta in Longobardia ma, cosa ancora più importante, ci tiene a ricordare appena può che ha vissuto tre anni in Cina per motivi di lavoro, e che i cinesi sono tutte teste di legno.
A Roma l'uomo scende e lei rimane sola, seduta in silenzio per un po'.

Poi arriva una bambina cinese. Fa su e giù per lo scompartimento. La osservo e sorrido: ha un visetto carino e trecce di bambola.
La passeggera dall'accento milanese alza la voce: prima in italiano e poi in cinese le dice di fare silenzio e di andarsene via, che dà fastidio.
Io per me, dopo aver pensato di dirgliene quattro, rimango a leggere Nel nome di Ishmael.

Dopo poco vedo tornare la bambina, ma accompagnata dal padre. La bambina in silenzio punta il dito verso la passeggera che ha vissuto tre anni in Cina per motivi di lavoro. Il padre la investe: Perché ha cacciato mia figlia? Cosa ha fatto di male? Perché l'ha spaventata?

La risposta della passeggera è un capolavoro.
Tu sei pazzo, torna al tuo posto, non ti avvicinare, non provare a toccarmi.

E il padre cinese.
Io non sono pazzo, perché tu hai spaventato la bambina?

E lei:

Guarda che chiamo il capotreno, tu sei pazzo, tutti uguali voi cinesi. Si sentiva tua figlia che urlava dall'altro scompartimento.

Il padre è furibondo, anche perché la ragazza passeggera meneghinofona ogni tanto spara qualche parola in cinese che non dev'essere lusinghiera, e poi dà del pazzo all'uomo e grida di non toccarla.

Poi l'uomo con la bambina va via.
Io poggio il libro sul tavolinetto, mi alzo, sul sedile e mi affaccio dalla parte della passeggera.

Splendido, le dico.
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categoria:diario
domenica, 28 giugno 2009
Prima è arrivato un ballerino svizzero che aveva un problema a un timpano. Giorni prima, spiegava il suo collega italiano all'infermiera dell'accettazione del pronto soccorso, si era infilato qualcosa nell'orecchio.

Poi è arrivata una donna splendida, in gonna morbida e svolazzante e stivali, quasi in lacrime: portava in auto un signore che hanno caricato su una lettiga e hanno portato dentro. Più tardi ho visto la splendida donna fumare fuori, all'ingresso del pronto soccorso, vicino alle autoambulanze.

Subito dopo è stato portato dentro un uomo anziano, steso sulla barella dell'autoambulanza. Un uomo anziano, dallo faccia buona, lungo lungo e un po' curvo, con le macchie dell'età sulla pelle del viso buono e sulle mani. Aveva tubicini che gli entravano nel naso. Hanno parcheggiato la lettiga nella sala del pronto soccorso e un'infermiera l'ha raggiunto.

Come sta signor Raffaele,gli ha detto, e poi Alzi le braccia in alto signor Raffaele, un po' di pazienza, su, così, e ora giri la testa a sinistra e poi a destra, così. E poi ho sentito l'infermiera dire, Ora la portano dentro signor Raffaele, così sitemiamo tutto.

E il signor Raffaele aveva il viso buono, lo sguardo arrendevole tenero sottomesso al destino che lo ha spinto nella sala del pronto soccorso non dice porca puttana e mannaggia il signor raffaele sta lì e forse è grato a qualcosa o a qualcuno di essere ancora vivo perché il signor Raffaele la vita la considera un lusso: è poca ancora ma è bello che ci sia.

Io so che il signor Raffaele in quel momento è tutti gli uomini del mondo. Porta arrendevole la sua bandiera di uomo dal volto buono e dalla mani lunghe macchiate dalle macchie dell'età. E' tutti gli uomini del mondo, e per questo mi ha aiutato a disprezzarli di meno.
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categoria:diario
giovedì, 04 giugno 2009

Ero in metropolitana, e leggevo un articolo di Alias dedicato alla musica ascoltata dagli astronauti dello Shuttle e di altre missioni spaziali a bordo delle loro navicelle e razzi. Da poco è stato ammesso l'uso degli Ipod, che ogni meccanismo elettronico deve essere a lungo testato prima di essere utilizzato a bordo. e ho scoperto che prossimamente sullo Shuttle ci sarà anche la musica di Echo and the Bunnymen.

E allora ho sentito il motivo di The killing moon riecheggiare nel vagone, e visto subito forte come un tamponamento la luna assassina sbucare fuori dal tunnel e schiantarsi contro il treno e penetrarlo con la sua materia lucente bianca come biancomangiare.

La luna assassina mi spinge verso il buio del tunnel, la sua luce mi segue.

Under blue moon I saw you
So soon you'll take me
Up in your arms, too late to beg you
Or cancel it, though I know it must be
The killing time
Unwillingly mine

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categoria:diario, ascolti
lunedì, 04 maggio 2009
Test clinici del John Holmes Istitute di Palo Alto dimostrano che una prolungata assenza di sonno può indurre stati alterati di coscienza. Io posso confermarlo. Stanotte avevo la coscienza proprio alterata, e ho ricevuto visioni e consapevolezze superiori in vertiginosi attimi d'infinito.

Mi sono visto in piedi, sul pianeta Terra, nel continente Europa, nella nazione Italia, nella regione Lombardia, nel comune di Milano. Tutto era buio e fugace, e il grande platano proiettava sulle pareti del soggiorno mobili ombre.
Nello spazio di tre secondi mi sono passati davanti nell'ordine: Vitrac il corvo surrealista, Pigadev, il Rag. Ghiringhelli, Jimpsy il coniglio mannaro, Hector l'armadillo, il Sig. Ottuagenario Parmigiani, il Sig. Pasculli, la carpa Mirca.

Poi mi è tornato in mente il quadro che ha fatto nascere la prima indagine del Commissario Sarnataro:

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categoria:diario, sarnataro
giovedì, 05 marzo 2009
La parte superiore si compone di pioggia fitta, un ombrello nero e un senso diffuso di traspirazione mentre cammino.

Sovrastato da questi tre elementi passo davanti a una nota panetteria rosticceria dolceria. Si tenga conto di un improvviso arrestarsi del tempo, della percezione dello stesso o di cosa vi pare sia il tempo.

Una signora bassa nel mezzo del cammin di sua vita mi guarda, mi studia credo, inarca le sopracciglia e mi dice:

Stiamo facendo un sondaggio sulle brioche

Tenete conto che ora il tempo è fermo, siamo in un ora dilatato eppure senza dimensioni. Seguo il flusso, vedo

Un mobiletto portascapre di Ikea che sta nel bagno, nel piccolo bagno, della signora. La cucina a quattro fuochi piccola. Ha presine appese a un gancio, a destra della cucina a quattro fuochi. A volte va dal parrucchiere, la signora, e quello gli propone tinte improponibili, non colori. Nelle scale del palazzo della signora c'è spesso odore di cavolo bollito, ma tenue. L'ascensore è piccola. La signora porta ogni giorno in cantina i rifiuti differenziati prima di andare al lavoro. Quando torna a casa la signora si lava le mani e si mette subito a cucinare, si cambia dopo, quando la cottura è già avviata.

Queste cose che vengo a sapere in questo attimo mi addolciscono. Ma non ho voglia né di fermarmi né di mettermi a rispondere alle sue domande, che poi non sono sue, bisogna stare attenti al alinguaggio: sono le parole di un apdrone curioso, che vuole sapere i fatti miei, che vuole indagare, che forse vuole vendermi qualcosa approfittando dell'aria odorosa che esce fuori dal noto negozio di pizze rustici pane e dolci.

Un saggio diceva che libertà è assenza di scelta. Io non sono libero in questo momento bolla temporale e devo scegliere: fermarmi a parlare o andare dritto verso la metropolitana.

Scelgo. PLOP: si sgonfia la bolla temporale,

la signora ha appena finito di dire

STIAMO SVOLGENDO UN SONDAGGIO SULLE BRIOCHE

e io le rispondo sorridendo compassionevole

MI FA MOLTO PIACERE

e proseguo verso casa.
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categoria:diario
mercoledì, 04 marzo 2009
Intanto le crocchettine di patate in padella rischiavano di bruciare.

E io mi rendevo conto che c'era una bella confusione sulla scrivania: l'animo mio rimaneva diviso tra il correre in cucina per salvare la cena e il restare seduto per cercare di mettere ordine.

Prima di tutto c'era Silas Polomei, scomparso da alcuni giorni nella gelida capitale nordica di Frigorenhavn, chiuso chissà dove e sorvegliato da un gigantesco uomo silenzioso. Stavo per risovermi a pescare dal mucchio le scartoffie marcate dalle sue iniziali, S.P., quando ho visto Vitrac, il Corvo Surrealista svolazzare in cima alla libreria. S'è messo a dire che mi ero dimenticato del Maestro di Musica e del suo acerrimo nemico il Sig. Lepidottero Svizzero, e intanto sentivo i colpi circospetti di nocche esangui contro il vetro della finestra del balcone: era Pigadev in compagnia di Ottuagenario Parmigiani che tornavano da una gita con il Rag. Ghiringhelli al Centro Commerciale "Il Paradiso delle Merci".

Ho esitato ancora un po'. Poi mi son detto: affancul le crocchettine di patate.
Mi sono alzato, ho tolto la padella dal fuoco, ho aperto il balcone e ho buttato giù le crocchettine fumanti.
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categoria:diario, pigadev
lunedì, 23 febbraio 2009
Un uomo spessi occhiali di bottiglia e la barbetta grigia tutta sul mento in un corridoio della metropolitana, linea gialla, gracchia

FORMAZIONE STRETTA, FORMAZIONE DA COMBATTIMENTO!!!!

Fagotti di vestiti appallottolati e infilati tra le colonnine e la cancellata all'ingresso del palazzo dell'Inail. Più in là uomini seduti per terra confabulano, intorno una trapunta a fiori, fogli di giornali, bottiglie di vino vuote.

Cammino piano, occhi al cielo azzurro pallido terso del nordovest e leggo in alto sulla facciata di un palazzo liscio come faccia dopo la barba

ASCOLTO IL TUO CUORE CITTA'
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categoria:diario, luoghi, camminare
mercoledì, 28 gennaio 2009
L'ho visto giù, in metropolitana. Aveva un cappello da notaio o avvocato dickensiano, una faccia dickensiana, con lunghe larghe basette, e occhiali tondi dickensiani. Indossava un pastrano, credetemi, anch'esso dickensiano. Ma la cosa più dickensiana che il signore dickensiano connotava era un bastone da passeggio col pomo tondo. L'unica cosa non dickensiana era un tatuaggio, una specie di saetta tracciata tra l'occhio e lo zigomo dickensiano. Per il resto, in tutto e per tutto, era un crudele notaio dickensiano.

Quando ho pensato a un notaio dickensiano mi sono sentito scendere un brivido (un brivido lefanuiano, oppure stokeriano) lungo la schiena.

E se fosse Huria Heep, il viscido, gelido, agghiacciante, disgustoso Huria Heep di dickensoniana memoria? Che cosa orribile, ho pensato, non vorrei mai incontrare di persona Huria Heep. Mi darebbe troppo fastidio, anzi sgomento. Huria Heep nella metropolitana. Che orribile prospettiva.

Intanto il signore dickensiano, fosse Huria Heep o no, s'è infilato nel lungo corridoio della stazione, e l'ho perso di vista.

E tornando a casa, trascorso il brivido e lasciato perdersi nel tunnel della Linea 1, m'è sorto un altro interrogativo: e se per la città si aggirassero, oltre a Huria Heep, anche il terribile Sig. Murdstone? E Peggotty, Emily, Clara, Steerforth, l'avvocato Wickfield, la zia Betsie Trotwood, Dora Spenlow, Mr. Micawber.
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categoria:diario, letture
mercoledì, 21 gennaio 2009
Geografica: Milano, Italia, Europa, Pianeta Terra
Ambientale: Internet Point-Bar
Spaziale: Poltroncina a rotelle nera
Olfattiva: Soffritto di cipolla e burro per risotto
Acustica: Gymnopedia n. 1 di Eric Satie
Visiva: filmato in bianco e nero
Emozionale: Tranquillità, attrazione per la luna
Fisiologica: Fame
Tattile: lisciosolido dei tasti
Mnemonica programmatica: quando ho di nuovo la linea a casa rispondo alle domande dell'intervista di Sofia
Altrove: Parigi, Canal S. Martin e Rue Jussieu
Pulsionale: Mi alzo e si va a mangiare la pizza

Di flusso associativo libero:

vetro - duchamp
glass - trasparente
acqua - cielo
luna - ritmo
marea - trouville
il movimento delle gambe - sequenza
carta filigrana - benvenuto cellini
dipinti su lunghi pannelli - orangerie

Conclusione: Le stelle di Van Gogh sono luci del fiume che non ha fine
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categoria:diario, ascolti, descrizioni