
Lo riconosco, il condominio è un po' una mia fissazione. Non solo quello in cui abito, ma il condominio in generale. Il concetto di condominio.
A volte, al mattino quando sono da poco sveglio e non del tutto sveglio, mentre bevo il caffè, mi capita di osservare stralunato il cortile condominiale, gli appartamenti, la bandiera italiana che spunta dalla finestra dei cinesi, e mi convinco di stare osservando un condominio fantasma, o dechirichianamente metafisico.
E, mi ricordo, da piccolo avevo sempre in mente (insieme a un groviglio di molte altre cose) di scrivere una storia ambientata in uno smisurato condominio, grande almeno come quelli che si vedono nei film americani, quelli con un sacco di piani, e un sacco di corridoi dove si aprono un sacco di porte.
Sarà per questo, anche, che ho deciso di comprare
Il condominio di James Ballard (Feltrinelli). In questo caso si tratta di un elegante condominio, in una zona residenziale e ipertecnolgico, ma in cui viene a mancare l'elettricità. E dopo la civiltà tecnologica arriva la barbarie, la violenza condominiale.
Che poi mi chiedo, senza arrivare al caso del black out che scatena bassi istinti, ma in ogni condominio non è già tutto presente sottotraccia? Voglio dire: aggressività, barbarie, litigiosità, fazioni e faziosità, vendette, cattiverie.
Mumble. Sto pensando di dare fuoco al negozio di Valerio il pellicciaio. Ultimamente mi sta sullo stomaco. E pure quella megera del quarto piano, quella che passa e non saluta. Prima però le sradico le sue fottutissime piante sul balcone. E, a pensarci bene, anche quell'anziano signore che controlla ogni giorno la regolarità della raccolta differenziata. Lo detesto.