Devo dire che si tratta di un libro pieno di spunti molto interessanti, e che riuscivo a comprendere nonostante il mio cervello sia una risaia.
Una delle cose che mi è piaciuta tanto, più del prosciutto crudo è questa, che ha a che fare con il requiem del Postmoderno:
Il decorso del postmodernismo si può descrivere in una sola frase: col tempo "buttarla in vacca" è diventato sistematico. Buttarla in vacca a volte è importante. In certi casi può essere salutare, liberatorio, ma è come farsi in vena: diventi dipendente, non riesci più a finire un discorso, come Tom Cruise che scoppia a ridere al Tonight Show e non è più in grado di articolare una frase di senso compiuto. Il postmodernismo da discorso di "opposizione", seppure indistinta, è divenuto dispositivo di cooptazione di ogni enunciato critico in un mondo dove il linguaggio rimanda sempre e ossessivamente a se stesso, i segni rimandano sempre e solo ad altri segni e la critica si autoannulla tra ghigni e cachinni, fino all'apologia dell'indicibilità, dell'ineffabilità, dell'assenza di qualunque senso, dell'equivalenza di questo e di quello.
Se l'ironia diviene onnipresente, la sua valenza critica s'azzera.
Tanto che m'è piaciuto questo pezzo che c'ho infilato un biglietto della metropolitana tra le pagine, ho osservato una signora dal viso ebete che leggeva un articolo intitolato "Nina Moric s'infuria" e poi m'è venuta in mente una cosa:
quella riflessione di Wu Ming mi portava su una spiaggia dove un cetaceo si spiaggia: la bacheca di FacciaLibro gestita da Aldo Nove!








