mercoledì, 28 gennaio 2009
L'ho visto giù, in metropolitana. Aveva un cappello da notaio o avvocato dickensiano, una faccia dickensiana, con lunghe larghe basette, e occhiali tondi dickensiani. Indossava un pastrano, credetemi, anch'esso dickensiano. Ma la cosa più dickensiana che il signore dickensiano connotava era un bastone da passeggio col pomo tondo. L'unica cosa non dickensiana era un tatuaggio, una specie di saetta tracciata tra l'occhio e lo zigomo dickensiano. Per il resto, in tutto e per tutto, era un crudele notaio dickensiano.

Quando ho pensato a un notaio dickensiano mi sono sentito scendere un brivido (un brivido lefanuiano, oppure stokeriano) lungo la schiena.

E se fosse Huria Heep, il viscido, gelido, agghiacciante, disgustoso Huria Heep di dickensoniana memoria? Che cosa orribile, ho pensato, non vorrei mai incontrare di persona Huria Heep. Mi darebbe troppo fastidio, anzi sgomento. Huria Heep nella metropolitana. Che orribile prospettiva.

Intanto il signore dickensiano, fosse Huria Heep o no, s'è infilato nel lungo corridoio della stazione, e l'ho perso di vista.

E tornando a casa, trascorso il brivido e lasciato perdersi nel tunnel della Linea 1, m'è sorto un altro interrogativo: e se per la città si aggirassero, oltre a Huria Heep, anche il terribile Sig. Murdstone? E Peggotty, Emily, Clara, Steerforth, l'avvocato Wickfield, la zia Betsie Trotwood, Dora Spenlow, Mr. Micawber.
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categoria:diario, letture
lunedì, 26 gennaio 2009
Tra pochi giorni sarò a Parigi.
Ho già in mente i luoghi in cui andrò e le strade da percorrere. Tornerò a fotografare le case in cui visse Georges Perec: rue Linné, rue Quatrefages, a pochi passi dalla Moschea e dall'Orto Botanico. E poi dovrei fare un salto a Carrefour Mabillon e tornare a Place Saint Sulpice.
Prenderò appunti, scatterò le foto di cui ho bisogno. Camminerò molto. Ma lentamente, per riafferrare.

Mi piacerebbe che ci fosse anche il Kommando McDonald's, soprattutto nell'esplorazione del Canal Saint Martin, che mi prefiggo da talmente tanti anni da averlo percorso, il canale, già almeno 10 volte in entrambe le direzioni: da Republique fino alla Villette e ritorno.
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categoria:foto, luoghi, perec, camminare, kommando mcdonalds
mercoledì, 21 gennaio 2009
Geografica: Milano, Italia, Europa, Pianeta Terra
Ambientale: Internet Point-Bar
Spaziale: Poltroncina a rotelle nera
Olfattiva: Soffritto di cipolla e burro per risotto
Acustica: Gymnopedia n. 1 di Eric Satie
Visiva: filmato in bianco e nero
Emozionale: Tranquillità, attrazione per la luna
Fisiologica: Fame
Tattile: lisciosolido dei tasti
Mnemonica programmatica: quando ho di nuovo la linea a casa rispondo alle domande dell'intervista di Sofia
Altrove: Parigi, Canal S. Martin e Rue Jussieu
Pulsionale: Mi alzo e si va a mangiare la pizza

Di flusso associativo libero:

vetro - duchamp
glass - trasparente
acqua - cielo
luna - ritmo
marea - trouville
il movimento delle gambe - sequenza
carta filigrana - benvenuto cellini
dipinti su lunghi pannelli - orangerie

Conclusione: Le stelle di Van Gogh sono luci del fiume che non ha fine
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martedì, 13 gennaio 2009
La città non è più la città. E’ un’altra cosa. Kommando McDonald

Anche via Paolo Sarpi a Milano. Infatti, via Paolo Sarpi, e la parte di strade intorno (le vie Lomazzo, Piccolini, Rosmini, Aleardi, Bramante) la chiamano Chinatown. Sono 800 metri di strada in cui due esercizi commerciali su tre sono gestiti da cinesi: ristoranti, bar, pizzerie, drogherie, empori, negozi di abbigliamento, scarpe, computer, bigioux, frutta e verdura.

E’anche isola pedonale, si può camminare liberamente, senza l’intralcio e il pericolo delle automobili. Percorrendo la strada l’occhio è colpito dai caratteri cinesi delle insegne affiancati dai caratteri latini: la scrittura è bilingue. Nella strada ci sono telecamere e paletti definiti dissuasori di parcheggio. In giro per lo più cinesi, alcuni col vestito della festa (c’è un matrimonio in corso in un ristorante), altri trascinano carrellini carichi di merce da negozi a depositi. In tutta via Paolo Sarpi vedo solo delle lanterne rosse cinesi all’ingresso di un ristorante ad angolo con una via laterale. Per il resto: palazzi milanesi, una vecchia insegna milanese di un negozio chiuso da anni, qualche impalcatura milanese intorno a un fabbricato in ristrutturazione. Tutto mi conferma che le uniche differenze tra questo posto e altre parti di Milano sono le scritte in cinese e la presenza “straordinaria” di cinesi. Insomma, nessuna “vera” Chinatown, con mandarini cinesi dai baffi sottili, nessun Fumanchù e nemmeno una fumeria d’oppio (a meno di non scoprirne una prossimamente).

Camminiamo piano, osservo lentamente.


In una vetrina una barchetta nella cui vela è inserito un orologio.

Due grandi civette con gli occhi strabuzzati.

Foto sbiadite di persone e anni lontani nella vetrina chiusa di un vecchio negozio.

Una statua dorata del Budda e piume di pavone.

Un cartello di protesta contro i regolamenti restrittivi imposti alla strada e ai commercianti di via Paolo Sarpi.

Una libreria remainder, dove compro un libro di Rudyard Kipling con lo sconto del 40%.

Ogni particolare è diverso eppure in qualche modo anche familiare. E’ familiare e in qualche modo diverso. Percepisco una sovrapposizione: i segni di un passato quasi del tutto scomparso, un presente che si è sovrapposto in parte mimeticamente, come una vernice semitrasparente su una vecchia superficie colorata.

Abbiamo incominciato così a percorrere le strade di Milano, a osservare, a prendere contatto con la città. Milano è cambiata, da quanto ho capito. Non è più la città che era fino a 20 anni fa, poniamo. So che Milano è cambiata. Ma come? In che senso? Cosa è diventata? Devo pormi delle domande, prima di tutto. Mi servono e mi serviranno nel prossimo raid e in quello successivo.

Ho scoperto che la Chinatown milanese non è poi così tanto Chinatown. Ma, anche, è qualcosa di diverso rispetto a Milano. E’ un’altra cosa. Chinatown è in tutto e per tutto Milano, ma è anche qualcos’altro. E il dubbio che mi prende, mentre pranziamo in una trattoria cinese in cui il menù è ben diverso da quello dei soliti ristoranti cinesi del centro, è che questa città sia già o stia diventando tutta qualcos’altro. Un insieme di qualcos’altro.

L’esperienza con il Kommando McDonald’s* è l’inizio di un’esplorazione in cui sarà necessario osservare ed entrare lentamente nella trama, nelle diverse trame che compongono la città. Lentamente. Ricordando con Georges Perec che

"...bisogna andare piano, quasi stupidamente. Costringersi a scrivere ciò che non ha interesse.. (...) lasciarsi cancellare dalla realtà, lasciarla imporsi senza intervenire... e fondare così la nostra antropologia (da L'Infraordinario)".

Al raid del Kommando McDonald’s di Chinatown hanno partecipato Guido Tedoldi, Dimitri Fulignati e Domenico Aliperto.

 

*Liberamente ispirato da una suggestione nata dall'incrocio tra il libro Generazione McDonald's di Francesca Mazzucato edito da Marlin, una cena in un McDonald's di Milano dopo una presentazione del libro, e una conversazione tra (in ordine sparso): Guido Tedoldi, Francesca Mazzucato, Franz Krauspenhaar, Barbara Caputo, Alice Cimini, Dimitri Fulignati, Raffaele Niro.

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lunedì, 12 gennaio 2009
NON MERITA PACE UN POPOLO PRONTO A FARSI SALTARE IN ARIA. CANCELLIAMO LA PALESTINA.

Questa è una frase scritta da una persona iscritta al gruppo su FB intitolato Fermiamo i missili di Hamas.
Che sarebbe anche buono fermare i missili di Hamas, ma non solo quelli.
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categoria:diario, blog
sabato, 10 gennaio 2009
Riporto un commento di Chicca comparso su Ibridamenti. Grazie a Maddalena.

la salute non mi consente di stare al computer, è un momento diffcile, e non mi consente nemmeno di essere in Palestina come è per molti mesi l’anno da piu’ di 35 anni.
la mia è una voce per molti versi simile a quella di Zauberei, ma nello stesso tempo molto diversa
la mia conoscenza del mondo arabo è nata con me, trasmessa a noi figli da un padre che si condiserava “mediterraneo” a tutti gli effetti, ho incontrato la lingua araba, fin da piccina, e a 17 anni mi sono innamorata follemente di un giordano e questo amore è durato 30 anni, ed è “sospeso” dico io , da quattro anni perchè bene non l’ho capito, certo non per incomprensioni culturali, forse perchè spesso una fine arriva anche se non vuoi…

amo con passione il medio oriente e tutto quello che rappresenta, ne conosco ogni sasso e pietra e lì è nata mia figlia, e sì è un mondo pieno di problemi e di contraddizioni come il nostro del resto e soprattutto chi lo abita sono uomini, già sembra ridicolo ricordarlo, ma sono proprio uomini come noi, e hanno bimbi come noi
ho vissuto a Rammallah, e anche a Jenin, non sono mai potuta andare a Gaza, Gaza a me è sempre stata vietata
collaboro con due organizzazioni israeliane, B’Tsalem (Centro di informazione israeliano per i diritti umani nei territori occupati. nato nel 1989 e formato da professori universitari, giornalisti, avvocati, professionisti e nache membri della Knesset) e Gush Shalom da moltissimi anni, gli amici a me piu’ cari in palestina sono Uri Avnery e Edward Said ( che ci ha lasciato da non molto),

conosco il non dormire la notte e la paura degli attentati,
ma conosco anche la paura che la tua casa sia distrutta senza sapere perchè,
conosco la paura delle perquisizioni ad ogni ora della notte e del giorno
conosco la paura del non poter andare al lavoro,
conosco la paura che tuo figlio sia arrestato appena compie 17 anni,
conosco il non poter farsi il caffè il mattino perchè il caffè non c’è piu’ da mesi e l’acqua è razionata due giorni la settimana,
conosco la paura di dover cambiare casa perchè la tua sarà demolita per costruire il muro,
conosco la paura del vedere distrutti i raccolti e rasi al suolo le coltivazioni di limoni, aranci, gli orti e i campi, per farne zone sicure per i coloni,
conosco la paura del non avere un futuro e non sapere se mai potrai uscire da Ramallah, e se poi esci, se mai potrai ritornare

e io dico che è una lotta impari, che non finirà mai….

e so purtroppo come ha scritto Uri Avnery (il link è ad una traduzione in italiano dell’articolo) su “Gush Shalom” che questa è una guerra elettorale ed è vero, i morti in nome di una vittoria alla Knesset…

a questo link potrete trovare molti degli articoli di Uri avnery tradotti in francese per chi non conoscesse l’inglese

per chi volesse questo è il blog di Vittorio Arrigoni che è “capitato” a Gaza:

è vero quello che dice Zauberei, gli ebrei non sono per fortuna il governo israeliano, Uri Avnery ne è una dimostrazione, come i palestinesi non sono tutti terroristi come Edward Said ne è un esempio e credo che si possa dissentire dal governo israeliano senza essere accusati di essere antisemiti…

come è vero che è l’occidente la causa prima del macello a cui assistiamo, che ha pensato di lavarsi la coscienza dal nazismo rendendo “disperati e obbligati ad essere migranti” milioni di persone che abitavano da secoli una terra e privandoli di tutto…

i miei occhi sono stanchi come il mio cuore, ma non potevo lasciare quella che ormai considero la mia terra senza le mie poche parole.
un abbraccio a tutti e non so a quando
chicca

Questa nota è un commento di chiccama che trovate su http://www.ibridamenti.com, al post

http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2009/01/3034/comment-page-1/#comment-24320

dove potete anche trovare i link indicati
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martedì, 06 gennaio 2009
Quest'anno ho letto di più dell'anno precedente. Dev'essere stata colpa dell'anno bisestile. Alla fine qui ci sono le mie letture, forse qualcuna è sfuggita ma poco importa. Un po' sono curioso di sapere voi cosa avete letto.

Diego Marani, Enciclopedia tresigallese

Eduard Limonov, Libro dell’acqua

Francesca Mazzucato, Generazione McDonald's

Theodore Fontane, Viaggio attraverso la Scozia

Vanni Codeluppi, Il potere del consumo

Goffredo Malaterra, Ruggero I e Roberto il Guiscardo

Guglielmo di Puglia, Le gesta di Roberto il Guiscardo

Giuseppe Genna, Catrame

Franco Arminio, Vento forte tra Lacedonia e Candela

Tommaso Labranca, Il piccolo isolazionista

Giacomo Scotti, Fiabe e leggende dell'Adriatico

Gorge Arnold, Le avventure italiane di McArone

Paco Ignacio Taibo, Sogni di frontiera

Giuseppe Orioli, Giro indipendente dell’isola d’Ischia

Luigi Vittorio Bertarelli, L’appassionante diario di un precursore

V. Evangelisti/P. Ferrucci, Lune nere

Dietmar Elger, Dadaismo

James G. Ballard, Condominio

Margaret Doody, Aristotele detective

A.A.V.V., Pratiche collaborative in rete

Guido Catalano, Motosega

Arno Schmidt, Brand’s Haide

Peter Wilson., Le repubbliche dei pirati

Thomas S. Eliot, Quattro quartetti

André Breton, Manifesti del surrealismo

C. Sabelli Fioretti/G. Lauro, A piedi

Daphne du Maurier, Gli uccelli e altri racconti

Werner Herzog, La conquista dell’inutile

Bruno Munari, Fantasia

Gianluca Morozzi, Il vangelo del coyote

Jean Claude Izzo, Marsiglia, il noir e il Mediterraneo

Bret Harte, Storie del west

Hokusai, Manga

Michele Rossena, Napoletani sul lettino

Roger Caillois, Nel cuore del fantastico

Renato Fucini, Napoli a occhio nudo

David Le Breton, Il mondo a piedi

Paolo Nori, Siam poi gente delicata

Nanni Balestrino, Tristano

Barbara Hodgson, La mappa tatuata

Allen Ginsberg, Diario indiano

Viken Berberian, Il ciclista

W.S. Burroughs/B. Gysin, Il demone della letteratura

Berry Miles, Beat Hotel

Michel Foucault, Questa non è una pipa

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categoria:letture
venerdì, 02 gennaio 2009
Fulignati, Krauspenhaar, Massaron, Melissi, Tedoldi con Aliperto: il Kommando McDonald's domattina marcerà su Chinatown. Il Kommando alla sua prima missione. seguiranno spiegazioni e cronache.

Kommando McDonald
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