La carta è stanca, e rifiuta l'inchiostro. Un corvo rauco canta il giorno volando verso il campanile.
E' il richiamo del Lontano.
Mi arriva un colpo ai timpani: nella brasserie accanto al ristorante dell’hotel è iniziato il karaoke. L’uomo anziano fa un cenno al cameriere, che forse lo conosce e gli riserva un trattamento più cordiale. Gli si avvicina, e l’uomo gli dice qualcosa all’orecchio. Più di una volta il cameriere rivolge lo sguardo verso le due ragazze, poi si allontana e va verso di loro. Lo vedo parlare con le ragazze, indicando con discrezione il signore anziano in attesa. Le ragazze pagano il conto, si alzano e si avvicinano al signore, che le invita a sedersi: fa il gesto di scostare le sedie per farle accomodare. Ma loro stanno andando via, sembra che si scusino per la fretta, indicano l’orologio, ringraziano e si allontanano. Fino all’ultimo momento ho sperato che le ragazze si sedessero con lui, anche solo per dieci minuti.
La sera dopo rientro in albergo, salgo in camera e corro alla finestra. Questa volta non c’è il karaoke. Ma c’è il signore anziano. E’ in compagnia di una ragazza. La vedo di spalle, che il vestito bianco scollato lascia scoperte. I capelli nerissimi sono raccolti da un fermaglio dietro la nuca. Il signore anziano conduce la conversazione con gesti eleganti. La ragazza ride alle sue battute. Le sue risate leggere rinfrescano gli anni