martedì, 30 settembre 2008
11:15pmPaolo
sei un alcolizzato

11:15pmGuido
anche tu

11:16pmPaolo
ti confondi con un altro
sarà bessariov
oppure langostinov

11:16pmGuido
no sei tu

11:16pmPaolo
mah
Cicirimerlov?
Gazpachov?
Tritolov?

11:17pmGuido
buddatov

11:17pmPaolo
nooooo
ma è morto!
sarà Sirulegov

11:17pmGuido


11:17pmPaolo
oppure vattelapeskov

11:17pmGuido
sucatov

11:17pmPaolo
se dici si la smetto prima, cazzo
sarà bandarevov?
Ciabattov?

11:18pmGuido
si si si
siiiiiiiiiiiiiiiiiiii

11:18pmPaolo
ecco trovato!
ciabattov!

11:18pmGuido
è lui

11:18pmPaolo
lo sapevo me lo sentivo
è lui vero?

11:18pmGuido
si

11:18pmPaolo
sapevo di poter contare su di te
ciabattov
qulla merda d'uomo

11:18pmGuido
si lui
lui
si
lui

11:19pmPaolo
grazie guido
grazie

11:19pmGuido
figurati

11:19pmPaolo
prego

11:19pmGuido
che dio ti conservi

11:19pmPaolo
o sa di tappo

11:20pmGuido
va bene lo stesso

11:20pmPaolo
ok
vado a trovare ciabattov

11:20pmGuido
salutamelo

11:20pmPaolo
mo so cazzi

11:20pmGuido
immagino

11:20pmPaolo
non la passa liscia
avrà pelle ruvida di sicuro

11:21pmGuido
puniscilo

11:21pmPaolo
nn dubitare. anche la moglie
detesto ciabattov

11:21pmGuido
azzuccali

11:23pmPaolo
trascorrerei ore e ore a dialogare con te ma devo proprio andare da ciabattov. se non vado non mi tranquillizzo. ma ti giuro che altrimenti mi tratterrei con te per ore inoltrandomi del cuore dell anotte e svisceando minutamente insieme a te ogni singola luminosa questione. in fede Lespirov

Lascio in lettura mentre parto per Bologna, e poi per Roma, e poi di nuovo per Bologna, poi per MIlano, poi di nuovo per Bologna e infine per Milano. Un saluto a Catalanoguido.
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categoria:blog
sabato, 27 settembre 2008
Avevo scritto tempo fa, da qualche parte, su foglietti volanti

che

Il Gran Carro sta sospeso sopra
dritto sulla testa
e più giù sopra il terrazzo

e su altri fogli una nota

Non solo i nostri ricordi, ma anche le nostre dimenticanze sono "alloggiate", il nostro inconscio è "alloggiato", la nostra anima è una dimora e ricordandoci delle cose e delle "camere" noi impariamo a "dimorare" in noi stessi. (Gaston Bachelard, La poetica dello spazio)

I ricordi hanno una dimora. Un luogo.
E ricordo qui e alcuni dei miei microracconti hanno ora una dimora accogliente e bella. Grazie a Bianca Madeccia.
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categoria:
venerdì, 26 settembre 2008
Più volte ho detto di essere allergico alle inutili questioni letterarie o paraletterarie che spesso increspano le acque narrative italiche. Certo. E me ne sono bellamente fregato delle discussioni sorte intorno all'ultima fatica di Wu Ming1. Non un nuovo libro, ma New Italian Epic versione 2.0, un Memorandum 1993/2008: narrativa, sguardo obliquo, ritorno al futuro, scaricabile da Carmilla.

Ma ho deciso (senza bellamente), invece, di interessarmi a quanto scritto da Wu Ming1, e di andare perfino all'incontro in cui l'autore ha presentato il suo lavoro.

Wu Ming1 dice, tra l'altro:

Nelle lettere italiane sta accadendo qualcosa. Parlo del convergere in un'unica, ancorché vasta nebulosa narrativa di parecchi scrittori, molti dei quali sono in viaggio almeno dai primi anni Novanta. In genere scrivono romanzi, ma non disdegnano puntate nella saggistica e in altri reami, e a volte producono "oggetti narrativi non/identificati".

Qualche nome di autore che popola questa nebulosa?
Giuseppe Genna e Giancarlo De Cataldo, Evangelisti, Marco Philopat, Roberto Saviano, Simone Sarasso.

Wu Ming1 ha anche tracciato una distanza tra chi, in qualche modo, aveva fatto più o meno le stesse cose, ma con modalità, toni, registri differenti.
Insomma, c'è qualcosa di nuovo nella letteratura italiana. I segnali di un allontanamento dall'ombelico postmoderno. Dalle storie di licei, primi gruppi musicali messi su in cantina e rincoglionimenti adolescenziali. Bene.

Io però mi chiedo: ma quand'è che ci sarà un romanzo epico per davvero, intendendo cioè per epico un romanzo Kalevala, un romanzo Iliade, un romanzo Mahabharata?
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categoria:scrittura
mercoledì, 24 settembre 2008
Salirei in cima alla collina di Pizzofalcone, a Napoli, portandomi una bottiglia piena di vino (non una bottiglia di vino, che la bottiglia, notoriamente, è di vetro), o dietro la Nunziatella, e ci passerei qualche ora a guardare il panorama, bere vino e pensare ai casi miei.

E' una cosa che, quando mi è capitato di dirla a qualcuno, ho capito che era proprio inutile dirla. Voglio dire: le reazioni di chi si sentiva raccontare questa cosa finivano per rovinarne irrimediabilmente la bellezza sospesa.
Qualcuno mi diceva, infatti, Ma guarda che bisogna andare a lavorare, altri Ma non ti annoieresti, Altri ancora tiravano fuori un sorrisino di compatimento.

A pensarci bene è prorpio questa la cosa che mi faceva incazzare (ora non più). Non tanto il fatto che i miei interlocutori non avessere un sogno simile al mio nella loro zucca. Ma che si sentissero motivati a rovinarmelo! Che marmaglia!
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categoria:pensieri del té
lunedì, 22 settembre 2008
Wow! Vado a un evento di Zucchero & Cavallo! Ci sarà anche Thimothy Fluffer e Devendra Davan Zal!

Ah! Io invece assisto a una sfilata di Eriprando Zerbegna alla Casa della Moda e poi scappo via per un sushi guatemalteco al Booby, poi prendo un taxi, sperando di trovarlo e faccio un salto all'Art Popper Café: ho un puntello con Gabardin, Caramell e Lautenshock, i miei stilisti preferiti.

C'è aria stupida in giro a Milano. Strani ingorghi, gente accalcata davanti a certi portoni tra San Babila e Corso di Porta Venezia, curiosi che curiosano, ragazze alte e dinoccolate che seguono il marciapiede come una passerella da sfilata. Molti ridono. Alcuni ragazzi distribuiscono giornali.

Torno a casa di corsa, come se avessi i pitt bull della villa di Brad Pittbull alle calcagna. Chiudo bene la porta e mi faccio un paio di bicchieri di Nero d'Avola. L'idiozia mi mette sete.
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categoria:diario
venerdì, 19 settembre 2008
E' arrivata la mia copia de Le aziende In Visibili, libro edito da libri Scheiwiller. Finalmente posso sfogliarlo eLe aziende in-visibili vedere com'è venuto. E vedo che ci sono le illustrazioni di Luigi Serafini (che avevo visto in mostra al Pac di Milano). Dentro, oltre a me, ci tengo a sottolinearlo, ci sono i contributi di Zop e di William Nessuno!

E poi, tra gli altri, quelli di Armando Adolgiso, Chiara Beretta Mazzotta, Alessandro Zaccuri, Walter Veltroni, Antonella Cilento, Pier Aldo Rovatti, Elisabetta Bucciarelli...

Cos'è le Aziende In Visibili?

Un romanzo a colori, creato da Marco Minghetti e la LIving Mutans Society che hanno accettato la sfida di partecipare a un'opera narrativa colettiva ispirata a Le città invisibili (anche alla struttura) di Italo Calvino.
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categoria:letture, blog
mercoledì, 17 settembre 2008

* Omaggio a Gaja Cenciarelli
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categoria:foto, ascolti
mercoledì, 17 settembre 2008
Ischia è interamente bagnata dal mare, senza dubbio: è zuppa.                                                                                      castello aragonese

A Ischia i conigli nascono già contornati di olive, dal cui fatto l'isola è nota per il coniglio all'ischitana.

Ischia ha un castello aragonese. Ma prima degli aragonesi c'erano stati i greci, e anche gitanti della domenica.

A Ischia gli ischitani parlano l'ischitano, che è come il napoletano ma più cupo e antico.

A Ischia si produce l'amaro Rucolino.

I tedeschi sono numerosi in ogni luogo, a Ischia, la maggiore delle isole del Golfo di Napoli. Sono così tanti che a fare un giro per l'isola sembra si stare ad Hannover.

A ISchia c'è il gestore di un bar notturno che si lamenta delle tasse e dice che lui ha già comprato proprietà a Santo Domingo, dove vuole trasferirsi, perché qui in Italia è tutto difficile: fanno i controlli sullo smaltimento degli olii della cucina e pretendono che i camerieri abbiano l'assicurazione!
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categoria:luoghi, geografia
lunedì, 15 settembre 2008
Sulla pagine della cultura di Libero di domenica, Massimiliano Parente scrive un articolo intitolato "Marcel Proust. Alla ricerca del vero critico che in Italia non esiste più". Ed esalta il saggio Contro Sainte Beuve di Marcel Proust, che pare sia introvabile a insapuita di docenti negli atenei e recensori che scrivono sui giornali, e ne propone uno stralcio

"che ancora oggi spazza via le piccole idee di molti supposti critici e scrittorini da terza pagina. I quali, purtroppo, non sono neppure Sainte Beuve". E, parlando della Recherche, la definisce l'opera "che paradossalmente ancora oggi molti lettori superficiali come il noto proustiano Alessandro Piperno continuano a definire autobiografica, non per ironia della sorte (di Piperno, non di Proust)"

Ecco una parte dello stralcio:

Un libro è un prodotto di un io diverso da quello che si manifesta nelle nostre abitudini, nella vita sociale, nei nostri vizi. Un tale io, se vogliamo cercare di comprenderlo, possiamo attingerlo solo nel profondo di noi stessi, sforzandoci di ricrearlo in noi. Si tratta di una verità che dobbiamo creare di sana pianta. E' troppo facile credere che ci possa giungere un bel mattino, per posta, sotto forma di una lettera inedita comunicataci da un bibliotecario nostro amico, o che possiamo raccoglierla dalla bocca di qualcuno che abbia conosciuto bene l'autore del libro di cui ci stiamo occupando.

Proust poi rimproverava a Saint Beuve

di non aver scorto l'abisso che divide lo scrittore dall'uomo di mondo, non avendo compreso che l'io dello scrittore si manifesta solamente nei suoi libri, mentre agli uomini di mondo lo scrittore non mostra che un uomo di mondo come loro.

Pur rimanendo dubbioso per certi versi sulla decisa separazione che Proust farebbe tra l'io produttore di un libro e l'io sociale (non credo che Proust avesse attinto a piene mani alle possibilità messe in campo dalle scienze sociali in tal senso), mi chiedo un'altra cosa. Ma perché per fare critica letteraria, oppure per approssimarsi a essa sulle pagine di un giornale, è necessario affermare che qualcuno che cerca, da un'altra parte la stessa identica cosa, non capisce una verza o ha confuso membro per lanterna? Perché c'è ancora bisogno di affermare che la lettura della letteratura dipende dall'illuminato nostro punto di vista, o che l'intera baracca dei critici è una manica di incapaci?

Io il giornale non l'ho pagato, me lo sono trovato davanti per la rassegna stampa, ma non mi andrebbe di pagare per leggere cose di questo tenore: ne ho piene le scatole, il fastidio che mi suscitano è orribile.

Intanto: da Noce mi arriva la segnalazione di un'altra interessante prestazione di Massimiliano Parente.
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categoria:scrittura
sabato, 13 settembre 2008
Ah, le nuove generazioni! Ah i giovani di oggi! Sono millenni che i più grandi si lamentano dei più piccoli, non riconoscendosi in essi, vivendo il dissidio della distanza. Epperò. Cè sempre un epperò!

Come dimenticare che le generazioni che si lamentano delle nuove sono quelle che hanno inventato le scorie radioattive nascoste negli stagni del casertano? Che hanno aiutato la Camorra a ingrassare e la politica a franare? Insomma, i nostri nonni e bisnonni hanno scatenato guerre mondiali. Hanno devastato la terra. Hanno gettato solide basi per un avvelenamento di massa e hanno costruito le premesse per la povertà transnazionale. Però poi si lamentano del fatto che le nuove generazioni sono chiuse, isolate, dipendenti dai videogiochi (che loro vendono) e menefreghiste. Beh: THESE DICKS!
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categoria:visioni