domenica, 29 giugno 2008
In principio era solo il cielo corrucciato.
Il vento s'è levato di colpo, da Occidente. Così forte non lo avevo mai sentito.
Subito lampi nervosi si sono scaricati orizzontali, e tuoni immensi, lunghissimi. E' arrivata la tempesta, una specie di tromba d'aria, che la casa sentiva l'impatto dell'acqua che si spostava come un muro e la urtava. E nei coni di luce dei lampioni della Squadra Rialzo si vedeva il roteare della pioggia. Correva ruotando.
E tutto ti sembra così piccolo.
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categoria:diario
venerdì, 27 giugno 2008
Anche le anche della signora Gallivanoni erano esposte al sole, ma non esse sole, anche gli arti e il bacino, e sul braccio l'era spuntata una bolla, forse papale. Per questo s'era distesa sulla battigia, onde rinfrescar la parte lesa esponendola alle onde.

Intanto, il signor Gallivanoni, che sulle spalle aveva più d'un lustro, lustro d'olio osservava ora di alcuni marinai la pesca, distrattamente addentando una pesca, ora la rotta, ora un'ancora rotta, lasciata ancora accanto al pero.

Però destino volle che i coniugi quelle amare giornate non potessero amare: il lor minuto figliolo in quel minuto lancia un grido per essersi con una lancia, l'improvvido, ferito.
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categoria:racconti, scrittura
giovedì, 26 giugno 2008
Buongiorno. Aprite il sussidiario a pag. 36. Bene.

Esercizio n. 1
Munitevi di 10 fogli di carta millimetrata. Stabilite un punto a piacere sulla superficie del primo foglio, che avrete cura di riportare nello stesso punto anche sugli altri nove fogli.
Tracciate a matita sul primo foglio, a mano libera, una circonferenza, partendo dal punto che avete precedentemente tracciato, e ripetete la stessa operazione sugli altri fogli. Disponete poi in sequenza i 10 fogli e osservate le diferenze intercorrenti tra le dieci circonferenze ottenute. Cospargete di zucchero a velo quanto basta. Servite fresco in giardino, possimilmente di plenilunio.

Esercizio n. 2
Munitevi di un grande foglio di carta da imballaggio. Disegnate una mappa immaginaria con vertice basso esposto a Meridione. Sovrapponetegli nell'ordine: un frammento di nuvola, un ciclo lunare completo e due fragole senza foglie.
Sdraiatevi sul foglio. Cercate di dormire.

Esercizio n. 3
Annusatevi. Osservatevi. Potete anche leccarvi per sentire il sapore. Sceglietevi. Create tre gruppi di 10 persone. Disponetevi in cerchio seduti per terra. Il primo, estratto a sorte, emetta un suono a piacere e lo "passi" al suo vicino a destra, che cerchi di "passarlo" a sua volta al vicino di destra e così via, mantendosi il più possibile vicini al suono originario. Quando tutti i gruppi avranno fatto circolare il loro suono, costituite un unico cerchio di 30 persone, tutte sedute per terra. Guardatevi intensamente negli occhi. Poi chiedetevi perchè abbiate fatto una fesseria del genere.
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categoria:pensieri del té
mercoledì, 25 giugno 2008
condominioLo riconosco, il condominio è un po' una mia fissazione. Non solo quello in cui abito, ma il condominio in generale. Il concetto di condominio.

A volte, al mattino quando sono da poco sveglio e non del tutto sveglio, mentre bevo il caffè, mi capita di osservare stralunato il cortile condominiale, gli appartamenti, la bandiera italiana che spunta dalla finestra dei cinesi, e mi convinco di stare osservando un condominio fantasma, o dechirichianamente metafisico.

E, mi ricordo, da piccolo avevo sempre in mente (insieme a un groviglio di molte altre cose) di scrivere una storia ambientata in uno smisurato condominio, grande almeno come quelli che si vedono nei film americani, quelli con un sacco di piani, e un sacco di corridoi dove si aprono un sacco di porte.

Sarà per questo, anche, che ho deciso di comprare Il condominio di James Ballard (Feltrinelli). In questo caso si tratta di un elegante condominio, in una zona residenziale e ipertecnolgico, ma in cui viene a mancare l'elettricità. E dopo la civiltà tecnologica arriva la barbarie, la violenza condominiale.

Che poi mi chiedo, senza arrivare al caso del black out che scatena bassi istinti, ma in ogni condominio non è già tutto presente sottotraccia? Voglio dire: aggressività, barbarie, litigiosità, fazioni e faziosità, vendette, cattiverie.

Mumble. Sto pensando di dare fuoco al negozio di Valerio il pellicciaio. Ultimamente mi sta sullo stomaco. E pure quella megera del quarto piano, quella che passa e non saluta. Prima però le sradico le sue fottutissime piante sul balcone. E, a pensarci bene, anche quell'anziano signore che controlla ogni giorno la regolarità della raccolta differenziata. Lo detesto.
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categoria:letture, condominio
venerdì, 20 giugno 2008

Escape Through a Crack in Time - Ep. 1
                                                                                                                                           zaffiro e acciaio
Scritto da P. J. Hammond - Diretto da Shaun O'Riordan     
Trasmesso per la prima volta il 10 luglio 1979


Titolo italiano:
La casa degli orologi (prima puntata)
Trasmesso per la prima volta in Italia su RAI 1 il 27 ottobre 1980


Con Steven O'Shea (Rob), Tamasin Bridge (Helen),
Felicity Harrison (la mamma), John Golightly (il papà)                                                                                            

 

Il quattordicenne Rob sta facendo svogliatamente i compiti nel soggiorno, mentre al piano di sopra i genitori leggono delle filastrocche alla sua sorellina Helen per farla addormentare. Improvvisamente tutti gli orologi della casa smettono di funzionare. Allarmato, Rob corre nella stanza di Helen e scopre che i suoi genitori sono scomparsi...

 

Chi ricorda Zaffiro e Acciaio? Una serie televisiva tornata a galla all'improvviso. Ho trovato informazioni dettagliate (qui riporto la sintesi della prima puntata). Ma che storia era? Paradossi spazio temporali, suspence, un meccanismo narrativo perfetto. Ah, anni '70 (che volgevano al termine). Per non parlare degli sceneggiati radiofonici e delle trasmissioni con Paolo Poli. Ci devo tornare, prima o poi, su queste cose.

E se voi vi ricordate qualcosa del genere, segnalate.

 

E non dimenticatevi che, andando in camera da letto, potreste trovarvi impegolati in qualche curvatura spazio temporale e rischiare di non andare a lavoro, oppure rimanere seduti in un attimo sul letto mentre nel resto della casa sono trascorsi un paio di giorni. Attenzione, in questi casi sono casini.

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categoria:visioni
giovedì, 19 giugno 2008
the great train robbery
usare il maraschino
dietro l'orologio della gare d'orsay il tempo è controluce
aveva un tatuaggio sulla mano destra
in alcune cattedrali, invece, è presente un labirinto
ma non nei tumuli neolitici inglesi
nel cassetto c'era una pistola di plastica rossa e gialla
che sparava freccette di gomma rossa
horace silver dexter gordon joe henderson freddie hubbard art blakey
foto aeree di malta sliema la valletta
55 variazioni

giallo l'umore
e il sentimento intestino della città
sotterranea
le truppe gettavano oltre il fossato gli avanzi

in perpetuo movimento affollata la strada è fiumana si gonfia tracima eccede sborda nei vicoli laterali che salgono per la collina verso san martino palazzi ombre spurghi umidi l'odore di gambe aperte bassi affocati tuguri mastrilli muraglia di tufo sostegni si sbriciolano nell'umidità fumo di cucina acqua varechina pavimenti lisi consunti rivolo scolo perciare stillicidio eterno. Stanco.
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categoria:visioni, napoli
mercoledì, 18 giugno 2008
(Vorrei essere fauno
e questa sera dimenticare
d'incoscienza panica
il dolore)

il fauno

No, ma l'anima
Senza parole e questo greve corpo
Tardi ancora soccombono al silenzio
Fiero del mezzogiorno: senza più
Dormiamo nell'oblio della bestemmia,
Sulla sabbia turbata e com'io amo
La bocca aperta all'astro che matura
I chiari vini.
(Mallarmè, Il pomeriggio di un fauno)
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categoria:pensieri del té
martedì, 17 giugno 2008
Ma abbiamo sbagliato strada. E allora non so come ci siamo ritorovati a Cortemaggiore.
Cortemaggiore è un paese quadrato. Al centro c'è la piazza quadrata, chiusa da portici sui quatto lati quadrati. Se guardi oltre i portici, attraverso le stradine laterali, dopo de file di case vedi i campi.
Cortemaggiore è quadrata è c'è un odore di stalla che impregna l'aria.
Un'altra caratteristica di Cortemaggiore è che che appena entri in paese vedi un bar e poi una chiesa, un bar e poi una chiesa.
Noi avevamo fame, e siamo entrati nel primo bar. C'erano solo vecchietti, odore di stalla e un solo cornetto. Essendo in quattro siamo andati via. Superata la seconda chiesa abbiamo trovato il secondo bar. Lì c'erano molti cornetti, e pure buonissimi. E stavamo lì a bere il caffè quando ho scorto (dal verbo scorgere) una locandina attaccata al bancone. Sopra c'era scritto che arrivava in paese il dj Ricky Le Roy di Metempsicosi.

Ricky Le Roy? Metempsicosi????

Ho fatto delle ricerche.
Ricky Le Roy ha iniziato a lavorare in discoteca come light jay al Charlie di La Spezia, ma ben presto, nella stagione 90-91, passa la sua carriera di dj nella consolle di uno dei locali che faranno la storia della techno in Italia: l'Imperiale di Tirrenia. La vera consacrazione, però, arriverà poco dopo, l'anno successivo al Duplè di Aulla e al Torquemada di Firenze
.

Io ora non vedo l'ora di tornare a Cortemaggiore. Per seguire le gesta di Ricky Le Roy e ballare la Ciaccona e la Quadriglia con i vecchietti del posto, nella piazza quadrata, nell'aria che sa di stalla. E, magari, ubriacarmi di grappa con i vecchietti e scatenare una rissa gigantesca. E picchiare il dj Ricky Le Roy.
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categoria:luoghi
lunedì, 16 giugno 2008
Cosa sarebbe Londra senza le pagine di Arthur Conad Doyle o Charles Dickens ma anche di Martin Amis o Hanif Kureishi? Come sarebbe Praga senza Jaroslav Hasek, Ripellino, Kafka o Meyrink? E di Parigi se non fosse per Georges Perec, Raymond Queneau e Georges Simenon? E Lisbona senza Pessoa, che città sarebbe, o Istanbul senza Orhan Pamuk, o Barcellona senza Montalbàn?

Lo so, lo so non tutti hanno letto o leggono questi o altri scrittori, non tutti si saranno creati un'immagine di una città anche grazie alle pagine di un libro. D'accordo.
Ma accidenti, un po' di immaginario si sarà creato intorno a Parigi, Praga o Barcellona? Almeno un po'? Sì certo.

Ma, poi, se penso a Valerio il pellicciaio, tanto per dire, e al mille altri come lui, ma che accidenti di immagine si saranno fatti di una città? Beh, di sicuro per lui Parigi sarà la Torre Eiffel, Barcellona le Ramblas. Ma Praga? E Lisbona? Boh.

Lo sapevo, ci risiamo, ma come si fa a parlare con uno che non ha un'idea di Praga o di Lisbona? Eh????
E poi lo so cosa direbbe Valerio il pellicciaio se gli ponessi il problema! Sapete cosa? Mi direbbe, Valerio il Pellicciaio

Eh, ma lo sai che io lavoro dalla mattina alla sera, e torno a casa che sono stanco e devo pensare ai casi miei con tutte le cose che ho da pensare, cosa vuoi che me ne freghi di questi scrittori e di Praga e di Lisbona tutte queste città che no so niene e manco me ne frega niente?

Ecco, le vedete? Con Valerio il pellicciaio non si può ragionare.
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categoria:luoghi, geografia, pensieri del té
sabato, 14 giugno 2008

Quando si era tutti pronti per varcare la porta che conduce al palco del Teatro Crt, per seguire ‘Nzularchia,2560728709_6873d2af40 spettacolo di Mimmo Borrelli, una ragazza ci ha fermati per dirci due rapide cose:

Lo spettacolo è detto in lingua antico napoletana, anzi meglio, in antico flegreo. Ma, alla fine, si capisce tutto. E poi: mentre entrate nel palco, perché i vostri posti sono proprio sul palco, fate attenzione a on calpestare gli abiti che sono sparsi per terra.

L’avviso mi è piaciuto. Ho fatto un sorriso e ho detto alla ragazza: In pratica, c’amma sta’ accurto a nun scarpesià ‘e pezze ‘nterra. La ragazza ha sorriso e assentito.

A spettacolo inoltrato Gaetano dice:

Ma che sangue ra’ culonna staje accucchianno cu chesta meza lengua. Statte zitto, famme parla’! Chiavete ‘ncoppe ‘i rrecchie tarlate che t’ arritruove ca je campo sulo , hae capito? Sulagno comme a nu romita ru’ Tibbett ca se fumma cierti ccanne ‘i chesta manera e s’ abboffa ‘i seghe-sburramiente mentale ra’ matina a’ sera, ru’ juorno a’ notte pecchè nun trova maje nisciuno ca ‘u sape piglia’ pe’ chello che d’è e ‘u fa fesso e cuntento cu ‘a pezzecaglia ‘i na strignuta ‘i mano. Nun pruferisce maje cu nisciuno che sia al di là delle solite amicizie ‘i circustanza. Nisciuno, maje nisciuno ca se avvicina. Maje nisciuno ca lle rivolge na parola sincera ‘i ‘nteresse. Maje nisciuno santissimo maronna ‘i vojo ca lle spia: “Gueee! Comme staje?!...neh, stuppulo’ comme te siente oggie?...che sangue ‘i chi t’è mmuorto ‘i guaio hae passato?”… Niente… accide a chisto, spara a chillo. Sulo ‘u zerri-zerro ‘i tanta liccaculo, cacasentenze, prufittature, marijuole, guappecielle, carugnuni ‘i sajttella, spacciature, ‘ntrallazziere, cuntrabbandiere, ricuttare, mastuggiorgie , ‘nfino all’ urtema ponta esponenziale ra’ canaglimma, ‘a scumma ‘i pulitura, ll’ uoglio ‘i frittura ‘i paranza appusato dint’ ‘a tiella, pe’ nun dicere ‘a sciorda-fetenzia ra’ ggente.

Poco dopo Gaetano dirà anche al Piccerillo, che pensa che la tempesta in corso, intesa in tutta la sua forza oltre le finestre, sia ormai finita

Nun te fà abbabbià … sta assummanno ancora

Me le assaporo queste parole, alcune più di altre, hanno il sapore del pane dimenticato, messo da parte.

Quando Gaetano dice della tempesta che sta “assummanno” mi sento commuovere. Assummanno. Vuol dire che la tempesta, il temporale, il maltempo sta ancora montando, preparandosi per l’esplosione. Una parola, una parola sola, è in grado di aprire in un attimo sensi e ricordi, immagini precise, insomma molto più di ciò che rimane circoscritto a una semplice parola. Una parola è una cultura.

postato da: melpunk66 alle ore 15:54 | Permalink | commenti (10)
categoria:visioni, napoli