Sarnataro avvertì la fame all’intrasatto, poco prima di entrare nel ristorante. Era sudato e aveva fame. E fretta. Non poteva perdere tempo.
Fece segno a Donnarumma di rimanere all’ingresso. Andò dritto verso il cuoco.
Buongiorno, gli fece.
Buongiolno, gli restituì il cuoco e si asciugò le mani nel grembiule.
Dove sono i guanti?
Quali guanti, commissario?
I guanti. I guanti.
Il cuoco aprì un armadietto frugò un po’ e poi tornò da Sarnataro con i guanti: bianchi, aderenti.
Grazie.
Plego commissalio.
Sarnataro annusò i guanti. Sentì la fame aumentare, ma se ne vergognò subito.
Li indossavi quella notte, vero? Avevi cucinato pesce.
Sì, commissalio. Pesce pelsico, pel essele pleciso.
Una tristezza pesante, una palla grigia di tristezza scese nello stomaco di Sarnataro spostando di lato la fame.
Sei salito dritto al piano di sopra che avevi ancora i guanti. Ti devi essere fermato sulla porta della stanza dove c’era la vittima. L’hai visto steso per terra, quel fetente. Ti sei avvicinato.
Sì.
Ci hai girato intorno, e ti sei inginocchiato alle sue spalle. Hai visto il coltello, lo hai preso e glielo hai infilato dietro la schiena.
Sì commissalio.
Sarnataro sentì un fruscio alle spalle e d’istinto toccò la pistola sotto la giacca.








necessità di azioni, avvenimenti. Un’immagine così potente da riempire un romanzo intero, o un film. Quella di un grande battello a vapore su una montagna. 


Il camminare come esperienza "surrealista".