giovedì, 28 febbraio 2008

Sarnataro avvertì la fame all’intrasatto, poco prima di entrare nel ristorante. Era sudato e aveva fame. E fretta. Non poteva perdere tempo.

Fece segno a Donnarumma di rimanere all’ingresso. Andò dritto verso il cuoco.

Buongiorno, gli fece.

Buongiolno, gli restituì il cuoco e si asciugò le mani nel grembiule.

Dove sono i guanti?

Quali guanti, commissario?

I guanti. I guanti.

Il cuoco aprì un armadietto frugò un po’ e poi tornò da Sarnataro con i guanti: bianchi, aderenti.

Grazie.

Plego commissalio.

Sarnataro annusò i guanti. Sentì la fame aumentare, ma se ne vergognò subito.

Li indossavi quella notte, vero? Avevi cucinato pesce.

Sì, commissalio. Pesce pelsico, pel essele pleciso.

Una tristezza pesante, una palla grigia di tristezza scese nello stomaco di Sarnataro spostando di lato la fame.

Sei salito dritto al piano di sopra che avevi ancora i guanti. Ti devi essere fermato sulla porta della stanza dove c’era la vittima. L’hai visto steso per terra, quel fetente. Ti sei avvicinato.

Sì.

Ci hai girato intorno, e ti sei inginocchiato alle sue spalle. Hai visto il coltello, lo hai preso e glielo hai infilato dietro la schiena.

Sì commissalio.

Sarnataro sentì un fruscio alle spalle e d’istinto toccò la pistola sotto la giacca.

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categoria:racconti, sarnataro
mercoledì, 27 febbraio 2008
Esco dalla saletta in cui c'è stata la presentazione del libro di Biagi dedicato all'agente letterario Linder (Avagliano) e ho sete. Molta sete. Gian Paolo mi ha detto del rinato blog di Satisfiction, ma io ho sete. Allora esco dalla saletta, dicevo, e mi fermo accanto al banco del bar della Triennale. Non c'e nessuno, sono andati tutti via, forse sono già a casa a sorbire minestrina e filmetto di blockbuster. Allora vado dietro il banco, stappo una bottiglia di Morellino di Scansano e mi verso il rosso in un bicchiere. Intanto una donna mi chiede dell'acqua e io gliela verso, non per terra ma in un altro bicchiere. Poi bevo il primo sorso di Morellino. Si avvicina un'altra donna che ride e mi fa: Ma sei splendido!

E io le rispondo: Qualche volta sono un'opera d'arte.
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categoria:diario, letture, editoria, sciocchezzaio
martedì, 26 febbraio 2008
Reznor era architetto. Un giorno lo chiamarono nel Banato per progettare e costuire una catena di torri di avvistamento sulle colline che dominavano la pianura.

Reznor accettò l'incarico con entusiasmo, pur sapendo che avrebbe progettato torri che sarebbero crollate al primo soffio di vento. E così fece.
Quando le venti torri di avvistamento furono erette fu breve il tempo necessario per vederle andare in rovina. Alcune cedettero di schianto, preavvisando le guarnigioni con gemiti e scricchiolii. Altre presero a inclinarsi pericolosamente, e furono subito abbandonate.

Reznor fu convocato dal Ban e lo trovò rosso di orribile furia. Il Ban gli chiese: Prima di morire, dimmi perché hai costruito torri così malfatte da crollare al primo alito di vento.

E Reznor rispose, già sapendo che sarebbe stato chiuso in un sacco di pelle e gettato nelle acque del Tibisco: Detesto fare le cose per bene.
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categoria:racconti
lunedì, 25 febbraio 2008

In principio era stata solo un’immagine. Non sequenze, scene. Solo un’immagine potentissima, senzala conquista dell necessità di azioni, avvenimenti. Un’immagine così potente da riempire un romanzo intero, o un film. Quella di un grande battello a vapore su una montagna.

Era la barca che avrebbe risalito un ripido pendio nel cuore della giungla, e a bordo la voce di Caruso da un grammofono. Il battello di Fitzcarraldo. Era l’immagine che aveva ossessionato Werner Herzog prima di incominciare a girare quel film.

Il cinema di Werner Herzog è questo: potentissime immagini, che con lo spettatore hanno lo stesso rapporto che ha un’onda che solleva il nuotatore.

Tutto nel film è circondato dalla natura rumorosa e incompiuta, che riecheggia delle grida d’uccelli e altri animali. Dagli alberi immensi.

Gli alberi, dice Herzog

Trasudando nebbia, spossati, si ergono in questo mondo irreale, in una miseria irreale  e io, come nella strofa di una poesia in una lingua sconosciuta che non capisco, mi ritrovo a provare un profondo terrore.

Questo era in principio: il film, e il libro La conquista dell’inutile, di Werner Herzog (Mondadori), il "diario" del regista durante i due anni e mezzo di lavorazione di Fitzcarraldo.

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categoria:visioni, letture
lunedì, 25 febbraio 2008
Gli studiosi dicono che tra 7 mld di anni il sole sarà una stella moscia e senza forza. Per fortuna, io quel giorno non ho impegni e starò a casa.
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categoria:sciocchezzaio, pensieri del té
domenica, 24 febbraio 2008


Aspettiamo i vostri testi sul secondo tema, Identità virtuali.

VOCI DELLA POESIA- IBRID@POESIA  la nuova iniziativa coordinata da Marco Saya.
Secondo tema: Identità virtuali (per dettagli e regolamento clicca qui). 
Data di scadenza: entro e non oltre le ore 24.00 del 23 marzo 2008. 

VOCI IN PROSA- IBRID@PROSA, la nuova iniziativa coordinata da Anna 58. 
Secondo tema: Identità virtuali (per dettagli e regolamento clicca qui). 
Data di scadenza: entro e non oltre le ore 24.00 del 23 marzo 2008.

Tema: Identità virtuali 

L’io off line dialoga con l’io on line (con il suo nick, con il suo avatar, con la molteplicità delle sue manifestazioni possibili). Svela, attraverso questo dialogo, le svariate dimensioni di questo suo Alter Ego. Scopre, così, le possibilità creative di questo sdoppiamento...

Collaborano a VOCI DELLA POESIA e rilanceranno sul proprio sito [ a propria insindacabile scelta ]  alcuni dei testi tra quelli selezionati da Ibrid@menti

La Poesia e lo Spirito
viadellebelledonne
radicidelleisole

Collaborano a VOCI IN PROSA e rilanceranno sul proprio sito [ a propria insindacabile scelta ]  alcuni dei testi in prosa tra quelli selezionati e pubblicati da Ibrid@menti:
La Poesia e lo Spirito
L'angolo nero
Melpunk

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categoria:blog, ibridamenti
sabato, 23 febbraio 2008
Il racconto di Orsa e Lefty selezionato da Ibrid@Prosa, sezione Amore virtuale.                         ibridaprosa2
Leggete.

Myra Cornflakes ama molto la testa fluffer della sua HorsyTongueWoman sciamana;

loro due insieme sono come il brodo primordiale, il big bang, il gong, il boom, il boomerang, la gang bang , il baratro e l'aratro ...sono il bocciolo di tenere roselline tremanti in fondo al giardino e la grassa luna di Kipros che accarezza la Morte...in certe notti color crema si aprono come piccoli ventagli di pasta frolla e si fanno mordere leggermente - ed hanno labbra rosso carminio e stillano lacrime spermatiche oltre lo schermo-Si scopano da dietro negli ascensori twin tower.un minuto appena prima della bomba -
Sono radici profonde e reduci di guerra pieni zeppi d'eroina - barcollanti in hide park nelle notti di lunghi coltelli e cristalli -VISIONI di fenicotteri rosa divorano le loro menti .Sono i perfetti gemelli,i freaks i martiri i martini le arse al rogo le sveltine di coca che ti frigge la mascella l'incanto del Titanic che si inabissa e la madre che allatta il figlio il fratello amorevole e la macelleria delle carni, l'oscura mistress col gatto a nove code, l'efebo biondo il giovane tadzio i ragazzi di borgata di pasolini e IL SANGUE di pasolini la ferita nel costato il rimming dei cuori il pudding della nostalgia la nave e la neve e...
SANTO è il loro Amore- benedetto e senza carne-
eppure vibra di tutti i Sensi - dissennato e rigoroso-
devoto e schivo come una preghiera chiusa in gola.
ebbri di meraviglia. ibridi d'amore

di Orsa & Lefty
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categoria:
venerdì, 22 febbraio 2008
piediIl camminare come esperienza "surrealista".
Un giorno Aragon, Breton, Morise  e Viitrac se ne partirono per una "deambulazione". Partirono da Parigi in treno diretti a Blois, e da lì continuarono a piedi fino a Romorantin. Camminarono, parlarono, discussero, espolorarono, osservarono per diversi giorni, come in "un'esplorazione ai confini tra la vita cosciente e la vita di sogno".

Al ritorno dal viaggio, Breton scrisse l'introduzioe di Poisson Soluble, che diventerà il manifesto del Surrealismo: l'automatismo psichico puro col quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto, sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Come dire: il viaggio si era trasformato nella sperimentazione di una scrittura automatica nello spazio reale, un'erranza letterario/campestre impressa direttamente nella mappa di un territorio mentale*.

Lo spazio, il paesaggio, i luoghi, diventano con i surrealisti elementi in grado di "svelare", e il  camminare lo stato "ipnotico" con cui entrare in contatto con la parte inconscia del territorio/mente.

da Francesco Careri, Walkscapes, Einaudi.
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categoria:letture, camminare
giovedì, 21 febbraio 2008

Masaniello osservava Sarnataro. Sarnataro osservava Masaniello. Si osservavano sotto il sole caldo.

Masaniello aspettava che Sarnataro lanciasse il rametto che aveva raccolto nel prato. Ma Sarnataro guardava fisso Masaniello sempre più impaziente e con la lingua da fuori.

Masaniello aveva poche necessità nella vita. Riportare indietro oggetti lanciati con forza da Sarnataro era una di queste.

Sarnataro, invece, il giorno dopo aveva un impegno con la madre: doveva accompagnarla al Duomo per il miracolo di San Gennaro. Guai se non l’avesse fatto. A Sarnataro piaceva vivere tranquillo, e sua madre non glielo avrebbe consentito se lui il 19 settembre, al mattino, avesse avuto qualche altro impegno. E visto che si sentiva l’ansia addosso voleva chiudere la partita subito, non voleva trascinarsela ancora quella benedetta indagine.

Di colpo, con uno scatto bruciante del braccio lanciò il rametto con la forza di un olimpionico: seguì con lo sguardo la parabola, poi le zampe posteriori e il culo di Masaniello che arrancavano.

Il ragazzino cinese lavorava per il cinese morto due volte: la prima, quella vera, per il viagra fasullo e taroccato che lo stesso ragazzino gli aveva consegnato. Ma lui non aveva colpe, gli avevano detto di portarlo al suo capo, punto e basta. La seconda era solo scena, doveva essere sopravvenuta dopo la morte effettiva, causata da una miscela di oppio e una sostanza dal nome strano che una persona la ammazza se la ingerisce e che non dovrebbe stare in una pastiglia di viagra, anche di un viagra fatto in casa. Ma con certezza non si poteva dire. Forse la lama dello stiletto era entrata nel corpo del suo proprietario poco prima di morire, o durante, o poco dopo.

Fin qui era tutto chiaro. Sarnataro sentì vibrargli la natica sinistra. Tirò fuori il cellulare. Un messaggio di Rossi Doria: Ho trovato una cosa strana sullo coltello.

Mentre Masaniello tornava azzannando il rametto tutto contento, che quasi sembrava sorridere, Sarnataro chiamò Rossi Doria. Masaniello si era seduto e guardava Sarnataro sbavando beato: ogni tanto dava una mozzicata al rametto.

Sullo stiletto Rossi Doria aveva trovato una squama di pesce.

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categoria:racconti, sarnataro
mercoledì, 20 febbraio 2008
Leggendo Il Beat Hotel di Barry Miles (Guanda), il lettore che sarei io scopre una cosa interessante.

Intanto il lettore ignora il crollo di libri, taccuini, penne, fogli dal lato sinistro della sua scrivania.

A Parigi, negli anni '50, un certo George Whitman, americano, gestiva la Libreria Mistral, al 37 di rue de la Boucherie, vicino alle rovine di Saint Julien le Pauvre.

Il lettore, che sarei io, ricorda Saint Julien le Pauvre, colloca subito la libreria Mistral in un luogo che conosce.

Al piano sopra la libreria Whitman aveva allestito una sala di lettura e letti riservati agli scrittori e ai poeti di passaggio dove dormire gratuitamente fino a una settimana.

Il lettore, che sarei io, si pone subito una domanda: Ma oggi chi farebbe una cosa del genere?

Pensateci: una libreria Feltrinelli, tanto per fare un nome, ma anche la vostra libreria di fiducia, che ospita scrittori di passaggio offrendo loro un letto gratis. Incredibile, no? Una libreria che dà da dormire a Marcello Fois, o Francesco Piccolo Enrico Brizzi Aldo Nove Valerio Magrelli Antonio Tabucchi Davide Longo.

Io lo farei, se fossi il signor Feltrinelli. Ma ora che ci penso, Umberto Eco non lo ospiterei. Giammai.
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categoria:letture, pensieri del té