giovedì, 29 novembre 2007
Ho sempre ammesso di essere prevenuto nei confronti degli scrittori italiani dell'ultimo quindicennio (con poche rare eccezioni). Li ho sempre trovati quasi tutti loffi, utilizzando un termine caro alla critica letteraria di Berardinelli ma mutuato da Segre.

Ora che sto leggendo Memoria del vuoto di Marcello Fois  (Einaudi) mi sono accorto che, invece di metterlo via dopo poche pagine (20/30), mi ci sto appassionando. Ohibò. Cosa starà succedendo, mi sono chiesto.

Dopo una profonda riflessione durata 14 secondi, ho dedotto due impressionistiche cose:

1) Il linguaggio di Fois in questo libro è ricco, è di per se un piccolo mondo, si distingue, emerge, ha corpo!
2) Ci sono abili passaggi temporali, avandi e indietro, la narrazione si articola agile tra prima e dopo.
3) La storia è affascinante perché Fois la rende affascinante: un bambino con un destino di violenza (prima la guerra poi la delinquenza banditica) nel cuore visto da una donna veggente.

Insomma, leggo con un piacere quasi dimenticato. Tanto che mi sto già chiedendo se il prossimo libro, Tristano di Nanni Balestrini (Derive Approdi) mi convincerà altrettanto.
postato da: melpunk66 alle ore 22:39 | Permalink | commenti (19)
categoria:letture
mercoledì, 28 novembre 2007
Che dici, Magda, è Gattelan?

Non credo, Irma, non mi sembra Gattelan. Mi ricorda di più Pancaldi, sì il primo Pancaldi. Deve essere Pancaldi.

Uhm, a me fa pensare più a Gattelan.

Ma no, è Pancaldi.

Ti sbagli, è Gattelan del periodo zurighese.

Ma no, è di sicuro Pancaldi, il Pancaldi degli inizi. Guarda il tratto selvaggio.

Sarà come dici tu, ma a me fa pensare a Gattelan.

Certo che, a pensarci bene, Gattelan e Pancaldi mi sembrano intercambiabili. Ho una leggera preferenza per Pancaldi, ma alla fine sono intercambianili.

Io, invece, a pensarci bene, credo che Gattelan potebbe andare a buttarsi via. E pure Pancaldi.

Sai che ti dico, Irma: torniamo in albergo e infiliamoci nella vasca da bagno.

Buona idea, Magda. Altro che Gattelan e Pancaldi. 2048482866_c511070b10_b
postato da: melpunk66 alle ore 23:24 | Permalink | commenti (28)
categoria:visioni, foto
martedì, 27 novembre 2007
Io e cuggino Lefty si stava pensando di scatenare una rissa a una festa splinder. Chi ci starebbe?
postato da: melpunk66 alle ore 21:35 | Permalink | commenti (22)
categoria:blog
martedì, 27 novembre 2007
friddo cavero sole pioggia o viento
caserta napule nun me lamento
astregne ‘e diente accussì nun ‘a sento
tutta ‘a fatica ca me porto dinto
saglie scengo annanze areto
ce manca poco pe’ appara’ a mesata
ca si sparagne manne ‘o vaglia a casa
‘a casa è addò tu tiene a quaccheduno
‘a casa è addò nun t’odia nisciuno
‘a casa po’ essere ‘o munno sano
ma ‘a casa mia ‘a tengo assaje luntano
m’ ‘o sonno tutte ‘e notte ‘o juorno ca ce torno
‘o sole ‘e ffeste ‘e frate attuorno
e na guagliona bella comme ‘a notte
notte ca fresca e scura te cummoglia
e te cancella tutte ‘e guaje d’ ‘o juorno
e mentre sonno stongo già scetato
‘o cuntrollore allucca si’ arrivato
acqua fango nè che è stato?
‘e frate alluccano so’ disperate
‘o viento porta na risposta sola
int’ ‘a na nuttata ‘e vierno
s’abbrucia ‘o ghetto a villa literno
deglu len-maa deglu len-maa villa literno
deglu len-maa deglu len-maa villa literno

(Almamegretta)
postato da: melpunk66 alle ore 12:25 | Permalink | commenti (16)
categoria:ascolti
lunedì, 26 novembre 2007
Ci sono delle notti d’estate, e una almeno la ricorderà di sicuro anche lei, in cui la volta del cielo vibra come non mai di quelle luci d’incanto che sono le stelle, palpita di luce tanto viva da sembrare possibile toccarla, raccoglierla nel cavo delle mani unite a coppa. Sembra che un richiamo silenzioso eppure potentissimo scenda giù da quelle altezze, un segnale che ho trovato uguale al richiamo irresistibile lanciato in questi giorni dalla cometa chiamata Hale-Bopp, quella traccia luminosa che, a sera, tutti osservano da terrazzi e balconi con un leggero fermento.
Sono convinto da tempo che gli ammassi di stelle o le singole comete siani tutt’uno, una materia unica che appartiene alla corrente del Fiume di Luce, il Néhar-di-Nur, la Via Lattea, il Cammino di Santiago. Se, quando cala la notte, rivolgo gli occhi stanchi del giorno in alto, a guardare le stelle, è come se mi bagnassi nel fiume di luce, ripercorrendo il cammino che conduce il pellegrino al Campus Stellae, al corpo di San Giacomo.

L’umo prese fiato, come se si fosse reso conto di aver parlato troppo rapidamente, poi riprese a parlare, più lentamente.

Nella notte stellata di Van Gogh la Stella è vicina, accostandosi alla tela se ne può udire la vibrazione splendente, comprenderne la natura trascendente e, per dirla con Leon Bloy, afferrandone l’impalpabile somiglianza con l’anima che si agita in ognuno di noi.
Vincent Van Gogh sentiva come pochi la vicinanza delle stelle, della materia di cui lui stesso doveva sentirsi partecipe,  da cui doveva sentirsi chiamato con segnali che amo pensare simili a note musicali, mentre tendeva il collo e aguzzava la vista nelle afose notti provenzali.

L’uomo si schiarì la voce e per la prima volta mi guardò.

Vengo spesso in questa sala, mi disse, E pago il biglietto d’ingresso solo per vedere questo quadro: ogni volta l’incanto si rinnova, e il nostalgico sentimento che si impossessa di me mi impedisce di proseguire oltre nella visita, che pure riserva la promessa di molti altri piaceri. Detto questo, il mio interlocutore infilò la mano in una tasca del soprabito, ne trasse un astuccio d’argento da cui prese un biglietto da visita che mi porse. Se si troverà a passare da Barcellona venga a trovarmi, aggiunse prima di salutarmi e infilare la fuga di sale in direzione dell’uscita.

A due settimane di distanza da quella visita al Museo d’Orsay, una piccola scoperta mi riportò col pensiero al quadro di Van Gogh. In un bel libro sull’arte grafica cinese scoprii che il più antico disegno che rappresenti delle comete è contenuto nel Libro di Seta, di Ma Wang Tui, risalente al IV secolo A.C: segni esili come animaletti dalle minuscole strutture che attraversano i cieli, nuclei rotondi seguiti da lunghe e flessuose codine. Sembrano degli spermatozoii di luce, pensai. Osservando con attenzione quei disegni mi balenò in tutta la sua forza l’idea che quell’uomo mi aveva trasmesso durante il suo breve monologo nella sal del museo. Compresi il legame che unisce ciò che noi chiamiamo anima alle stelle nel cielo. Lo spermatozoo che ci ha generati e quello sidereo delle comete: stesso nucleo, stessa coda, stesso potere germinale.
postato da: melpunk66 alle ore 21:48 | Permalink | commenti (6)
categoria:racconti
sabato, 24 novembre 2007
Ogni mattina alla stessa ora e allo stesso minuto, noi, milioni, ci alz2055579562_2794ba8f66_biamo come un essere solo. Alla stessa unica ora, milioni in uno cominciamo il lavoro e milioni in uno lo terminiamo. E fondendoci in un unico corpo con milioni di mani nello stesso secondo indicato dalla Tavola delle Ore noi portiamo i cucchiai alla bocca, e nello stesso secondo usciamo per fare una passeggiata e andiamo all'auditorio, nella Sala degli esercizi di Taylor e andiamo a dormire..

Non basta l'ascolto di Mingus plays piano per scacciare il senso di disagio che mi viene dal leggere le parole di Evgenij Zamjatin in Noi ristampato da Lupetti.
Mi sembra di sentire il brusio di milioni, la città che si sveglia, milioni di sveglie che suonano trillano vibrano sferragliano zirlano. Milioni che si muovono insieme. Quante colazioni preparate in fretta! Visi lavati. Spazzolini. Borse. Milioni. Milioni. E' come sentire il brusio della Via Lattea.
postato da: melpunk66 alle ore 16:05 | Permalink | commenti (33)
categoria:visioni, letture
mercoledì, 21 novembre 2007
Il 18 Marzo 1826, come documentato dalle minuziose pagine del diario redatto dalla signora Alma Kubin Kronstadt, imperversava sulla città di Praga una formidabile tempesta di neve, la cui intensità non trovava eguali nella memoria dei più vecchi.
Kronopius Kronstadt nacque appunto in quel giorno, mentre nel riquadro delle finestre che davano sulla Via Pariska non si scorgevano più le sagome dei palazzi di fronte, vi era solo il turbinio grigio della neve, che pareva isolare l'abitazione, e la stanza della partoriente, dal resto del mondo circostante.
Quando il neonato ebbe levato il primo vagito alla vita,  fece il suo ingresso nella camera da letto, raggiante di fresca paternità, il possente Gustav Kronstadt, il quale, una volta sinceratosi del sesso del figlio, disse ad alta voce, Benvenuto figliolo, il tuo nome sia Kronopius.
A cosa, o a chi si dovesse quel nome è presto detto grazie alla luce fatta su di esso dalle provvidenziali annotazioni del diario materno.
Molti anni addietro, il giovane Gustav Kronstadt, in navigazione sul Danubio tra Bratislava e Vienna, fu tratto in salvo, in seguito all'affondamento del battello della Donau Dampfschifahrts Geselleschaft, da un passeggero che disse di chiamarsi Kronopius Altemberg. Avendo battuto il capo contro un'asse, Gustav aveva perso i sensi, e sarebbe di certo perito tra i flutti del fiume se, a soccorrerlo, non fosse giunto quell'uomo che, con vigorose bracciate, lo trascinò in salvo sulla riva.
Dunque il bimbo ricevé dal padre il nome dell'uomo a cui doveva la vita e, trascorsi pochi minuti, fu anche fatto segno di una profezia.
Non appena fu uscito il padre, Milena, la vecchia governante di casa Kronstadt, lavato e avvolto in fasce che ebbe il neonato, disse alla madre sorridente e sfinita, Il piccolo Kronopius è venuto al mondo durante una tormenta di neve, e per noi Ebrei dietro ognuna di esse si muove l'Angelo Rahel che agita le sue bianche ali. Il nato sotto il soffio dell'Angelo delle Tormente, maschio o femmina che sia, avrà vita lunga e prospera, ma recherà su di sé il suggello del suo invisibile padrino, poiché vagherà di paese in paese senza mai fermarsi, sospinto sempre avanti dall'immenso battito d'ali.
All'età di venticinque anni, una volta portati a termine con profitto gli studi classici, Kronopius grazie alle floride finanze del padre, grossista di tabacco, aprì una libreria antiquaria in via Seletnà, al numero 12. Nelle due stanzette il giovane libraio, ricalcando le orme del bisnonno materno, accumulò in breve tempo un numero strabiliante di libri di gran valore. Guidato da un'indubitabile capacità negli affari, Kronopius setacciò la città in cerca di trattati, canoni, glossari, grammatiche, zibaldoni, raccolte di poesie, incunaboli e bibbie proveniente da ogni dove e dai secoli più lontani, nei più diversi stati di conservazione. Intavolò una lunghissima trattativa per l'acquisto di una polverosa collezione di scritti cabalistici, nel quartiere di Josefov, mentre più facilmente riuscì ad entrare in possesso di un prezioso codice miniato del XIV secolo. Un notevole concorso ebbe, nella creazione del suo successo, l'idea di aggiungere, alla semplice compravendita di opere a stampa, un efficiente servizio di restauro delle opere danneggiate dal peso degli anni o dalla mano dell'uomo. Fu così che al suo servizio venne Johann Kantner, esperto restauratore. 
Gli affari prosperarono, le spese iniziali coperte, e ce ne fu d'avanzo per l'inizio di quella che sarebbe stata una vera fortuna finanziaria. Il numero dei clienti crebbe un giorno dopo l'altro, e giunsero da Berlino, da Vienna, Ostenda e Parigi i collezionisti più famosi del continente: l'uno in cerca d'un rarissimo messale del '400, l'altro d'un codice miniato nell'Abbazia di Cluny, chi di una copia della prima edizione a stampa  del Malleus Maleficarum, chi di un trattato alchemico appartenuto alla biblioteca di Rodolfo II.
Kronopius si trattenne nei locali di Via Seletnà per circa un anno e mezzo, allo scadere del quale, sospinto da un'esigenza della quale non avrebbe mai saputo darsi ragione, decise di trasferirsi altrove, portando con sé libri, incunaboli, torchi e collanti speciali, seguito dal fido Johann Kantner. Partì senza rimpianti né timori, fermo nella sua determinazione di abbandonare la pur amatissima città natale, e si stabilì a Vienna, sul Graben, in un negozio più ampio ed elegante di quello che lo aveva visto inaugurare la sua attività.
Si era nel 1873, e la capitale dell'Impero lo accolse con grande entusiasmo, seguitando a tributargli ogni favore, ed incrementando il volume degli acquisti e delle commissioni di restauro. Trascorso un anno, Kronopius poté acquistare un palazzo sul Ring, facendo contemporaneamente il suo ingresso nei salotti più in vista e nella cerchia dei frequentatori della Corte.
Ma, a quindici mesi dal suo arrivo, Kronopius, salutato il giovane Rudolf Lapislaz Castoldi, divino pianista a cui era legato da profonda amicizia, aveva fatto le valigie, imballata la merce, venduto il palazzo ed il negozio,  traslocato nella città di Lione, in Rue Mauburg. Qui apprese con notevole rapidità la lingua francese, prima di una lunga serie di idiomi che avrebbe imparato a parlare durante il prosieguo della sua movimentata esistenza.
Nemmeno a dirlo, il soggiorno lionese non si protrasse per più di diciotto mesi, tempo tuttavia necessario a renderlo ancora più ricco e famoso. Il suo nome era ovunque noto, i suoi cataloghi, siglati dalla doppia K, circolavano in tutta Europa, l'acquisto dei suoi libri divenne non solo appannaggio dei più accaniti collezionisti, ma anche di chiunque disponesse di ingente peculio e del desiderio di conformarsi alla moda imperante: un libro proveniente dalla bottega di Kronopius Kronstadt era segno distintivo per chi volesse ben figurare in società.
Anche questa volta, ricchezze, successo, amori e riconoscimenti ufficiali non riuscirono però a trattenere il facoltoso antiquario per più di due anni nello stesso luogo, e così avvenne in ogni altra città: il desiderio d'andar via lo catturava, lo spingeva altrove.
Dopo Lione fu la volta di Utrecht, poi di Londra, dove aprì un negozio in Charing Cross Road, e di seguito ad Heidelberg. I suoi passi lo condussero a Budapest, oramai tanto ricco da poter finanziare un'infinità di altre imprese, e di intessere un'ancor più fitta rete di emissari, in grado di procurargli in modo costante tutte le opere di cui si nutriva il mercato che così bene aveva saputo mettere in piedi.
Successivamente, mise momentanee radici anche ad Amsterdam, Berna, Barcellona e Lisbona, per poi lentamente ripiegare, una tappa dopo l'altra, verso la natia Praga, fermandosi nel frattempo a lavorare a Parigi, Francoforte, Salisburgo, Istanbul, Karlovy Vary.
Il lungo groviglio di città, negozi e lingue che scandirono la vita di Kronopius Kronstadt, si dipanò proprio a Praga, in una gelida mattina di Marzo, mentre fuori imperversava una violenta bufera di neve, forse ancor più violenta di quella che, 67 anni prima, aveva colpito la capitale boema.
postato da: melpunk66 alle ore 21:13 | Permalink | commenti (18)
categoria:racconti
lunedì, 19 novembre 2007
1503691125_37988491c3_b
Le origini di Milano si perdono nella notte dei tempi: essa, infatti, fu fondata una notte di tanti tempi fa e poi la sua origine si perse. Oggi, infatti, Milano non ha origini, ma è la capitale mondiale del Carnevale con venezia e Rio de Janeiro.

Il Cernvale fu inventato dai Celti, che la abitarono. Essi erano soliti festeggiarlo tutto l'anno, dando vita a lunghi corsi mascherati intorno alle estese paludi della citta. La tradizione di allegria ed esuberanza è giunta fino ai tempi moderni, facendo dei milanesi, dopo gli abitanti di Rio de Janeiro, le persone più vivaci e ironiche dell'intero globo terracqueo.

Ma Milano non è solo rinomata per l'allegrezza del suo Carnevale e della sua gente. E' una città fortemente industrializzata, nota per la produzione di nitriti, mitrati e polveri sottili. E anche per i suoi flussi migratori settimanali: nel week end la gente sciama allegramente verso ville e casette in montagna o al mare, lasciando dietro di sé una città allegramente desolata.
Milano, grazie alla sua vocazione carnevalesca, industriale e commerciale è diventata una delle città più interessanti d'Italia insieme a Viareggio e Venezia.

Un documento degli albori del XXI secolo, firmato da tale Lea Vergine, aiuta nella comprensione dell'intima natura della città:

(Milano) Ha perso i sensi ed è prossima al coma. E' una città senza, senza responsabilità, senza idee, senza volontà di progettare, senza desideri e pensieri.

Le mostre rimangono manifestazioni che non fanno cultura poiché non si sposta niente, né un tema né un problema: si tratta solo di operazioni garantite da un certo glamour, da un'aurea televisiva, da un clima disneyland.

.. avara di affetti, di sorrisi, dove ogni incontro è finalizzato al business, dove, quando scende il silenzio dei giorni festivi, l'atmosfera si fa tranquillizzante al pari di quella di un camposanto.

E' tornata a essere un villaggione alla Demetrio Pianelli, un supermercato della Svizzera Meridionale, una sciatta proliferazione del Canton Ticino.

Trionfa il culto dell'incompetenza e la pacchianeria, oltre che l'ignoranza, anche dei significati delle parole. Basti pensare all'uso di evento  che viene grottescamente adoperato per qualunque presentazione di collezioni di mobili, sarti, cucina, pubblicità, dimenticando il significato: "qualcosa che sostituisce, cambia definitivamente il preesistente"
postato da: melpunk66 alle ore 20:24 | Permalink | commenti (18)
categoria:foto, geografia
lunedì, 12 novembre 2007
In un supermercato a Milano hanno messo in funzione certe casse automatiche senza cassiere che tu passi i prodotti che hai preso dagli scaffali sulla macchina che calcola il totale da pagare e te lo dice. Il fatto che è come te lo dice la macchina quanto devi pagare che mi ha fatto girare. Ti dice metti due euro 45 centesimi. Bene. Finché ti dice due euro lo dice piano ma quando arriva a 45 centesimi dice 45 CENTESIMI!!!

Poi c'è il fatto che contemporaneamente molte macchine tirano fuori la loro voce e dicono insieme due euro e 45 CENTESIMI CENTESIMI CENTESIMI CENTESIMI CENTESIMI CENTESIMI.

Io quando sono arrivato in fondo ho scelto subito una cassa che c'è ancora la cassiera una signora proprio grossa e robusta che viene da Cinisello Balsamo che mi ha detto: tutto il giorno sento sempre CENTESIMI CENTESIMI CENTESIMI CENTESIMI CENTESIMI.

io ho pagato due euro e 44 CENTESIMI CENTESIMI CENTESIMI CENTESIMI CENTESIMI.
postato da: melpunk66 alle ore 22:36 | Permalink | commenti (62)
categoria:diario, sciocchezzaio
venerdì, 09 novembre 2007
1919250882_6e89387755_bSe il lavoratore di classe A si inceppa intervenire spostando la manopola direzionale da destra a sinistra. In caso di stanchezza o rallentamento del ritmo circadiano lavorativo ruotare la manopola da sinistra a destra. In caso di riottosità prolungata del lavoratore di classe A sospendere erogazione permessi per vacanze della durata di mezz'ora.

(L'Ufficio Gestione Lavoratori)
postato da: melpunk66 alle ore 20:45 | Permalink | commenti (30)
categoria:visioni, foto