Il 18 Marzo 1826, come documentato dalle minuziose pagine del diario redatto dalla signora Alma Kubin Kronstadt, imperversava sulla città di Praga una formidabile tempesta di neve, la cui intensità non trovava eguali nella memoria dei più vecchi.
Kronopius Kronstadt nacque appunto in quel giorno, mentre nel riquadro delle finestre che davano sulla Via Pariska non si scorgevano più le sagome dei palazzi di fronte, vi era solo il turbinio grigio della neve, che pareva isolare l'abitazione, e la stanza della partoriente, dal resto del mondo circostante.
Quando il neonato ebbe levato il primo vagito alla vita, fece il suo ingresso nella camera da letto, raggiante di fresca paternità, il possente Gustav Kronstadt, il quale, una volta sinceratosi del sesso del figlio, disse ad alta voce, Benvenuto figliolo, il tuo nome sia Kronopius.
A cosa, o a chi si dovesse quel nome è presto detto grazie alla luce fatta su di esso dalle provvidenziali annotazioni del diario materno.
Molti anni addietro, il giovane Gustav Kronstadt, in navigazione sul Danubio tra Bratislava e Vienna, fu tratto in salvo, in seguito all'affondamento del battello della Donau Dampfschifahrts Geselleschaft, da un passeggero che disse di chiamarsi Kronopius Altemberg. Avendo battuto il capo contro un'asse, Gustav aveva perso i sensi, e sarebbe di certo perito tra i flutti del fiume se, a soccorrerlo, non fosse giunto quell'uomo che, con vigorose bracciate, lo trascinò in salvo sulla riva.
Dunque il bimbo ricevé dal padre il nome dell'uomo a cui doveva la vita e, trascorsi pochi minuti, fu anche fatto segno di una profezia.
Non appena fu uscito il padre, Milena, la vecchia governante di casa Kronstadt, lavato e avvolto in fasce che ebbe il neonato, disse alla madre sorridente e sfinita, Il piccolo Kronopius è venuto al mondo durante una tormenta di neve, e per noi Ebrei dietro ognuna di esse si muove l'Angelo Rahel che agita le sue bianche ali. Il nato sotto il soffio dell'Angelo delle Tormente, maschio o femmina che sia, avrà vita lunga e prospera, ma recherà su di sé il suggello del suo invisibile padrino, poiché vagherà di paese in paese senza mai fermarsi, sospinto sempre avanti dall'immenso battito d'ali.
All'età di venticinque anni, una volta portati a termine con profitto gli studi classici, Kronopius grazie alle floride finanze del padre, grossista di tabacco, aprì una libreria antiquaria in via Seletnà, al numero 12. Nelle due stanzette il giovane libraio, ricalcando le orme del bisnonno materno, accumulò in breve tempo un numero strabiliante di libri di gran valore. Guidato da un'indubitabile capacità negli affari, Kronopius setacciò la città in cerca di trattati, canoni, glossari, grammatiche, zibaldoni, raccolte di poesie, incunaboli e bibbie proveniente da ogni dove e dai secoli più lontani, nei più diversi stati di conservazione. Intavolò una lunghissima trattativa per l'acquisto di una polverosa collezione di scritti cabalistici, nel quartiere di Josefov, mentre più facilmente riuscì ad entrare in possesso di un prezioso codice miniato del XIV secolo. Un notevole concorso ebbe, nella creazione del suo successo, l'idea di aggiungere, alla semplice compravendita di opere a stampa, un efficiente servizio di restauro delle opere danneggiate dal peso degli anni o dalla mano dell'uomo. Fu così che al suo servizio venne Johann Kantner, esperto restauratore.
Gli affari prosperarono, le spese iniziali coperte, e ce ne fu d'avanzo per l'inizio di quella che sarebbe stata una vera fortuna finanziaria. Il numero dei clienti crebbe un giorno dopo l'altro, e giunsero da Berlino, da Vienna, Ostenda e Parigi i collezionisti più famosi del continente: l'uno in cerca d'un rarissimo messale del '400, l'altro d'un codice miniato nell'Abbazia di Cluny, chi di una copia della prima edizione a stampa del Malleus Maleficarum, chi di un trattato alchemico appartenuto alla biblioteca di Rodolfo II.
Kronopius si trattenne nei locali di Via Seletnà per circa un anno e mezzo, allo scadere del quale, sospinto da un'esigenza della quale non avrebbe mai saputo darsi ragione, decise di trasferirsi altrove, portando con sé libri, incunaboli, torchi e collanti speciali, seguito dal fido Johann Kantner. Partì senza rimpianti né timori, fermo nella sua determinazione di abbandonare la pur amatissima città natale, e si stabilì a Vienna, sul Graben, in un negozio più ampio ed elegante di quello che lo aveva visto inaugurare la sua attività.
Si era nel 1873, e la capitale dell'Impero lo accolse con grande entusiasmo, seguitando a tributargli ogni favore, ed incrementando il volume degli acquisti e delle commissioni di restauro. Trascorso un anno, Kronopius poté acquistare un palazzo sul Ring, facendo contemporaneamente il suo ingresso nei salotti più in vista e nella cerchia dei frequentatori della Corte.
Ma, a quindici mesi dal suo arrivo, Kronopius, salutato il giovane Rudolf Lapislaz Castoldi, divino pianista a cui era legato da profonda amicizia, aveva fatto le valigie, imballata la merce, venduto il palazzo ed il negozio, traslocato nella città di Lione, in Rue Mauburg. Qui apprese con notevole rapidità la lingua francese, prima di una lunga serie di idiomi che avrebbe imparato a parlare durante il prosieguo della sua movimentata esistenza.
Nemmeno a dirlo, il soggiorno lionese non si protrasse per più di diciotto mesi, tempo tuttavia necessario a renderlo ancora più ricco e famoso. Il suo nome era ovunque noto, i suoi cataloghi, siglati dalla doppia K, circolavano in tutta Europa, l'acquisto dei suoi libri divenne non solo appannaggio dei più accaniti collezionisti, ma anche di chiunque disponesse di ingente peculio e del desiderio di conformarsi alla moda imperante: un libro proveniente dalla bottega di Kronopius Kronstadt era segno distintivo per chi volesse ben figurare in società.
Anche questa volta, ricchezze, successo, amori e riconoscimenti ufficiali non riuscirono però a trattenere il facoltoso antiquario per più di due anni nello stesso luogo, e così avvenne in ogni altra città: il desiderio d'andar via lo catturava, lo spingeva altrove.
Dopo Lione fu la volta di Utrecht, poi di Londra, dove aprì un negozio in Charing Cross Road, e di seguito ad Heidelberg. I suoi passi lo condussero a Budapest, oramai tanto ricco da poter finanziare un'infinità di altre imprese, e di intessere un'ancor più fitta rete di emissari, in grado di procurargli in modo costante tutte le opere di cui si nutriva il mercato che così bene aveva saputo mettere in piedi.
Successivamente, mise momentanee radici anche ad Amsterdam, Berna, Barcellona e Lisbona, per poi lentamente ripiegare, una tappa dopo l'altra, verso la natia Praga, fermandosi nel frattempo a lavorare a Parigi, Francoforte, Salisburgo, Istanbul, Karlovy Vary.
Il lungo groviglio di città, negozi e lingue che scandirono la vita di Kronopius Kronstadt, si dipanò proprio a Praga, in una gelida mattina di Marzo, mentre fuori imperversava una violenta bufera di neve, forse ancor più violenta di quella che, 67 anni prima, aveva colpito la capitale boema.