domenica, 30 settembre 2007
Una delle conseguenze principali delle profonde e rapide trasformazioni dell’economia globale è unaIn questo mondo libero sempre più sfruttata forza lavoro, che quest’economia sostiene e che di queste trasformazioni paga il prezzo più alto in termini di frammentazione di classe, carenze di diritti e rappresentanza, ricattabilità. Si sta affermando l’occupazione a termine - quindi la precarietà – e qui è andato a scavare Ken Loach. La sua protagonista Angie (una sanguigna Kierston Wareing) - ragazza madre con capacità ed esperienza in un’agenzia interinale - decide di mettersi in proprio insieme ad un’amica. Energica, impulsiva, rozza e contraddittoria, non trova tempo per dedicarsi a suo figlio che ha problemi disciplinari a scuola, ma per garantirgli un futuro è disposta a non guardare in faccia a nessuno; era stata licenziata per essersi ribellata a un palpeggiamento e ora per una serata di sesso chiama dei ragazzi che si erano rivolti alla sua piccola società per un impiego; ospita temporaneamente in casa una famiglia di migranti, però quando non sa dove alloggiare alcuni lavoratori fa sgomberare l’accampamento in cui questa aveva trovato sistemazione. Nella stessa persona, «sentimentalismo e spietatezza, due cose che spesso vanno a braccetto» dice – descrivendola - Loach. Seguendo l’intelligente, problematico e nuovo punto di vista del fedele sceneggiatore Paul Laverty (premiato a Venezia) e del regista, l’iniziale vicinanza alla giovane donna diventa distacco lungo la discesa nell’abiezione di questa moderna kapò, che cercando la scorciatoia disperata nel folto e rischioso sottobosco dell’attività al nero si scontra presto col potere della mafia. E altrettanta distanza separa Angie dal padre, testimone di una dignità operaia sindacalizzata oggi in pensione come lui. I nuovi schiavi che arrivano in Occidente da tutto il mondo - soprattutto dall’Europa dell’Est - compongono la drammatica massa indistinta di questa terza parte (dopo Bread and roses e un Bacio appassionato) della “trilogia sull’immigrazione”. In cui Loach torna al tono angosciato e negativo di Paul, Mick e gli altri, perchè In questo mondo libero vige la legge del più forte, che non sta dalla parte dei buoni.

Federico Raponi
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categoria:cinema
venerdì, 28 settembre 2007
piazzagrandeQuesto è il centro geodetico della città di Bologna. In questa piazza si incrociano due correnti vitali che, secondo il Feng Shui, si annullano a vicenda, generando un campo magnetico di tutta tranquillità, che negli ultimi anni ha fatto crescere il prezzo degli immobili.
La città di Bologna confina a Nord con le Alte Terre Emiliane, a Est con il fiume Podger, a Sud con il Comitato dei Territori Indipendenti, e a Ovest con la Repubblica Situazionista presieduta dal diumvirato composto da Bifo Berardi e Francesca Mazzucato.

Fiorente è la coltivazione di solfati e di lardo. In declino l'esportazione di siliquastro.

Nel 1323 il Governo bolognese stabilì rapporti di reciproca collaborazione cone il Banato di Temesvar che, però, non ebbero lunga vita: la mortadella, prima di arrivare nel Banato era già bella che marcia.
Bologna nel 1457 diede i natali al compositore Pasqualino Ferragosto, e l'anno successivo diede i pasquali a Natalino Sette, morto ottuagenario nel 1545 durante una Novena. Fiorente è la pesca di spugne che, notoriamente, bevono come.
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categoria:geografia
giovedì, 27 settembre 2007
Ohh vediamo di essere rapidi e discinti.
Allora, è uscito da Polistampa Viaggio alla scoperta delle nevrosi in medicina e letteratura di Edwige Comoy Fusaro. Poi, da Avagliano arriva I vecchi esultano la sera, di Fernando Acitelli, una raccolta di racconti sulla periferia romana. Nutrimenti propone di Bertrand Russell L'alfabeto del buon cittadino e Compendio di storia del mondo, un abbecedario di massime su luoghi comuni, dogmi e follie del vivere umano. Buona lettura, e chi vuole essere lieto sia.
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categoria:letture
mercoledì, 26 settembre 2007
Quando, per fortuna o per sventura, mi capita di pensare alle isole il pensiero mio volge alla trilogia delle isole di Lawrence Durrel. Ma, questa volta, è stato un traduttore a riportarmi a quelle pagine. Per la precisione a La grotta di Prospero (edizione Giunti). Sta cercando un passo di quel libro e lui dalle sue parti una copia non riesce  atrovarla. Allora mi sono messo a scorrere le pagine per cercare quella parte, e intanto mi sono infilato in una piccola laguna di testo che, anche questa volta, mi ha fatto girare la testa:

(...) allora nel cuore delle cose avviene un mutamento, l'orizzonte prende colore sul bordo del mondo, e tutto intorno si sentono isole emergere dal buio incontro alla coscienza.

Me la ricordo questa sensazione. Riguarda brividi che non ho mai saputo spiegare. So solo che c'è una malattia, Durrell la dice "isolomania", e io quella malattia ce l'ho.


(...) nei quaderni di Gideon ho trovato una volta un elenco di malattie non ancora classificate dalla scienza medica; tra queste compariva il termine "isolomania", descritto come un'afflizione dello spirito rara, ma per nulla sconosciuta. C'è gente, diceva Gideon a titolo di spiegazione, che trova le isole in qualche modo irresistibili. La semplice consapevolezza di trovarsi su un'isola, un piccolo mondo circondato dal mare, provoca in loro un'inspiegabile ebbrezza.

Lawrence Durrell, Riflessi di una venere marina.
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categoria:
martedì, 25 settembre 2007
E' tornata. Io ci contavo proprio, non era possibile! Sto parlando della morbida dirimpettaia. E' tutta abbronzata, col capello fluente. Ha ripreso a girare per casa in reggiseno, e si è fatta pure una puntata nuda in bagno con la finestra aperta. Ohhh ora sì che si ragiona. E' tornato il tempo della commedia sexy all'italiana degli anni '70. Tranne che il 2000 è superato già da un pezzo e l'attrice di punta non si chiama Edwige Fenech. Ma io mi accontento, il condominio è rifiorito.
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categoria:condominio
lunedì, 24 settembre 2007
Il signore seduto al posto n. 34 incominciò a scrivere un racconto microscopico che iniziava così:

Il signore seduto al posto n. 34 incominciò a scrivere un racconto microscopico che iniziava così:

Il signore seduto al posto n. 34 incominciò a scrivere un racconto microscopico che iniziava così:

Il signore seduto al posto n. 34 incominciò a scrivere un racconto microscopico che iniziava così:

Il signore seduto al posto n. 34 incominciò a scrivere un racconto microscopico che iniziava così:

Il signore seduto al posto n. 34 incominciò a scrivere un racconto microscopico che iniziava così:
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categoria:racconti
domenica, 23 settembre 2007
La modernità, tra l'altro, porta con se la contrazione dello spazio e del tempo. Per dire: ieri ero a Bologna, oggi a Belgioioso, in poco tempo molto spazio attraversato.

A me sembra una fesseria enorme, sento dire a Pigadev.

Pigadev mi incuriosisce molto. Poi è raro che parli, lui di solito scrive bigliettini, tanto che spesso mi dimentico che voce abbia. Che poi mi chiedo se Pigadev la voce ce l'abbia davvero, o sono io che la sento.

Comunque chiedo a Pigadev il senso della sua affermazione.

Lo spazio non si contrae, dice. E nemmeno il tempo. Lo spazio è sempre lo stesso. Il tempo è sempre lo stesso.

Ah, faccio io. E penso a tutti i pensatori che hanno pensato e detto dello spazio e del tempo nella modernità, e di colpo mi sembrano un coacervo di mentecatti. Poi mi assale un dubbio: ma possibile che sia un coacervo di mentecatti e che Pigadev abbia fulmineamente ragione?

Allora vediamo, uno spazio è sempre tale. La distanza tra la Turchia e l'Italia, per dire, è sempre la stessa. Beh c'è la deriva dei continenti, ma è un problema irrilevante, mi sembra. No aspetta. Se io prendo un aereo, chessò un Tupolev a 5 marce, avete presente, sono quelli velocissimi, e percorro la distanza tra Turchia e Italia a tavoletta. Porca miseria, mi sto incartando, lo sapevo. Pigadev mi fa sempre incartare.
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categoria:pigadev
domenica, 23 settembre 2007
Dedicato a Lefty
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categoria:foto, blog
venerdì, 21 settembre 2007
del parlar napoletanoColonnese Editore di Napoli ha pubblicato Del parlar napoletano, di Renato de Falco. Dalle note di presentazione, leggo che nel libro trovano spazio un'indagine su sfumature, regole, inavvertite caratteristiche, component e ascendenze: greche, latine, francesi, spagnole, ebraiche, ma anche arabe, inglesi, tedesche, turche. E una rassegna di parole sul cui "italianismo" si sarebbe pronti a giurare ma che invece sono e restano solo napoletane. Questo titolo me lo segno. Andrò a cercarlo in qualche libreria milanese e sarà divertente sentire le risposte dei commessi, vedere se ne sanno qualcosa.

E mi segno anche Tempeste. Eduardo incontra Shakespeare. Nel 1984, poco prima della sua morte De Filippo completava la traduzione in napoletano della Tempesta di Shakespeare. Angela Aleardi ripercorre la "storia" di questa traduzione.
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categoria:letture, editoria, napoli
mercoledì, 19 settembre 2007
Ah: San Gennaro ha fatto il miracolo!
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categoria:napoli