venerdì, 29 giugno 2007
In rete c'è pure il Wikipedia in napoletano. Sono cose da pazzi.
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categoria:blog, napoli
giovedì, 28 giugno 2007
Non penso alla Sicilia di Sciascia, o di Bufalino, o Pirandello, o Consolo o Verga. Penso alla Sicilia di questa cartina. Oltre alla Sicilia, all'isola Trinacria che sembra un triangolo nel mare, mi piace osservare proprio questa cartina a rilievo dell'Istituto Geografico De Agostini (1967), e leggere i nomi delle città e dei paesi, solo per leggere i nomi delle città e dei paesi, non tanto per immaginarne (o ricordarne) l'aspetto reale.

Sicilia

Ora che sono stanco morto come un Randolfo dopo una gita alla Biblioteca Nazionale, o come uno Sgomerzo dopo una lunga nuotata nel Mare dei Sargassi, riesco a malapena a leggere i nomi dei paesi sulla cartina, e quelli delle montagne, e dei fiumi, e delle isole. Sono stanco, sì, ma trovo sollievo nello sfiorare i rilievi della cartina con i polpastrelli (ma ci pensate che nome assurdo è stato inventato per i polpastrelli?). e una piccola quiete serale mi porta via.
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categoria:foto, luoghi, notturni
mercoledì, 27 giugno 2007
Le Memorie del sottosuolo di Dostoevskij e il suo dissidio tra Oriente e Occidente per spiegare una parte dellaOrhanPamuk sua scrittura. Orhan Pamuk viene a Milano, alla Milanesiana, arriva in punta di piedi, modesto, sobrio, e spiega con chiarezza non comune cosa pensa della letteratura, e parla di Proust, Mann e Dostoevkij, della loro capacità di costruire mondi e immagini grandi e forti. E lo vedi sul palco del Teatro Dal Verme, modesto, parlare in quella lingua che un giorno si mise in cammino dalle steppe dell'Asia verso il Mediterraneo, che sembra uno scioglilingua, con la stessa precisione e chiarezza propria del suo ultimo La valigia di mio padre (Einaudi), che contiene tre discorsi fatti dallo scrittore lo scorso anno (uno in occasione del Premio Nobel).

Poi arrivano Jordi Savall e Rolf Lislevand, checon liuto e viola da gamba suonano musica che avvicina alle sfere più alte. Cosa hanno in comune Orhan Pamuk, Jordi Savall e Rolf Lislevand? Sembrano tutti e tre uomini modesti e comuni. Li vedo uscire da casa loro, salire su un aereo, sbarcare a Malpensa a venire al teatro Dal Verme a parlare di letteratura, a suonare musica celeste, sempre tranquilli, tomi tomi. Eppure li diresti il primo un impiegato del catasto dalle parti di Beyoglu, gli altri due donchisiottesche e sanciopancesche (uno è altro e magro, l'altro basso e tombolotto) maschere di un cinema dalle parti di Vic o di Gerona.

Arrivano su questo palco, parlano di letteratura, suonano, Marin Marais e tu (io) vorresti (vorrei) che non smettessero mai.
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categoria:letture, ascolti
martedì, 26 giugno 2007
Al banco del bar chiedo anche una bottiglia d’acqua. Il “ragazzo” del bar, che avrà almeno 6sessant’anni, mi consegna un pacchetto con i rustici e le sfogliatelle e poi mi dice di rivolgermi all’altro “ragazzo”, che avrà almeno sessant’anni, per la bottiglia d’acqua. Allora prendo i due pacchetti e mi sposto dall’altra parte del bancone. Il “ragazzo” è di spalle e sembra stia facendo una fatica di pazzi a spremere tre arance. Ci mette un po a spremerle. Poi viene al banco e mette su un vassoio un bicchiere scarsissimo di aranciata.
Gli chiedo una bottiglia d’acqua naturale. Lui, preso dal vassoio, mi dice che deve finire l’ordinazione. Poi depone sul vassoio un piattino con un cornetto e chiama il camerire per farlo portare al tavolo. Io allora ne approfitto e gli chiedo una bottiglia d’acqua naturale. E il “ragazzo” mi dice di aspettare, arriva in un attimo. Vedo il “ragazzo” sessantenne perdersi nel retro del bar. Riemerge dopo qualche minuto. Io gli chiedo una bottiglia naturale, e gli dico pure che ho il treno che parte e che fa pure caldo. Questione di secondi, mi fa il “ragazzo” ormai maturo, e scompare di nuovo.

Allora torno dal primo “ragazzo” sessantenne e gli chiedo per pietà una bottiglia d’acqua, che c’ho il treno che parte, e che fa caldo. Il ragazzo, misericordioso, mi dà una bottiglia d’acqua naturale bella fresca. E intanto arriva l’altro “ragazzo”. E voi che volevate, mi chiede. Una bottiglia d’acqua, dico, ma non riesco a terminare la frase, il “ragazzo” scappa via e torna con una bottiglia d’acqua. Ecco l’acqua mi fa, è proprio fredda. Osservo la bottiglia, che racchiude un blocco unico di ghiaccio con alcune tracce di acqua allo stato liquido. Grazie, dico, ma il collega mi ha già dato una bottiglia, sa ho il treno che parte. E lui, ma io avevo capito che volevate una bottiglia d’acqua. Si, faccio io, una bottiglia d’acqua, ma il collega gentilmente me  l’ha già data. Ah, fa il secondo ragazzo sessantenne. Io credevo che volevate una bottiglia d’acqua. Quand’è così tutto a posto allora?
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categoria:napoli
lunedì, 25 giugno 2007
Sto nel treno che corre verso Roma, vedo sfilare una collina che ricorda il profilo di un volto femminile, e prati verdi, casette che ti chiedi ma chi ci abiterà li dentro così isolato da tutto il resto, e nel vagone invece ci sono un sacco di americani che pronunciano la loro lingua come se masticassero chewing gum.

Mi addormento. Sogno che la donna seduta davanti a me sta leggendo Maigret e il lettone di Gorges Simenon. Mi ricordo che, poche ore prima, ho preso dallo scaffale della mia vecchia cameretta alcuni libri da portare su a Milano, tra cui Maigret e il lettone di Georges Simenon in una vecchia edizione Mondadori. Osservo la donna che legge e mi viene il sospetto che si sia fregata il libro sfilandolo dalla mia valigia. Allora tiro giù la valigia, la apro e controllo: Maigret e il Lettone è al suo posto. Osservo di nuovo la signora: sta leggendo una rivista femminile! Boh. Tiro su la valigia e torno a sedermi. 

Mi sveglio. Gli occhi si spalancano sulla signora seduta davanti. Sta leggendo Maigret e il lettone di Georges Simenon. Ma è l’edizione gialla dell’Adelphi. Ora mi contano i torni.
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categoria:diario, letture
mercoledì, 20 giugno 2007
Ci sono momenti nella vita in cui è necessario, oltre che ineludibile, fare dei bilanci. Fare considerazioni, valutare, tracciare consuntivi, soppesare, considerare, analizzare. Anche fare autocritica. Sì, autocritica, proprio così. Necesse est. Ma a me di tutta questa storia del bilancio e dei cosuntivi non me me frega niente. Ho abbastanza vini bianchi in corpo e Moscato di Kelibia per tenere tutto in me ne cale. e poi domani parto per Napoli. Tutto il resto è noia (per ora) diceva il Califfo

Viaggerò di notte, seduto, farò fatica a dormire, dormirò poco, e i sogni smozzicati sotto le palpebre si mischieranno indissolubilmente alle luci delle stazioni. Ma anche questo pongo in me ne cale.
Nel frattempo, statevi bene. E un saluto speciale a Pannonica.
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categoria:napoli
domenica, 17 giugno 2007
E' un'isola rettangolare. Non contiene microscopici gusci corallini, né sabbie, né scogli. E l'isola rettangolare su cui preferisco stare a prendere l'ombra. Da qui le cose sembrano assumere un contorno accettabile, forse sono più distanti. Su quest'isola rettangolare anche le cose non fatte e solo pensate o sognate o immaginate hanno un sapore ineguagliabile.

Io amo il mio letto. Amo restare steso sul mio letto a guardare il soffitto con occhio placido. Gli consacrerei volentieri l'essenziale del mio tempo.
(Specie di spazi, Georges Perec)
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categoria:diario, perec
venerdì, 15 giugno 2007
Il piccolo naviglioQui cammino seguendo altri riferimenti: non c'è la linea della costa e il mare, non c'è la vetta del Vulcano, non ci sono le colline alle spalle. I punti a cui mi affido sono più esili, spuntano appena dal tessuto uniforme della città. E portano invariabilmente verso l'acqua. L'acqua mi fa pensare alle navi che solcano il Golfo, quando le seguivo stando affacciato al balcone di casa. A volte era un vero impegno, e mi ricordo che su un quaderno registravo i passaggi, i nomi scrutati con il binocolo sulle prue, la nazionalità.

Ma di barca o legno caracca triremi vascello clipper galea fregata brigantino qui nemmeno l'ombra. Solo un barcone, per di più ormeggiato.
C'era una canzone che faceva E dopo una due tre quattro settimane, Il piccolo naviglio non voleva navigar.
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categoria:foto, luoghi
giovedì, 14 giugno 2007
M'accade in questi giorni faticosi di fare grande confusione.
Per esempio.
Ieri al parlamento (sembra una trasmissione televisiva diretta da La Rosa, ahahha) un parlamentare dell'opposizione ha presentato un emendamento alla legge sulle liberalizzazioni. Sapete cos'è quell'emendamento? Semplice. E' un dispositivo che abolisce il tetto di sconto del 20% per il prezzo dei libri. Significa che, se la legge passasse anche al Senato, nel nostro anossico mercato librario ne vedremmo delle belle. Sconti selvaggi, sì, ma solo per chi se li potrà pemettere. Un bel guaio per piccoli editori e librai (e un relativo vantaggio per i consumatori). Ma la sapete la cosa più divertente?

L'emendamento è passato con i voti dell'opposizione, naturalmente, e con quelli di altri parlamentari (altri). Il tutto mentre il Governo ha già promesso di portare davanti alle Camere una Legge sul Libro (finalmente).

Allora mi date ragione se mi sento confuso?
Se continuo a vedere girare per il palazzo il Sig. Pasculli con al guinzaglio il Trasillo della Patagonia, ben sapendo che il Sig. Pasculli è a casa sua intento a scrivere una lunga lettera, la terza, alla Famiglia Granieri, quelli del piano di sopra? Beh.
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categoria:visioni, pigadev
mercoledì, 13 giugno 2007
Una notte L. sognò una piccola chiesa greca ortodossa. Le tegole rosse del tetto, i mattoni con cui era fatta, tutto gli era famigliare: gli sembrava di averla già vista, di essersi seduto sulla panca di pietra accanto all'ingresso.
Su quella panca sedeva addormentato un frate che sognava se stesso da piccolo, inseguito per strada dai soldati tedeschi. C'era con lui anche un altro bambino, che scappava più veloce, che salì in cima al campanile di una chiesa e si addormentò proprio sotto l'enorme campana. E sognò di camminare lungo il muro di cinta di un grande edificio ospedaliero: sulla sinistra affioravano le tombe di un'antica necropoli. Entrato nell'edificio, il bambino che dormiva in cima al campanile imboccò un lungo corridoio, e subito dalla penombra sbucò un gatto che si divideva a metà, come per un effetto cinematografico, correndogli incontro minaccioso, standosene diviso in due parti. Ma uno strano signore sbucava anche lui dalla penombra del corridoio, e con un bastone lungo e sottile cercava di colpire le due parti del gatto. Poi il signore si stancò dell'inseguimento, si gettò su una sedia e si addormentò. Sognò L. nel suo letto, che sognava un frate addormentato su una panca di pietra accanto all'ingresso di una piccola chiesa ortodossa.
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categoria:visioni