Cammino cammino con la macchina fotografica, dopo tanti scatti in un libreria, e poi appare questa vetrina. C'è scritto sul cartello in alto PURIN
IMPAGLIA
SEDIE
Oh porca miseria! Dice la mia coscienza. Oh porca miseria! dice la mia memoria. Un coro di oh porca miseria. Un impagliasegge, dicono in coro, Un impagliasegge!
Te lo ricordi il grido dell'Impagliasegge ambulante, che percorreva il Corso, e davanti a ogni portone gridava Impagliasegggeeeeeeeee! Ce l'ho ancora nelle orecchie, e quanto tempo è passato? Cerano poche macchine sul Corso, all'epoca, mica come ora. E passava il carretto dell'impagliasegge e il suo grido riempiva l'aria fino a che non superava la curva. E c'era pure un altro ambulante, mi ricordo. Gridava davanti a ogni portone Robbevecccchieeeeeee, aveva un carretto, e ci caricava sopra il superlfuo e il dismesso che scendeva giù dai palazzi del Corso. Ora sulla strada ci sono lunghe file di auto, spesso almeno, e motorini veloci che si piegano in curva.
Ora che il vino Syrah tunisino ha fatto effetto e che continuo ad ascoltare Hunter's Moon dei Thin White Rop vorrei sentire una volta ancora, una sola, il grido dell'impagliasegge.








come alghe sulla spiaggia dopo il riflusso della marea.
del Ciad una tragedia di lungo corso, cominciata nel 1965. E come sempre accade in tutti i conflitti, non solo fratricidi, «la cosa più terribile – sostiene il regista Mahamat-Saleh Haroun - è che vengono legittimati tutti i crimini». Il cineasta conosceva molte persone tra le 40 mila uccise o scomparse negli anni (anche un parente), e ha dovuto abbandonare il paese da esiliato. Ogni volta, tornando, gli capitava di incontrare gli ex-carnefici che hanno ucciso, violentato, bruciato e saccheggiato, e ora detengono il potere. E capisce quanto sia proprio il senso d’ingiustizia ad alimentare l’odio. In più, «esiste in Africa, oggi, una generazione di orfani che non hanno riferimenti, né referenti. E’ molto difficile, ad esempio, vedere i film dei nostri predecessori». Eccolo allora girare un piccolo film che si fa riflessione dal respiro collettivo - tra polvere, sudore e farina di un panificio artigianale – sulla necessità della fine dello spargimento di sangue, con l’intento di offrire un contributo di immaginario ad una nuova identità. Utilizzando attori non professionisti, Haroun ha vietato agli interpreti di parlarsi prima e dopo le riprese, non ha effettuato prove e si è aggiudicato il Premio Speciale della Giuria a Venezia.
associazione d'idee. Penso a William Turner. Cioé, non a lui personalmente, ma ai suoi quadri. Quelli con nuvole, appunto, e nebbie, velature, foschie: agenti atmosferici, si direbbe. Mi interessa il modo con cui Turner provò a dirle, le nuvole, coi colori. Che, a pensarci bene, le nuvole sono difficili da dirsi. Una descrizione delle nuvole non è facile farla precisa precisa: sfuggono, si muovono, non solo nel cielo, ma anche nello spazio del pensiero e nel suo collegamento con la parola scritta. Per questo, alla fine, ho deciso di scattare la foto.