giovedì, 31 maggio 2007
LCammino cammino con la macchina fotografica, dopo tanti scatti in un libreria, e poi appare questa vetrina. C'è scritto sul cartello in alto

PURIN
IMPAGLIA
SEDIE

Oh porca miseria! Dice la mia coscienza. Oh porca miseria! dice la mia memoria. Un coro di oh porca miseria. Un impagliasegge, dicono in coro, Un impagliasegge!

Te lo ricordi il grido dell'Impagliasegge ambulante, che percorreva il Corso, e davanti a ogni portone gridava Impagliasegggeeeeeeeee! Ce l'ho ancora nelle orecchie, e quanto tempo è passato? Cerano poche macchine sul Corso, all'epoca, mica come ora. E passava il carretto dell'impagliasegge e il suo grido riempiva l'aria fino a che non superava la curva. E c'era pure un altro ambulante, mi ricordo. Gridava davanti a ogni portone Robbevecccchieeeeeee, aveva un carretto, e ci caricava sopra il superlfuo e il dismesso che scendeva giù dai palazzi del Corso. Ora sulla strada ci sono lunghe file di auto, spesso almeno, e motorini veloci che si piegano in curva.

Ora che il vino Syrah tunisino ha fatto effetto e che continuo ad ascoltare Hunter's Moon dei Thin White Rop vorrei sentire una volta ancora, una sola, il grido dell'impagliasegge.
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categoria:foto, ascolti, napoli
giovedì, 31 maggio 2007
Non ce la faccio più
chiamate un taxi
(gli Squallor)
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categoria:ascolti
mercoledì, 30 maggio 2007
Lunedì ho seguito una trasmissione su Radio 3 Rai. era dedicata al film Ascensore per il patibolo, di Malle. Quel film la colonna sonora la scrisse e suonò Miles Davis, che avrebbe inciso solo un'altra colonna sonora, molti anni dopo, quella di Siesta. Ma niente a che vedere con Ascensore per il patibolo. E nella trasmissione di Radio 3 Rai facevano ascoltare pezzi di conversazioni del fim, delle scene salienti, ricostruendo tutta la trama, e anche pezzi della colonna sonora, con un Miles Davis strepitoso immerso nel suo jazz benedetto della fine degli anni '50, per la precisione il 1958, che soffiava veloce e free nella sua tromba e suonava un po' diverso dai dischi che stava incidendo in quel periodo. Se volete vedere qualcosa di interessante andate dalle parti di  Nonsoloproust.

E mentre ascoltavo la musica di Ascensore per il patibolo, un thriller si direbbe e anche un po' noir si direbbe sempre, ho pensato una cosa semplice semplice: voglio vincere un sacco di soldi a qualche superenalotto o lotteria o latteria non so bene e comprarmi la colonna sonora di Ascensore per il patibolo.
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categoria:visioni, ascolti, blog
lunedì, 28 maggio 2007
A quei tempi per le strade di Parigi non incontravi, chessò, Cicchitto, o Bondi, o Giovanardi, no. Per le strade di Parigi potevi imbatterti in Stravinsky, Picasso, Tzara, Cocteau, Duchamps, Debussy, Man Ray, René Clair, Diaghilev, Max Jacob. E potevi anche incontrare, a passeggio, Erik Satie.

Erik aveva una stanza ad Arcueil. Dopo la sua morte, gli amici vi trovarono, nella stanza, quattromila bigliettini, chiusi in scatole di sigari, e un gran numero di ombrelli.

Ho, finalmente Quaderni di un mammifero (Adelphi), e ora mi interessa solo leggerlo. Senza fretta.

Tra l'altro, Satie s'inventò la Musique d'Ameublement, che lui stesso definì così:

La Musique d'Ameublement è in sostanza un prodotto industriale. L'abitudine, l'uso, vogliono che si faccia musica in circostanze con le quali la musica non ha niente a che vedere. Si suonano in codeste occasioni Fantasie d'Opera, Valzer e simili composti per tutt'altro fine. Noi vogliamo produrre una musica dichiaratamente utilitaria. L'Arte è un'altra cosa. La Musique d'Ameublement crea una situazione, senza altro scopo. Ha la stessa funzione della luce, del colore e del confort in tutte le sue forme.

Ci pensate? Musique d'Ameublement nelle nostre città? Musica composta appositamente per banche, uffici postali, piscine, stadi di calcio, grattacieli, stazioni, metropolitane, grandi magazzini, centrali idroelettriche, inceneritori, depoisiti degli autobus, autorimesse.
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categoria:letture, ascolti
domenica, 27 maggio 2007
Girando per la città, come sempre finisce che conversazioni e immagin s’impigliano e rimangono attaccateSopra la mucca come alghe sulla spiaggia dopo il riflusso della marea.

Giù, sotto terra, nella stazione Loreto della Metropolitana, c’erano due uomini africani e una donna cinese che discutevano. Erano venditori di pupazzi, giocattoli, strani aggeggi luminosi rotanti, e collane, maschere di legno, oggetti di legno intagliato.  Discutavano, era una questione di spazio, la loro. Erano in tre e dovevano dividersi il passaggio che porta dall’atrio principale alla banchina della Linea 1. La donna cinese diceva

A me selve questo spazio, io gioco questo spazio!

Uno degli uomini africani diceva

Tu prendi troppo spazio, io sto accanto a te tranquillo!

E l’altro

Uno spazio deve bastare per tre persone, dividiamolo!

Poi, in piazza della Scala, c’erano due donne ucraine sedute su una panchina, e stavano pranzando. Avevano due grosse borse stracolme, e mangiavano grossi pomodori tagliati a metà.

Quando arrivo a San Babila, in fondo a corso Vittorio Emanuele, vedo un altro signore che arriva da lontano, che sta leggendo il giornale utilizzando come appoggio un’opera d’arte. Che, messa così, sembrerebbe un atto di vandalismo. Ma non lo è di sicuro. Il signore che arriva da lontano legge il giornale poggiato su una delle mucche che da qualche settimana arredano lo spazio urbano milanese. Nessun problema. Nessuna opera d’arte!
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categoria:diario, foto
venerdì, 25 maggio 2007
Mercoledì 30 maggio 2007, presso la Libreria del giallo di Milano, via Peschiera 1 dalle ore 19 siete tutti invitati a:
 
Il giallo dei blogger: oggetti non identificati a confronto
 
Una serata di chiacchiere e confronti tra scrittori, editori, librai e blogger. Con giochi e letture di giallini da sms. Con aperitivi e stuzzichini. Son previsti omaggi e premi per tutti i partecipanti e giocatori che interverranno.
 
Chi non potrà esserci fisicamente potrà intervenire virtualmente attraverso questo blog, lasciando nei commenti osservazioni, domande e contributi che saranno lette durante l'incontro mettendo in comunicazione i presenti con gli assenti!
 
Interverranno:
 
zop
sbucciature
ilfranz
appunti
falso idillio

.mau.
ilprofessionista
stann
ilpietrificatore
melpunk
lorologiaio
senzapartealcuna
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categoria:blog
giovedì, 24 maggio 2007
Parlando del Robinson Crusoe di De Foe, Robert Louis Stevenson a un certo punto scrive:

Ogni singolo oggetto che il naufrago recupera dalla carcassa della nave costituisce "a joy for ever", motivo di gioia perenne, come con le "things of beauty" di Keats, per chi ne viene informato attraverso la lettura: proprio quelle, e non altre, sono le cose che bisognava assolutamente trovare, e basta un nudo elenco a rimescolarci il sangue.
(R.L. Stevenson, L'isola del romanzo - Sellerio)

Perché mi ha colpito questa considerazione? Per prima cosa, perché ricordo perfettamente che quando lessi Robinson Crusoe mi capitò proprio di sentire rimescolarsi il sangue davanti all'elenco di oggetti recuperati dal relitto in via di disfacimento sui bassi fondali da Robinson (le letture infantili, quanto sono irrimediabilmente profonde e definitive!).

Ma mi ha interessato ancora di più la considerazione sul motivo di gioia perenne che sbuca fuori da un nudo elenco di oggetti. Riguarda la mia passione, che mi sembra rimontare alle origini del mio leggere, per gli elenchi, per le liste. E' sempre stato così, se ricordo bene: gli elenchi mi sono motivo di goia.

Così mi approssimo, ancora per un pezzetto, ancora una volta, a quello che chiamo, senza attribuirgli nulla di fantastico, il personale mistero della lettura.
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categoria:letture
mercoledì, 23 maggio 2007
L’aridità delle rappresaglie, stagione secca (Daratt,appunto) che è strascico di ogni guerra civile. Nel casoDaratt del Ciad una tragedia di lungo corso, cominciata nel 1965. E come sempre accade in tutti i conflitti, non solo fratricidi, «la cosa più terribile – sostiene il regista Mahamat-Saleh Haroun - è che vengono legittimati tutti i crimini». Il cineasta conosceva molte persone tra le 40 mila uccise o scomparse negli anni (anche un parente), e ha dovuto abbandonare il paese da esiliato. Ogni volta, tornando, gli capitava di incontrare gli ex-carnefici che hanno ucciso, violentato, bruciato e saccheggiato, e ora detengono il potere. E capisce quanto sia proprio il senso d’ingiustizia ad alimentare l’odio. In più, «esiste in Africa, oggi, una generazione di orfani che non hanno riferimenti, né referenti. E’ molto difficile, ad esempio, vedere i film dei nostri predecessori». Eccolo allora girare un piccolo film che si fa riflessione dal respiro collettivo - tra polvere, sudore e farina di un panificio artigianale – sulla necessità della fine dello spargimento di sangue, con l’intento di offrire un contributo di immaginario ad una nuova identità. Utilizzando attori non professionisti, Haroun ha vietato agli interpreti di parlarsi prima e dopo le riprese, non ha effettuato prove e si è aggiudicato il Premio Speciale della Giuria a Venezia.

Un panettiere con un passato da criminale di guerra, già scampato per un soffio ad una mano assassina che lo ha reso invalido. Armi nell’armadio, alle volte ancora preda di scatti d’ira, ma alla ricerca di redenzione attraverso la pratica religiosa, la beneficenza, l’insegnamento del mestiere, il tentativo di adozione. E poi un ragazzo con una missione omicida affidatagli dal nonno e un rancore che gli rende difficile relazionarsi agli altri. Trova, conflittualmente, una figura paterna ed un lavoro in cui canalizzare le pulsioni, rendersi autosufficiente, provare gratificazione. Nell’esemplare scontro-incontro tra un giovane e un adulto - psicologico, semplice e complesso a un tempo - la tensione sociale della nazione. Alle basi di un domani diverso non ci sarà perdono né riconciliazione, ma almeno neanche vendetta.

Federico Raponi
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categoria:cinema
martedì, 22 maggio 2007
Le volte che mi soffermo a osservare le nuvole, che poi non è così frequente, mi capita di fare un'immediataNuvole associazione d'idee. Penso a William Turner. Cioé, non a lui personalmente, ma ai suoi quadri. Quelli con nuvole, appunto, e nebbie, velature, foschie: agenti atmosferici, si direbbe. Mi interessa il modo con cui Turner provò a dirle, le nuvole, coi colori. Che, a pensarci bene, le nuvole sono difficili da dirsi. Una descrizione delle nuvole non è facile farla precisa precisa: sfuggono, si muovono, non solo nel cielo, ma anche nello spazio del pensiero e nel suo collegamento con la parola scritta. Per questo, alla fine, ho deciso di scattare la foto.

Intanto, mi sono detto, la tengo da parte, poi la vado a ripescare e la osservo con calma. Prima, magari, ne assaporo il sapore del ricordo (quello che mi ricordo di aver visto), ci passo sopra la lingua, poi provo a descriverla, quella nuvolaglia. Che poi è proprio la nuvolaglia che si vedeva in cielo mentre la Si.ra Fantoni e il collega si stavano accoppiando nella sala del controllo traffico della Metropolitana.

La Sig.ra Fantoni sta con le palme delle mani aperte sulla consolle della sala Controllo Traffico della Metropolitana. E' chinata verso lo schermo luminoso. Ha la gonna sollevata e le mutandine abbassate. Dietro di lei c'è il collega Arlini, che si muove avanti e dietro tenendole le mani sui fianchi. Il movimento retrostante causa nella La Sig.ra Fantoni continui spostamenti delle mani aperte, che scivolano sulla consolle. Clic: la mano schiaccia il pulsante per la trasmissione audio delle stazioni di tutta la rete metropolitana. E i passeggeri di tutte le linee, in tutte le stazioni, sentono la Sig.ra Fantoni, che poi non sanno che è la Sig.ra Fantoni, dire: ohhohhh, ohhhohhhhh, ohhhhhh. Poi un altro Clic, e torna il silenzio audio, poi un altro Clic, e si sente la Sig.ra Fantoni dire Ohhhhh sììììììììììììììì. Ma i passeggeri della metropolitana non sanno che è la Sig.ra Fantoni.
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categoria:racconti, visioni, foto, scrittura
martedì, 22 maggio 2007
Just an illusion
cantavano anni fa gli Imagination (uh uh aha aha)!
infatti è tutta un'illusione
i quadri di Serafini (ieri) - al Pac
e quelli di Tadini (oggi) - allo Spazio Tadini
alla presentazione dell'ultimo libro di Paolo Grugni
che si intitola Mondo serpente
edito da Alacràn
Perché lo dico?
Mi sono illuso di digerire vino bianco, vino rosso e cornetto gelato insieme.
Direbbe il cugino Lefty: (mi) VOTO ZERO
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categoria:visioni, letture, ascolti, blog