lunedì, 30 aprile 2007
Ho dato un'occhiata agli accessi al blog di oggi. E' uno sport divertentissimo.
Qualcuno è arrivato qui cercando su Google "foto di donne con la gonna con le mutandine in bella vista sedute a gambe aperte in metropolitana". Più che una chiave di ricerca sembra un modulo compilato scrupolosamente in tutte le sue parti. La persona che ha fatto quella ricerca cercava proprio "foto di donne con la gonna con le mutandine in bella vista a gambe aperte in metropolitana". Il contrario di quel tale che spesso arriva qui dopo aver effettuato una ricerca semplicissima, fatta di sole tre parole: "katia ricciarelli nuda". Sono estasiato.
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categoria:blog
domenica, 29 aprile 2007
Il segno dei quattro di Conan Doyle è uno di quei romanzi che potrei rileggere infinite volte. E' stata la mia prima lettura holmesiana. Ma è una lettura che ha anche un altro valore. Il segno dei quattro ha contribuito a creare in me un'idea di Londra. Non riesco a pensare Londra, dove non sono mai stato, prescindendo dalla lettura di quel libro. Se penso a Londra lo faccio pensando alla Londra di Sherlock Holmes. Credo che, se andrò in quella città, dovrò subito convincermi che non ci sono più i lampioni a gas che ritagliano coni luminosi nella massa della nebbia giallastra. E che le strade non sono più percorse da carrozze a cavalli.

E, pensandoci meglio, mi rendo conto che il meccanismo non è valido solo per Londra. Per esempio, prendiamo Praga, dove sono stato, invece. Quella città l'ho pensata prima leggendo Ripellino, Langer, Kafka, Hasek, Perutz. Poi, però, a Praga ci sono andato. Ma l'ho vista, comunque, avendo letto Kafka, e Perutz, e Hasek e Ripellino e gli altri. Quindi, ora, sono abbastanza convinto che le città per me sono anche quello che ho letto di loro. Vedere una città è anche averla letta.

L'idea di una città si crea prima di vederl: un'impronta preventiva. A volte più bella.
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categoria:letture, luoghi
sabato, 28 aprile 2007
Il tempo ha un suono, ha dei suoni. Ci pensavo ancora una volta leggendo un post di Nadezhda. Il tempo assorbe i suoni che lo scandiscono: l'acciottolio dei piatti nel lavandino, lo scricchiolare di passi sul vialetto, le voci in cortile, il passaggio lontano di un motorino. E poi, come cambiano i suoni a seconda della stagione. Con il primo caldo si sono dilatati. I suoni che provengono da fuori e s'infilano nella finestra aperta sono ampi, ariosi, sembrano partecipare dell'eternità. E così sarà sempre di più fino all'estate.
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categoria:blog, notturni
giovedì, 26 aprile 2007
Il viaggio si preannuncia subito fastidioso.
Un gruppo di cinesi, in maggioranza donne, bercia senza pietà dietro le mie spalle. Sembrano un branco di gazze a convegno. Il tono delle voci è altissimo, e l’effetto è reso insopportabile dal ritrmo delle emissioni sonore vocali che si sovrappongono di continuo. Poi c’è una signora di Avellino che ttacca subito a parlare con una giovane coppia di operai delle lande monzesi. La signora parla per tre: dice qualsiasi cosa, non conosce limiti, non ci sono osservazioni, anche le più minute e insignificanti, che consideri indegne di essere dette. Il ragazzo davanti a me, che ha un libro di management, parla al telefono col padre. Il cellulare di una signora di mezza età squilla ogni dieci minuti, con la suoneria che riproduce il trillo dei vecchi telefoni di bachelite.

Ora scendo prima di arrivare a destinazione, penso. Scendo a Torre Ponte Pizzo. Oppure a Castel Furbetti, oppure a Borgosella. Che poi se uno scende in un posto come Borgosella o Castel Furbetti magari scopre pure un buon ristorantino che si segna il nome e si ripromette di tornare a mangiare in quel ristorantino di Castel Furbetti ma poi alla fine non riuscirà mai a tornare.

Intanto la signora di Avellino sta parlando di Catania e di Aci Castello con la coppia di giovani operai delle lende monzesi.
E dice:

Signora: Aci Castello? E’ un posto bellissimo!
Ragazza: Si?
Signora: Si! Ci fu pure uno scrittore che si studia a scuola che scrisse di Aci Castello! Mi pare che si chiamava Verga.
Ragazza: Sì, Verga. Bravo Verga!
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categoria:diario
mercoledì, 25 aprile 2007
ModelliDevo averlo già detto: vicino casa c'è un'ampia offerta di svago. C'è il sexyshop, di cui qui è ritratta la vivace vetrina.C'è il cinema a luci rosse, con la cassiera di mezza età inoltrata e tristanzuola, e poi il locale per scambio di coppie, darkroom e altro. Una metafora della contemporaneità: l'imbarazzo della scelta.
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categoria:foto, luoghi
mercoledì, 25 aprile 2007
Entri nel bar. Il locale ha una minuscola sala d’ingresso, giusto lo spazio per quattro tavolini, attraverso cui si accede a una sala enorme, sviluppata per lo più in lunghezza. C’è un bancone alto e lungo, proporzionato alle dimensioni dell’ambiente. Ordini un pacchetto di sigarette, poi un caffè e un cornetto alla crema: vai a sceglierlo tra i tanti tipi di cornetto chiusi in una vetrina sul bancone. Non ci sono cornetti alla crema, ma giganteschi dolci a forma di conchiglia bivalve chiusa. Ne prendi uno, stringendolo con un minuscolo tovagliolino di carta, microscopico in confronto alle dimensioni spropositate del dolce. Intanto, un altro cliente, che è l’unico nel bar oltre te, cerca di allungare una mano per rubarti la sigaretta che hai acceso e da cui hai già fatto qualche tiro. Tu lo sconsigli di portarti via la sigaretta con lo sguardo e con un movimento della mano, aggressivo. La sigaretta è stretta e lunga, in proporzione alle dimensioni oblunghe del locale.

Ti svegli, e la prima impressione è che la stanza da letto sia più lunga che larga. E che il letto sia più lungo che largo, proporzioanto alle dimensioni della stanza da letto.
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categoria:notturni
lunedì, 23 aprile 2007

Come si può essere consapevoli della sofferenza, dell’imparare a imparare, dell’inautenticità e autenticità della nostra esistenza, se non sappiamo le parole non solo per dire, per nominare ciò che sentiamo e viviamo, ma neppure per ascolare; se nessuno ci ha insegnato come trovarle, se anzi abbiamo perso l’idea dell’importanza delle parole; se nessuno più ci ricorda che articolare le parole in frasi ci permette appunto di essere maestri di una situazione – di una situazione di sofferenza, ad esempio.

Bisognerebbe ricordarsi più spesso che leggere e scrivere sono una fatica del corpo. “Leggere” (così come “religione”) viene dalla stessa parola che designa un’attività fisica legata all’agricoltura, al lavoro della terra:”legare”, fasciare insieme.

La penuria di parole e frasi traduce l’impoverimento della vita. Così, la distanza dalle cose e dalle esperienze reali, concrete; la triste insensatezza di certe costruzioni abitative, come le villette con le statuine dei sette nani; l’inacpacità di descrivere un’espereinza vissutal, per esempio un viaggio, ma solo di commentarla: sono alcuni esempi di come, metaforizzazione su metaforizzazione, si finisca per “vivere per trasposta persona”.

Scriveva Beppe Sebaste in Porte senza porte (Feltrinelli), e mi porta a pensare a una considerazione di Ezra Pound

Una fondamentale accuratezza d’espressione è il solo e unico principio morale della scrittura.

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categoria:letture, scrittura
domenica, 22 aprile 2007

Non sono i corvi di Van Gogh, neri sul giallo dei capi riarsi di Provenza, né quelli di Allan Poe. Solo grossi corvi che si alzano in volo pesanti dietro casa. Sono neri come certi pensieri. Per ammazzarli certi pensieri non ci voglio i fucili: bisogna scriverli. sembra che, solo quando sono consegnati a fogli segreti, nascosti a tutti, certi pensieri perdono quota e si schiantano al suolo.

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categoria:scrittura, notturni
venerdì, 20 aprile 2007
Alla Scighèra, in Bovisa, c’erano i Wu Ming. La sala era piena, e loro stavano seduti sul bordo del palco dove di solito si tengono i concerti. E spiegavano alla gente Manituana, il loro nuovo romanzo (Einaudi). Che a sentire loro è interessante, come lo hanno ideato, come hanno raccolto le fonti e le documentazioni storiche che servivano alla storia, e i linguaggi che hanno usato.

Per una lettera scritta a Londra si sono inventati un linguaggio gergale che unisce lo slang londinese a espressioni emiliane e altre budella dialettali.

Manituana un po’ mi attrae: la storia dell’America alla sua alba, degli indiani, di un loro viaggio a Londra. Della guerra d’indipendenza.
Insomma, i motivi per leggerlo ci sarebbero.

Ma io mi dico: che senso avrebbe comprare ora quel libro? Non riuscirei nemmeno ad aprirlo. Osservo la torre di libri in attesa di lettura sullo scaffale-limbo, il quinto ripiano dal basso della libreria. C’è di tutto, da legger, ma cito solo sei libri:

Julio Cortàzar, Il viaggio premio (Einaudi)
Charles Dickens, Da leggersi all'imbrunire (Einaudi)
Andrea De Carlo, L’ombra del mare (Polistampa)
Marcello Fois, Memoria del vuoto (Einaudi)
Arminius Vambéry, Un falso derviscio a Samarcanda (Touring Club Italiano)
Fernando Pessoa, La divina irrealtà delle cose (Passigli)

Insomma, la voglia di comprare Manituana non ce l’ho? Qualcuno di voi lo leggera? Lo sta già leggendo? E se si, com’è?
Intanto la faccenda della scrittura collettiva continua ad affascinarmi. Mentre ascoltavo Wu Ming raccontare come scrivono, come collaborano, come intervengono sulla scrittura degli altri, non mi perdevo una parola. Vuol dire che poi, alla fine, leggerò Manituana? Boh.
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categoria:letture, luoghi
giovedì, 19 aprile 2007
La primavera ha un senso. Una logica ferrea la percorre, o meglio, una legge insopprimibile la anima: il risveglio. Tutto dovrebbe risvegliarsi, compresi gli orsi, che però sembra che quest’anno, a causa delle altre temperature, in letargo non ci sono mai andati (e si dice pure che abbiano affollato fino a tarda notte le discoteche del riminese).

A me, con molte altre cose, interessa questo risveglio. Come fosse uno smuoversi del pensiero e del corpo insieme.
Perché

Occorre sloggiare continuamente dalla vecchie poltrone dove si ha l’abitudine di stravaccarsi


come scriveva René Daumal in una lettera indirizzata, il 19 agosto 1942, all’amica Geneviève (in Il lavoro su di sé, Adelphi), indicando nella stasi poltronesca un pericolo per l'intelligenza.

Ho paura di queste poltrone impolverate di pigrizia: comodissime, esse sono più infide delle sabbie mobili nella foresta di Maracaibo, quella dove il Corsaro Nero inseguì invano il perfido nemico Van Gould.
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categoria:letture, notturni