sabato, 31 marzo 2007

Secondo Paracelso, chiamato in causa da Aby Warburg, a sua volta citato da Giorgio Agamben nel suoMelissani Recente Ninfe (Bollati Boringhieri), le Ninfe sono spiriti elementari, e appartengono a un grado della creazione “diverso e separato tanto dagli uomini che dagli animali”. Le Ninfe (o Ondine legate all’acqua, e con esse Silfi dell’aria, Gnomi della terra e Salamandre del fuoco), sono esseri intermedi, possiamo dire liminari, posti tra, abitatrici del margine, dell’intercapedine. Boccaccio fu l’inventore della Ninfa come figura per eccellenza dell’oggetto d’amore. Per me, direi, sono oggetto d’attrazione. Sono attratto da quella liminarietà, dal margine nascosto, dall’ombra, da ciò che abita senza essere visto. Un luogo per tutti, di questa attrazione è la Grotta di Melissani, nell’isola di Cefalonia. La grotta è occupata da un lago, sui ci margini si venerarono le Ninfe che lo abitavano. In barca, su quelle acque, mi sentivo i capelli e la pelle sollevare di timor panico, nonostante le voci dei turisti. Li ci dovevano essere amcora le Ninfe, magari stordite da rumori inconsueti, e dal rovinio dei Tempi, ma ancora vive. Lo voglio pensare io. Lo so. Perché a me un mondo senza Ninfe sta stretto. Come una camicia di forza.

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categoria:letture, luoghi, notturni
venerdì, 30 marzo 2007

Avevo deciso di scrivere un post sulle Ninfe, su Aby Warburg, su Roberto Calasso e Giorgio Agamben, e sulla grotta di Melissani nell’isola di Cefalonia. Nell’isola di Cefalonia c’è questa grotta e dentro la grotta c’è un lago. E nel lago c’erano le Ninfe. C’erano. Poi vai a vedere se ci sono ancora oggi. Io quando ci sono andato, nella Grotta di Melissani a Cefalonia c’erano le voci che disturbavano, non si poteva pensare in santa pace alle Ninfe. Si ma che stavo dicendo. Ah, sì, volevo scrivere un post su queste cose, ma poi sono andato a farmi l’aperitivo, e poi a sentire un concerto: un quartetto d’archi che eseguiva musica di Bach. E poi sono tornato a casa, e m’ha preso una pigrizia invincibile. Allora non ho scritto QUEL post, ma ho scritto QUESTO post.

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categoria:luoghi, blog
martedì, 27 marzo 2007

In casa è arrivato questo libro: La donna del Père-Lachaise, di Claude Izner (Nord).
Leggo la nota di copertina:

Parigi, 1890: una donna svanita nel nulla, una serie di misteriosi omicidi, un libraio che indaga tra occultisti e mendicanti. Un giallo di grande atmosfera.

Uhm. A parte il fatto che avrei preferito che la storia si svolgesse nel 1889, il mio anno feticcio, potrebbe trattarsi di una storia da leggere, un piacevolepassatempo. Vabbe. Poi giro il volume  eleggo la quarta di copertina. Ci sono estratti di articoli apparsi sulla stampa e dedicati al libro precedente, Il mistero di rue Saintes-Pères.. Sentite:

Le autrici hanno saputo immaginare una trama che dosa sapientemente sorprese e colpi di scena.
la Repubblica

Le autrici? Sapientemente? Pare che se non è scritto sapientemente un libro sia ormai consdierato una ciofeca. Provate a leggere le recensioni in giro.

Un libraio che s’inventa detective nella chiassosa Parigi del 1889; un mistero supportato da chissà quali intrighi; un’ambientazione godibile e raffinata (…) Per tutte queste ragioni, Il mistero di rue des Saints-Pères non mancherà di far presa anche sul lettore più esigente.
Il Sole – 24 Ore.

Poi apro la prima pagina del libro: la stori aè ambientata nel 1889. Un punto a suo favore, per il fatto della data. Ma, mi chiedo, chi scrive i risvolti e note di copertina? E, anche, chi scrive gli articoli e le recensioni sui giornali?
Mah

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categoria:letture, editoria
lunedì, 26 marzo 2007

Tempo non c'è tempo sempre più in affanno
inseguo il nostro tempo vuoto di senso senso di vuoto                                                                                                         corso-buenos-aires
E persone quante tante persone un mare di gente nel vuoto

Lungo Corso Buenos Aires
Corro
Veloce
Sfrecciano le vetrine
Come sono veloce

year play rest my way day thing man your world life
the hand part my child eye woman cry place work week
end your end case point tu sei quello che tu vuoi
government the company my company ma non sai quello che tu sei
Number group the problem is in fact
money money……

Corro, velocissimo
sono sempre stato veloce
sfrecciano le vetrine
le facce

Danni fisici psicologici collera e paura stress
sindrome da traffico ansia stati emotivi
primordiali malesseri pericoli imminenti
e ignoti disturbi sul sesso

Venti di profezia parlano di nuovi dei che avanzano                                                                                                   Hotel_Aurora_Milano__440504
year play……………….

Tempo non c'è tempo sempre più in affanno
inseguo il nostro tempo vuoto di senso senso di vuoto

Musica nelle orecchie                                                                                  Franco Battiato
Il vuoto

Danni fisici psicologici collera e paura stress
sindrome da traffico ansia stati emotivi
primordiali malesseri pericoli imminenti                                                   e ignoti disturbi sul sesso

Automobili
Dirigibili
Sommergibili
Tutti in Corso Buenos Aires
Ma quanto rumore

Venti di profezia parlano di nuovi dei che avanzano
Tu sei quello che tu vuoi ma non sai quello che tu sei
end your case point Tu sei quello che tu vuoi
government and company my company ma non sai quello che tu sei
number group the problem is in fact
money money........

Mi fermo di colpo
Mi dico:
Cazzo, sto correndo!

Tempo non c'è tempo sempre più in affanno
inseguo il nostro tempo
vuoto di senso senso di vuoto

Il vuoto, Franco Battiato

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categoria:diario, luoghi, ascolti
sabato, 24 marzo 2007

Non ricordo più da quanto tempo non pioveva.
S’è sentito un ticchettìo leggero, all’inizio, poi più forte, risvegliare il silenzio denso dietro casa, e l’albero spoglio, e il tetto più in basso. Le gocce sembravano dense, come arrivassero dall’alto dove erano state magari neve o grandine, con la memoria ancora di una diversa consistenza.

Dall’altra stanza arrivano le note di Languir me fais, di Clément Marot, eseguita dal trio Emanuela Galli (canto), Gabriele Palomba (liuto), e Franco Pavan (liuto):

Sans t’avoir offensee,
Plus ne m’e scripts plus
De moy ne t’enquiers,
Plus tost mourir

Que changer ma pensee.

La signora ucraina dell’appartamento accanto stende un telo di plastica trasparente per proteggere i panni stesi.

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categoria:diario
giovedì, 22 marzo 2007
Il mondo nella mente/ blog-recensiamolo

Il titolo è efficace: Il mondo nella mente. Sull'autore, Mario Galzigna  non posso che dire il meglio: Heteronymos  è uno di famiglia! Ma anche se il mio è un punto di vista di parte, devo dire che il libro merita. Merita perchè è un libro coraggioso: invita a  ripensare la cura del disagio psichico, a immaginare una dimensione della mente senza confini e riempita di mondo. E soprattutto è controcorrente rispetto alla letteratura di settore proprio perchè valorizza la rete, la blogosfera, l'esperienza di immersione nel virtuale.

A me piacerebbe continuare a scriverlo, questo libro, partendo dalla rete. Perciò propongo che Heteronymos metta in rete qualche pagina del suo libro come punto di partenza. Prendiamoci un mese di tempo, raccogliamo le idee e poi pubblichiamo su Pol.it,, la  prima rivista telematica europea di cultura "psi".
Per la prima volta nella Rubrica LIBRI uscirebbe una blog/recensione esito di un lavoro collettivo. Una blog/recensione scritta dai tanti autori che saremo. Con tanti link ai post che ne parleranno e a firma di tutti i blogger che vi prenderanno parte...

Il mondo nella mente da oggi in libreria, esce nell'agile collana Elementi di Marsilio e si compra qui.
Mario Galzigna ha scritto anche La sfida dell'altro e Volti dell'identità. In rete, su Pol.it, si può scaricare la terza edizione di La malattia morale.

Il post arriva paro paro dal blog di cugina Maddalena Mapelli. Il libro è del cugino Het. A prossimi aggiornamenti. Saluti.

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categoria:
martedì, 20 marzo 2007

Certo che l’editore Polillo se l’è inventata davvero bella. Un giorno ha creato “I bassotti”, una collana di libri gialli per la maggior parte di provenienza anglo-americana e scritti tra 1l 1920 e il 1940. Nella collana ci sono inediti per l’Italia, ma anche riscoperte, recuperi di titoli autori dimenticati o poco noti ma che hanno contribuito a scrivere la storia del poliziesco e del thriller. Perché dico ‘sta cosa? Ah sì, perché l’editore Polillo mi ha mandato due volumi della collana. Qui ho Tre donne in abito da sera di Helen Reilly.Si tratta di un caso interessante: la vittima, un attore, viene assassinata nel corso di uno spettacolo teatrale, davanti agli occhi degli spettatori.

E poi aggiungo che “I bassotti” hanno una veste grafica standard: copertine rosse una piccola illustrazione in china al centro. Sobri. Tascabili. Riconoscibili.”Collezionabili” (elementi preziosi per i lettori “seriali” di gialli). Bel lavoro di Polillo Editore, dunque, che si affianca a quella schiera di editori (piccoli?), e penso a Giano, per fare un unico nome, che lavorano, e bene, alla costruzione del loro catalogo.

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categoria:letture, editoria
domenica, 18 marzo 2007

Questo è il Lucifero di Von Stuck, esposto in una recente mostra al Mart di Rovereto. E’Lucifero un po’ che me lo studio questo quadro. Non tanto per Lucifero, per ciò che è legato a Lucifero, a ciò che rappresenta. Ma per come Von Stuck l’ha dipinto. A me sembra che questo Lucifero dica in tutti i modi che arriva da altrove, o che comunica con l’inattingibile: metà corpo è proteso in avanti, l'altro è ancorato al fondo, al dietro, a un altro piano. Sembra dire che l’inattingibile, per quanto tale, può filtrare da questa parte, sbucare fuori, forando l’intercapedine che divide il qua e il là. Ci sono gli occhi bianchi di Lucifero, che non sai dietro cosa ci sia, non sai che dimensione, che panorami, che abissi. Che sembra che il corpo di Lucifero sbuchi da Altrove, proteso in avanti , e con lui gli occhi: come il foro tondo di un pozzo di cui non si vede il fondo.

E a me piace, anche, che la letteratura sia un po’ come quel lucifero, che faccia capire con forza che sta arrivando da quell’altra parte, che lo ricordi con improvvisi bagliori (ogni tanto almeno). Che lasci passare l'aria strana delle profondità da cui arriva, che sbarri l'occhio bianco di Lucifero.

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categoria:tunisia, scrittura
venerdì, 16 marzo 2007
Synesius è il vincitore del piccolo concorso scrivi un racconto gotico partendo dal mio (demenziale) incipit, quello della marmellata e del dito sanguinante. A Synesius spettano dei libri in omaggio. E un grazie per la disponibilità, insieme agli altri partecipanti!

La pendola che non ho

è quasi mezza notte. Mi sanguina l’indice della mano destra, e intanto mangio pezzi di formaggio grana intinti nella marmellata (la mostarda di frutta è finita). È la seconda volta che sento rumori provenire dal soggiorno. E a casa non c’è nessuno tranne me.

Beh, quando sono alle prese con il formaggio grana non mi distraggo facilmente, ma non appena deglutisco l’ultimo boccone la pendola del soggiorno incomincia a battere il primo rintocco, e nello stesso momento la piccola pozza di sangue che si è formata sul tavolo – e a cui, preso dall’estasi casearia, non avevo fatto caso – si mette a filo filare sul pavimento, come se volesse andare da qualche parte. È al quinto rintocco che realizzo di non possedere una pendola. Tento di alzare la mano per indicare a me stesso quel sangue semovente, ma non ci riesco: la mano è una buccia vuota, come se oltre al sangue fosse fuoriuscito anche tutto il resto.

Al settimo rintocco sento i mobili ballare, come se stessero improvvisando un tip-tap sul ritmo funerario della pendola che non ho.

Fra il nono e il decimo colpo il fiumiciattolo di sangue – ma altro ne continua a sgorgare dall’indice floscio – oltrepassa la porta che divide la cucina dal soggiorno, mentre una vocina mi suggerisce di sbrigarmi, che di là (di là?) mi stanno aspettando, che senza di me la festa (la festa?) non può mica iniziare.

All’undicesimo rintocco mi accorgo di non avere più un corpo: il fiumiciattolo è diventato un allegro torrentello e io sono una buccia vuota che galleggia a mezz’aria. Tipo un ectoplasma. Un paio di miei simili fanno capolino dal soggiorno, invitandomi a unirmi a loro. Mi avvio incuriosito, ma prima di svolazzare via dalla cucina, proprio mentre risuona l’ultimo rintocco, scorgo pezzetti di grana misti a marmellata sul pavimento. Lo sapevo, penso, che c’era la fregatura.

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categoria:letture, scrittura
martedì, 13 marzo 2007

Leggendo un numero di Alias di qualche settimana fa, ho scoperto che nel New Mexico nove scrittori su dieci sono polizieschi. A parte nel New Mexico, comunque, a me sembra che di scrittoi “polizieschi” ce ne siano tanti anche qui da noi. In Italia, a sentire i librai della penisola, il giallo, o il poliziesco è un settore dell’editoria che ha avuto una grande crescita: gli editori ci si sono buttati sopra, molti scrittori ci si sono misurati per la prima volta. Il problema è che le strade del giallo non sono infinite. Bisogna trovare nuovi filoni, scoprire nuovi investigatori.

A quanto mi risulta, credo che nessuno fino a oggi abbia mai pubblicato le storie di un detective sannita. Qualcuno ha inventato investigatori dell’antichità, questo sì, ma nessuno una detective story ambientata nell’Italia preromana del Sannio (tra il Molise e l’avellinese). E non so se sia ancora stato pensato un detective che compie le sue investigazioni nella fase R.e.m. E un investigatore satanista? Mai sentito? E un investigatore dalla doppia vita? Di giorno investigatore professionista, di notte addetto in una squadra di pulizie per grandi uffici? Fatemi sapere se ne conoscete, di investigatori così.

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categoria:editoria, scrittura