lunedì, 26 febbraio 2007

A volte il tempo ha lo stesso suono di uno stoppino che brucia in una lampada a olio. A volte il tempo è nuvoloso. A volte non abbiamo tempo. Tempo al tempo. Un tempo, il tempo pretemporalesco aveva il suono di uno stoppino che brucia in una lampada a olio. Il tempo non esiste. Il tempo è una convenzione. Non ho tempo. Che faccio, m’adeguo al pensiero della temporalità inesistente o soffro dinanzi all’inesorabile trascorrere? Ma il tempo che più mi spaventa è l’attimo, quello che dici ORA, e intanto è trascorso: è un punto eterno che si muove.

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categoria:notturni
domenica, 25 febbraio 2007

Da piccolo aveva inventato un sistema per imparare a memoria le poesie. Aveva avuto sempre una certa difficoltà a memorizzarle. E un pomeriggio capì che tracciava un piccolo schema, fatto di disegnini e scarabocchi, di immagini insomma che rimandavano per associazione alle parole che avrebbe dovuto imparare a memoria, l’immagazzinamento di quelle parole diventava rapidissimo e, dopo essere ricorso allo schemino due o tre volte, poi la poesia era bella che memorizzata. All’epoca avrà avuto 11 anni, e di mnemotecnica non sapeva nulla. Poi, crescendo, scoprì che esiste la mnemotecnica, e diversi metodi, tra cui alcuni ideati da illustri studiosi e filosofi. Si entusiasmò alla cosa: la questione della memoria lo appassionava, forse anche perché ne aveva poca, di memoria pura. Aveva sempre bisogno di qualche espediente per attivarla. E così studiò e ideò. Poi un giorno scoprì su un libro che esisteva un metodo menemotecnico proprio uguale al suo. Si chiamava Metodo Wilson. Era esattamente come quello ideato da lui alcuni anni prima, e che si fondava sulla lontana intuizione dei segni grafici da associare per analogia alle parole e alle frasi. Poi, alcuni giorni dopo, si ricordò, per associazione di idee che lui si chiamava Wilson. Giovanni Wilson.

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categoria:racconti
venerdì, 23 febbraio 2007

E’ arrivata la mail di informazione e aggiornamento di Wu Ming. E’ nato Manituana, il sito dell’omonimo romanzo di Wu Ming, ambientato nell’America della fine del ‘700 dei pellerossa e dei coloni. Sono andato a vederlo, il sito di Manituana. E m’è piaciuto. Non solo perché è un sito, anzi. Ma perché è il luogo di una preparazione, quella della sorpresa. In quelle pagine si può esplorare il libro, ma anche vederlo collocato, attraverso le immagini, in un luogo, chiamiamolo così. Ci si può prepararsi alla sorpresa, presagire il libro, presentirlo. Sperando che poi ne valga la pena. Se qualcuno di voi leggerà Manituana mi faccia sapere cosa ne pensa.

Vi ricordo che c’è ancora un po’ di tempo per spedire i vostri racconti gotico/fantasmatici per il mini concorsino indetto tempo fa. Ne sono arrivati alcuni che già incomincio ad avere difficoltà a scegliere. Ma aspetto, comunque, altri contributi. Saluti.

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categoria:letture, blog
giovedì, 22 febbraio 2007
Oltre la Via LatteaMa cosa si mangia in un ristorante come questo, che per la cronaca è ubicato a Brescia?
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categoria:foto, luoghi
martedì, 20 febbraio 2007

Ucciderò ElfoLa luce della luna batte sul fondo del mio letto e si posa come una grossa, piatta petra luminosa. Non hoDi notte a Brescia sonno, e ripenso a un vicolo del centro di Brescia immerso nell’oscurità della notte, che ho percorso alcuni giorni fa. Secondo una testimonianza di Teresa Aldrovandi e Giovanna Bergamo, in quel vicolo poche sere prima sarebbe passasato il Golem. Sì, proprio il Golem. Le signore stavano tornando a casa dopo aver giocato a Bingo, e hanno scorto in fondo alla strada la sagoma imponente di quello che, dopo un’attenta analisi del Prof. Ottorino Sibaldi dell’Università di Brescia fatta sulle loro descrizioni, sarebbe proprio il Golem. Interessante è notare, come scritto nell’articolo pubblicato al riguardo dalla “Voce di Brescia”, che entrambe le donne non hanno mai letto Il Golem di Gustav Meyrink, né tantomeno visto il film omonimo di Henrich Galeen, né tantomeno sono al corrente del relativo mito/storia né di cultura ebraica. E pare che il Golem, in quel vicolo, abbia scritto su un muro: IO UCCIDERO' ELFO.

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categoria:letture, luoghi
domenica, 18 febbraio 2007

Magical Thinking: True Stories, la raccolta di racconti di Augusten Burroughs, uscita negli Usa nel 2004, è stata pubblicata da Mondadori con il titolo Cunnilingusville nella collana “Strade Blu”. Ma ci pensate? Cunnilingusville. Io che non ho niente da fare mi sono messo a pensare a questa Cunnilingusville. La Città del Cunnilingus. Come dire, una specie di livello del Paradiso dove vengono premiati i più abili di lingua. O quelli che hanno avuto in vita la lingua più veloce. Ma potrebbe essere anche una città terrena, concreta, dove ovviamente il cunnilingus è all’ordine del giorno, è al centro di ogni attività o, anche, dove ogni attività in qualche modo lo prevede, lo postula o lo annovera. Cunnilingusville. Un posto rilassante, dove uomini e donne vivono in armonia. Bello. Ma pure un po’ noioso. Almeno io, dopo un po’, mi annoierei. Devo iniziare a pensare a una serie di città utopiche alternative a Cunnilingusville.

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categoria:letture, editoria
giovedì, 15 febbraio 2007
Sirena?Questa foto l'ho scattata tempo fa a Bologna, a una mostra sul cinema. Questa foto in particolare m'ha ricordato un'altra, quella del sogno del Signor Pasculli. Allora l'ho postata e mi sono sentito subito meglio. E io ch non credevo nel potere terapeutico del blogging. In effetti non ci credo nemmeno ora. Però la foto mi piace sempre.
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categoria:visioni, blog
martedì, 13 febbraio 2007

Il sospetto decesso di un amico per infarto, un bambino autistico, un cadavere senza nome recuperato in un corso d’acqua lontano dal luogo della morte, a cui se ne aggiungerà un altro di una persona troppo curiosa. Ecco le tracce, collegate tra loro, in cui si imbatte un giornalista sportivo di un piccolo giornale che si ritrova a fare l’investigatore per senso di giustizia e scopre intorno a sè un mondo avido e pericoloso. Un “noir” che inizia con pensieri tra il poetico, il confuso e il testamentario di una mente a corto di ossigeno, in apnea come un piccolo che non saprebbe nuotare e invece - una volta in acqua - riesce a mantenersi a galla, o come un operaio di conceria che non deve respirare i letali gas di produzione ma non sempre ci riesce, e in quei casi scompare senza lasciare tracce. E’ quanto può avvenire nelle “fabbrichette” del nord-est, dove la manodopera immigrata viene costretta a straordinari dieci volte maggiori di quelli consentiti dalla legge, sotto il ricatto di lettere di licenziamento in bianco, già firmate e senza data. Un sistema mantenuto da una ramificata rete di omertà succube e complici interessi. Contro un ambiente e una mentalità che immolano tutto al lavoro e al denaro si scaglia il regista Roberto Dormit, dedicando il film a chi fatica per un padrone - e muore - senza il diritto alla sicurezza.

Per un periodo in Francia a realizzare story-board e decoupage tecnici di spot e documentari, Dormit ha poi firmato vari doc, due corti e questo suo primo lungometraggio. Nel quale il cineasta punta su ambiguità dei personaggi, una storia a sviluppo verticale con tanto di variazione, il sacrificio epico scelto per denunciare i soprusi e dare speranza. Con un’andatura che si prende il tempo della provincia, l’intreccio tiene il livello della tensione, in un atmosfera completata da una fotografia molto contrastata, di una forte tonalità nera, e dalle musiche di Paolo Buonvino e Pasquale Laino. Dopo oltre un anno la pellicola riesce a uscire nelle sale, e meno male.

Federico Raponi

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categoria:cinema
lunedì, 12 febbraio 2007

Tornando in metro da cinema, dove L’aria salata mi è piaciuto tanto da impormi il silenzio, osservo due persone nello scompartimento accanto. Sono due sudamericani, un uomo e una donna. Questo è sicuro. Lei è più anziana di lui. Sarà la madre e lui il figlio. Non posso saperlo. Entrambi dormivano. Lei aveva la testa poggiata sulla sua spalla. A lui, più alto, la testa pendeva un po’ su quella di lei. Mi sono portato a casa questa immagine. E quelle del film. Del padre carcerato e del figlio educatore carcerario che si incontrano in carcere. E ora mi tengo ancora questa commozione, la sera l’aiuta. E molte domande. Chi erano i due sudamericani in metro? Chi erano l’uno per l’altra. Perché avevano tanto sonno poco dopo le 22.30? Da quale paese sudamericano arrivano? E’ facile dire, erano due sudamericani. Sì, ma di dove?

Come al solito, mi tocca cercare risposte a queste e altre domande. E’ chiaro che poi, alla fine, dormo poco.

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categoria:notturni
domenica, 11 febbraio 2007

Sono arrivati i primi racconti per il mini “concorso”. Quello dell’incipit con la marmellata su cui scrivere qualcosa di fantasmatico. E qui vi comunico anche quale sarà il primo dei libri in palio per il vincitore.

Confine di stato di Simone Sarasso, edito da Effequ.

E mandate i vostri racconti.

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categoria:letture, scrittura