mercoledì, 31 gennaio 2007

Giorgio Agamben, nel suo appena uscito Ninfe (Bollati Boringhieri), esordisce ricordando una video esposizione di Bill Viola al Getty Museum di Los Angeles. Bill Viola aveva affrontato il tema dell’espressione delle passioni. Le immagini sugli schermi, a prima vista, erano immobili: stava alla pazienza del visitatore attendere e verificare che, in realtà si trattava di immagini in moviemento, ma un movimento talmente rallentato da trarre in inganno. Solo rimanendo a guardare era possibile individuare nelle immagini di Emergence, Astonished e Dolorosa tre quadri: La Pietà di Masolino, Il Cristo deriso di Bosch e il dittico di Dieric Bouts.

Dice Agamben: i video di Bill Viola non inseriscono le immagini nel tempo, ma il tempo nelle immagini. Nel moderno, aggiunge, non il movimento, ma il tempo è vero paradigma della vita. Ciò significa che c’è una vita delle immagini. E lo stesso Viola dice:

L’essenza del medio visivo è il tempo… le immagini scorrono dentro di noi… siamo database viventi di immagini – collezionisti di immagini – e una volta che le immagini sono entrate in noi, esse cessano di trasformarsi e di crescere”. 

E penso alle immagini che sono entrate nella palude del mio cervello e che, da tempo, circolano sul fondo limaccioso, smosse dalla corrente, su e giù. Esse si trasformano incessantemente, accantonate e riprese, vivono.

Come l’immagine delle acque del porto di Koos, di notte, punteggiate da mille piccoli pesci argentei guizzanti alla luce della luna piena. 

o

Una scena di tortura su un pirgioniero politico brasiliano nel film Seduto alla destra del padre.

Da anni queste immagini sono con me. E da qualche parte devono andare. Magari su un foglio di carta, rimuginate, digerite, sezionate o riconnesse ad altre. Devono riaffiorare. Magari nel pulviscolo di pixel dello schermo del pc.

postato da: melpunk66 alle ore 00:11 | Permalink | commenti (10)
categoria:visioni, letture, notturni
lunedì, 29 gennaio 2007

Ho sognato la piscina termale in cui galleggiano Peppe Lanzetta e Anna Bonaiuto. Ho sognato una scena del film L’amore molesto di Mario Martone, io che i film non li sogno mai.

Sarà perché in questi giorni ho letto questo:

A Baia le acque sono salate e spesse. Nel calidarium, dove è stata girata una delle scene di L’amore molesto, con Anna Bonaiuto in connubio erotico con Peppe Lanzetta, l’acqua supera spesso i quaranta gradi e poiché la vasca non è all’aperto, come nelle terme toscane, c’è un denso fumo che stordisce e toglie il respiro. Le terme d’inverno sono frequentate da maschi panzuti e villosi con catenazze d’oro al collo, piuttosto simili nell’aspetto al personaggio interpretato da Peppe Lanzetta.

(da Napoli sul mare luccica, Antonella Cilento, Laterza)

Credo che nel sonno i due attori avessero poco valore. Tutto il peso emotivo era caricato sulle acque notturne delle terme, sul baluginio dei riflessi tutt’intorno. L’acqua della vasca aveva un potere ipnotico. C’era come un richiamo allo sporofondamento in quell’acqua, alla dissoluzione. Ecco perché, al mattino, non risucivo a svegliarmi.

postato da: melpunk66 alle ore 23:54 | Permalink | commenti (14)
categoria:cinema, visioni, letture, luoghi, napoli
lunedì, 29 gennaio 2007

Tra tutti i mei miti geografici, la città di Istanbul è uno dei più “antichi”. Sono anni che sogno Istanbul. Ci sono stato innumerevoli volte, l’ho percorsa attraversata, esplorata, spiata. Sono sceso spesso nella Yerebatan Saray, la grande cisterna ipogea retta da colonne, sono stato a Galata, ovunque ho consumato le suole delle scarpe. E intanto, in attesa di andarci davvero, a Istnabul, inizio a leggere Istanbul di Orhan Pamuk (Einaudi). Che principia così:

Fin da bambino, per tantio anni ho creduto che vivesse un altro bambino, del tutto simile a me, un mio gemello, uno completamente uguale a me, in una strada di Istanbul, in un’altra casa simile alla nostra.

Ora, visto che una volta ho sognato un me stesso (incubo) vivente e dimorante a Istanbul, devo proprio fare in modo di spezzare l’incantesimo. Non tollero l’idea che in Turchia ci sia un altro me stesso, davvero un’idea insopportabile. A stento mando giù la mia! Andrò a Istanbul. Ciò che deve essere compiuto deve essere compiuto. Andrò li e toglierò di mezzo il mio doppio. Non c’è spazio per due Melpunk sulla terra!

postato da: melpunk66 alle ore 00:42 | Permalink | commenti (13)
categoria:letture, luoghi
sabato, 27 gennaio 2007

E’ da un po’ che non do notizie di Pigadev, lo so. Qualcuno me lo ha fatto notare. Il fatto è che, ultimamente, ero un po’ preoccupato per Pigadev. Vi spiego.

Due settimane fa io e Pigadev siamo andati al Pac a vedere una mostra di Jeremy Durrell. E’ un pittore inglese che vive a Cardiff, che già Pigadev si chiedeva come si possa vivere a Cardiff. Durrell dipinge quadri divisi in due parti distinte, separate da una striscia di pittura nera. Nelle due sezioni della tela sono ritratti due azioni, due accadimenti, due momenti congelati. E in entrambe compare un orologio. Entrambi gli orologi, nelle due sezioni, segnano sempre la stessa ora. Le note del catalogo, che ho evitato ricomprare, dicono che Durrell è “ossessionato dalla contemporaneità degli accadimenti”. Tutti i suoi quadri degli ultimi tre anni sono il riflesso di questa ossessione. Due eventi, anche i più “infraordinari, come avrebbe detto Perec, che si verificano nello stesso momento ovunque. Un cane che abbaia e una massaia di Colchester che pela patate, nello stesso attimo. Il bigliettaio della Tate Gallery che sbadiglia mentre la signora Beckeridge srotola un campione di stoffa rossa da Salsbury. E cosivvia in contemporanea.

Questa cosa della contemporaneità ha fulminato Pigadev. Che è rimasto affascinato dall'idea di essere contemporaneo a se stesso. E’ tornato sul bidet ed è rimasto assorto per giorni a pensare alla sua contemporaneità. L’ho appreso grazie alle scarne note che mi passava: Porta giù il Trasillo, o Sono avvolto nella mia contemporaneità. Pigadev contemplava il suo essere contemporaneo a se stesso. Nel quadro di Pigadev, credo, si erano aperte due sezioni, con due Pigadev identici, seduti sul bidet, intenti a pensare la stessa cosa nello stesso preciso momento.

Per fortuna lo stallo non si è protratto a lungo. Pigadev è rimasto colpito dall’avviso di una nuova mostra al Pac. Tra pochi giorni saranno visibili i quadri di Mira Chandra, artista indiana che ha incentrato la sua opera sul concetto di impermanenza, ovviamente mutuato dalla filosofia del proprio paese. Pare che esponga quadri privi di tela. Pigadev è affascinato. Non vede l’ora di vederli.

postato da: melpunk66 alle ore 16:12 | Permalink | commenti (8)
categoria:pigadev
mercoledì, 24 gennaio 2007

Ho ripreso a leggere. Lo sciopero, durato oltre un mese, è finito. Mi sono liberato dall’acido lattico delle lettura accumulato nell’ultimo anno e ora sono pronto: sulla scrivania una torre di Pisa di libri mi attende.

Intanto ho provato a chiedermi che cosa vorrei leggere. Voglio dire, che tipo di libro vorrei leggere. Per prima cosa, ho pensato, nel libro che vorrei leggere ci dovrebbe essere Naomi Campbell. Si Naomi Campbell che viene sospinta a salire sul soglio pontificio. Un intrigo internazionale, con un’organizzazione segreta filo africana che vuole Naomi Campbell al Vaticano. Ma per essere davvero interessante, il libro dovrebbe contenere altre cose. Ci dovrebbe stare una nave da crociera, in navigazione verso Antigua, a bordo della quale viene trovato morto il croupier del casinò, tale Spiridione Mc Carthy. E poi un’iguana di giada, stranamente collegata all’omicidio, un diverbio per ragioni di parcheggio, ad Ancona, tra un antiquario leccese, Pino Pucci e un professore di glottologia dell’Università di Camerino, tale Giorgio Santulli Sguarotti. E poi, un discorso dell’onorevole Prestigiacomo turbato dall’intervento di facinorosi fuoriusciti brianzoli, l’intervnto di un super agente dei servizi segreti austriaci nato a Napoli  (Scampia), che involontariamente aiuta la causa dell’organizzazione internazionale che ha per obiettivo l’ascesa al soglio pontifico di Naomi Campbell. E poi. Soprattutto, un ampio apparato iconografico dedicato a Naomi Campbell.

postato da: melpunk66 alle ore 21:36 | Permalink | commenti (25)
categoria:notturni
martedì, 23 gennaio 2007

Il Signor Pasculli aveva un sogno: abitare per un mese in un grande negozio di mobili. Pensava a uno di quelli grandi, con tutte le stanze della casa ricostruite: il bagno, la cucina, la camera da letto, il soggiorno, lo studio. Sarebbe stato felice di soggiornare in un negozio così, avrebbe tollerato anche la presenza dei clienti, il loro transito in camera da letto mentre cercava di addormentarsi, o nel soggiorno. Voleva vivere per un mese in un grande negozio di mobili.  Poi arrivò i'amico Fioravanti, che gli chiese un favore: tenere la sua barca parcheggiata in giardino fino alla primavera. Al Signor Pasculli quella barca là gli avrebbe cambiato la vita. Fino alla primavera.

postato da: melpunk66 alle ore 19:03 | Permalink | commenti (10)
categoria:racconti, scrittura
domenica, 21 gennaio 2007

L’Intercity parte e ho già sonno: siamo a Porta Susa e ho già messo da parte i libri tra cui avrei potuto scegliere la lettura per il viaggio fino a Milano: Ninfe di Agamben (Bollati Boringhieri), Napoli sul mare luccica di Antonella Cilento (Laterza) e Istambul di Orhan Pamuk (Einaudi). Ma ho troppo sonno, tra poco mi addormenterò, tra pochi chilometri sarò altrove seduto su questo treno. Allora vi saluto. Le palpebre si chiudono.

Mi sveglio a Novara. Che cosa è accaduto mentre dormivo? A che cosa avete pensato? Cosa avete fatto? Che cosa è passato nel frattempo oltre il finestrino? Impossibile saperlo. Ma è questo (anche) che mi interessa. E per saperlo me lo devo inventare.

Dedicato a Sgnapisvirgola.

postato da: melpunk66 alle ore 20:13 | Permalink | commenti (17)
categoria:letture, scrittura
venerdì, 19 gennaio 2007
Di solito i viaggi sono entusiasmanti, interessanti, arricchenti, affascinanti, interessanti, e cosivvia tra -anti ed –enti. Ma i viaggi posso anche andare male, essere delle emerite fregature, o catastrofi. Questi secondo tipo di viaggi, andati a male, sono al centro di un libro che si chiama Era meglio se stavo a casa. I grandi scrittori raccontano i loro peggiori viaggi, edito da Fbe Edizioni.
Tra gli autori ci sono Isabel Allende, Dominique Lapierre, Eric Hansen, Tony Wheeler.

Io, però, mi dicevo che sarebbe bello prendere, che so, 10 autori e chiedergli di scrivere altrettanti resoconti di viaggio del tutto inventati. Insomma, diari circostanziati, articolati, strutturati e coerenti di viaggi fatti nei centimetri cubici dei propri cervelli. Che ne dite?

Io nel diario del viaggio a Trebisonda scriverei:

Trebisonda, 2 agosto 2007
Su Trebisonda, oltre l'afa d'agosto, grava il peso secolare di strane leggende. La prima delle quali, di carattere messianico, è quella che preannuncia l'arrivo dal cielo di un nuovo Profeta. Al mattino, quando l’aereo è atterrato sulla pista d'asfalto nerissimo e siamo scesi dirigendoci all’area della consegna bagagli, ho notato qualcosa di strano. Gli addetti dell’eroporto, i facchini, le commesse dei negozi e i tecnici si inginocchiavano al mio passaggio…
postato da: melpunk66 alle ore 00:38 | Permalink | commenti (17)
categoria:letture, editoria
mercoledì, 17 gennaio 2007

Assodato che il “casus belli” dell’attacco all’Iraq – le famigerate armi chimiche di Saddam – consisteva in un falso d’intelligence clamoroso ma non troppo, perchè allora la versione ufficiale sull’11 Settembre 2001 che ha condotto a questo conflitto non potrebbe contenere, nei suoi vari aspetti, una serie di menzogne ed essere frutto di una macchinazione nascosta? La domanda è del tutto lecita. Nel mettere insieme gli elementi, e lasciando ad altri le risposte, l’importante è muoversi con cautela, visto il florilegio di teorie che sostengono tutto e il suo contrario. Con questa metodologia (supportata da “verifiche incrociate”) hanno proceduto gli autori di Zero – Inchiesta sull’11 Settembre, documentario presentato alla stampa e in fase di montaggio (è prevista l’uscita in sala, DVD in italiano, inglese, arabo e la riduzione a libro) ideato dal giornalista-deputato Giulietto Chiesa, sceneggiato da Franco Fracassi, Francesco Trento e Paolo Jormi Bianchi, diretto da Fracassi. La ragione di questo interesse sta nel fatto che gli effetti di quell’evento riguardano il mondo intero: “l'11 settembre - sostengono gli autori - ha causato due guerre, inasprito i rapporti tra l'Occidente e l'Islam, prodotto leggi illiberali in alcuni paesi occidentali”. Punto di partenza del lavoro è stato il rapporto della Commissione governativa statunitense, concluso dopo oltre tre anni. Per la prima volta in una vicenda criminale americana l’FBI non ha investigato su questi fatti, e rispetto all’altro grande shock nazionale che fu Pearl Harbor (allora ci furono otto inchieste e la rimozione dei vertici militari per negligenza) qui nessuno nella catena di comando ha pagato, ma soprattutto - secondo gli autori di Zero - il risultato della Commissione “non risponde o dice falsità” a 200 domande. Quindi, Zero come il punto delle indagini e nuova era. Quegli interrogativi sono stati concentrati in 7 capitoli, frutto della ricerca di un’equipe di 60 persone che ha raccolto materiali di repertorio, immagini inedite, documenti ufficiali, ricostruzioni in computer grafica, animazioni in 2D e 3D e di più di 90 interviste - per oltre cento ore filmate - a testimoni oculari, sopravvissuti, responsabili delle indagini, esperti, tecnici, scienziati, giornalisti. E inoltre interventi di artisti (come Dario Fo) e cartoni animati per renderla più piacevole e appassionante. In corso d’opera, i produttori per vari motivi si sono persi per strada, e perciò si sta ovviando (parte cospicua della spesa riguarda l’acquisizione dei diritti delle immagini mostrate) con l’autofinanziamento attraverso siti web, sottoscrizioni, azionariato popolare, ebay, il lavoro gratuito di ha collaborato al progetto in cambio di quote. Oltre al contributo di TFP Telemaco, Xtend, Megachip – Democrazia nella comunicazione (fondata dallo stesso Chiesa). Il tutto insieme al sostegno dell’associazione delle vittime dell’11/9 - cui il documentario è dedicato - e con lo scopo di “rompere il muro di silenzio”, come recita il manifesto su uno dei siti web di riferimento, e arrivare alla costituzione di un comitato internazionale d’inchiesta.

Federico Raponi

postato da: melpunk66 alle ore 21:39 | Permalink | commenti (2)
categoria:cinema
martedì, 16 gennaio 2007

Il protagonista, o l’eroe di Tunnel di Frédéric Klein, edito da Colonnese Editore, ammazzerebbe volentieri la madre, e in “realtà” lo fa più di una volta con l’immaginazione. Poi, per non rimanere legato solo a questo “sogno”, spera di annientare l’intero genere umano.

L’eroe di Tunnel, tra l’altro, pensa:

Sono stato un individuo abietto, fra i più odiosi criminali che siano mai esistiti e nessuno lo dubita. Ho ucciso cinque persone che mi erano vicine, fra le quali un bambino; sono responsabile di un terribile disastro che rimane inspiegato; la forza del mio pensiero un giorno ha scatenato le potenze devastatrici; per colpa mia, per poco non si è estinta la razza umana.

 Io che ho ripreso a leggere dopo un lungo sciopero, mi sono affezionato all’eroe di Tunnel. E’ un Franti tutto mentale, vive nell’immaginazione, è più nobile della bestiolina di Cuore: lui si “limita” a distruggere l’umanità, fa deragliare un treno, che vede passare ogni giorno sulla strada ferrata dietro casa, può fare di TUTTO. Franti era molto meno. L’eroe di Tunnel è l’immaginazione al potere, si sarebbe detto un tempo. E’ la pura devastazione tradotta in fantasia: altro che stupidi scherzi infantili.

postato da: melpunk66 alle ore 22:59 | Permalink | commenti (11)
categoria:letture