Qui si racconta la storia di quattro signori del Banato di Temesvar, che furono tutti di singolare personalità.
Arpad I, l'Invincibile, fondatore della dinastia, si era guadagnato questo soprannome grazie alla strabiliante imbattibilità in fatto di gioco dei dadi, non essendoci, in tutto il Banato, avversario in grado di sconfiggerlo. A ciò si aggiunga, comunque, che chi avesse avuto l'ardire di vincere si sarebbe, ben presto, separato dalla propria testa.
Gospodar I, detto il Sonnolento, trascorse la maggior parte degli anni del proprio regno dormendo o sonnecchiando. Aveva stabilito che ogni luogo toccato dai suoi nobili passi dovesse essere provvisto di un letto o, nel caso fosse impossibile provvedere alla bisogna, almeno di un giaciglio, di un saccone imbottito di piume d'oca, di una ampia sedia rivestita di morbido cuoio e munita di cuscini e di poggiapiedi. Sostituì il ligneo trono con un monumentale letto a baldacchino di legno scuro, dalle cui sofficità, e tra un assopimento e l'altro, amministrava sonnolentemente la giustizia e si occupava di tutte le incombenze che il suo grado gli imponeva. La sua vita si concluse placidamente, passando egli a miglior vita direttamente dallo stato di sonno.
Istvan I, l'Allevatore di uccelli, divenne famoso per il gran numero di volatili da lui posseduti. I suoi appartamenti ne traboccavano, e giorno e notte, costantemente, s'udiva il frastuono di centinaia di versi e suoni, dolci e striduli, armoniosi ed aspri, ritmati ed insistenti, ogni tipo d'uccello, fatta eccezione per i rapaci, presso di lui trovava ricovero, allodole, storni, beccacce, quaglie, piccioni viaggiatori, cuculi, fanelli, tortore e merli, svassi, pettirossi, capinere e canapiglie, gru, cutrettole, cicogne, alcuni trovati feriti nei campi, altri sottratti alle reti crudeli degli uccellatori, altri ancora giunti spontaneamente al castello, attratti dai richiami dei propri consimili. Col passare degli anni la volatile schiera crebbe a dismisura, il castello ne fu invaso, strabboccante di nidi sorti nei posti più inpensabili, in fori delle volte di pietra, nelle bifore dei finestroni, in cima alla mobilia cadente, e Istvan finì i suoi giorni volontariamente recluso, circondato dal mulinare frenetico di mille pennuti di cui, grazie alla frequentazione assidua, aveva imparato a comprendere idiomi e grammatiche, a interpretare ogni zirlìo, cinguettìo e stridìo, riuscendo, a sua volta, a farsi comprendere, con goffi fischi e sibili, dai volanti inquilini.
Gospodar III, detto il Satiro, figura di secondo piano se paragonata a quella degi altri suoi parenti, fu uomo di irrefrenabile lussuria, impulso evidentemente ereditato da una zia materna, che lo spingeva a travestirsi da mitologico abitatore dei boschi, con tanto di siringa, e a percorrere il contado intorno al castello, a caccia di giovani e piacenti contadine da insidiare.