giovedì, 28 settembre 2006
Oggi la tv trasmette i discorsi dei parlamentari rivolti al Governo. Io rievoco il discorso di uno che se n’è andato da parecchi anni.

Abbasso e alé
Abbasso e alè
Abbasso e alè con le canzoni
Senza fatti e soluzioni
La castità
La verginità
La sposa in bianco il maschio forte
I ministri puliti e i buffoni di corte
Ladri di polli
Super pensioni
Ladri di stato e stupratori
Il grasso ventre dei commendatori
Diete politicizzate
Evasori legalizzati
Auto blu
Cieli blu
Amore blu
Rock and blues
NUNTEREGGAEPIU’

Rino Gaetano, Nuntereggae più, 1978
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categoria:ascolti
mercoledì, 27 settembre 2006
Un’abbondante ma non esagerata assunzione di vino bianco può sortire effetti del tutto gradevoli. Per dimostrare questo teorema, e soprattutto per poter dire anch’io TEST CLINICI LO DIMOSTRANO, mi sono sottoposto volontariamente a un esperimento la cui metodologia riassumo brevemente.

Mi sono scolato lentamente i rimanenti 3/4 di Bianco d’Orvieto della bottiglia stappata la sera prima. La lenta assunzione del vino mi ha progressivamente introdotto in quello stato che il Dott. Nebuloni, dell’Università Parificata di Zelo Buon Persico, definisce “meditativo”. Mentre portavo a termine la fase di assunzione del vino prescelto per l’esperimento, ho iniziato (come previsto) a osservare un posacenere maltese che tengo sulla scrivania come portaoggetti. Nel posacenere maltese ci sono:

1 orologio Swatch nero
1 vite
1 banconota da 5 dinari tunisini
1 spilla bianca con la scritta Ian McEwan – Sabato
1 moneta da 5 centesimi di euro
1 gomma per cancellare con la scritta Tech Rubber
1 chiave Usb con la scritta PenDrive mini 128 m.

Ho potuto notare che, nel procedere dell’osservazione, gli oggetti assumevano ai miei occhi caratteristiche via via più marcati, come se la loro cosità assumesse forza e profondità crescenti. Insomma, ogni cosa era più colorata, più trasparente, più tecnologica, più ticchettante, più utile e cosivvia.

Poi mi sono accorto che, staccando lo sguardo dal posacenere maltese e osservando gli altri oggetti presenti sul piano di cristallo della scrivania, percepivo un vasto mondo complesso e interconnesso in cui tutte le cose (compreso il piccolo marranzanu rosso) emergevano in tutta la loro gloriosa e potente cosità.

E’ per questo motivo che ho deciso di proseguire con un ampio programma di test clinici, in cui utilizzerò in modo programmatico molecole differenti:

Muscat de Kelibia, Greco di Tufo, Bianco di Locorotondo, Trebbiano d’Abruzzo, Primitivo di Campi Salentina, Moscato di Barbera d’Asti, Falanghina, Aglianico del Vulture,
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categoria:diario, letture, sciocchezzaio
martedì, 26 settembre 2006
Non so perché, ma verso quest'ora mi viene un raptus da panino al formaggio. Sarà la precessione degli Equinozi.
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categoria:diario
martedì, 26 settembre 2006
Sabato mattina sono andato al Libraccio di Porta Venezia per vendere un bel po’ di libri: tutti volumi che ti invadono lo studio e solo a leggerne il titolo viene la podagra. Compiuta la consueta operazione di sdoganamento, ho fatto un giretto per la libreria, come di consueto a caccia di libri interessanti con lo sconto del 50%. Alla fine ho scelto due libri editi dal Touring Club Italiano (è di questi giorni la notizia che Giunti è entrata al 50% nel Tci). Il primo è Un falso derviscio a Samarcanda di Arminius Vambéry.

Per prima cosa: il nome dell’autore, un ungherese appassionato di filologia turco-tartara, è fantastico. Io stesso vorrei chiamarmi Arminius Vambéry, o inventare un perosnaggio che si chiami Arminius Vambéry. Che poi, il tale, nel 1863 se ne andò a Samarcanda travestito di derviscio, che la città sacra di Tamerlano era inaccessibile agli infedeli e ferocemente custodita: era prevista la decapitazione per gli stranieri che l’avessero “violata”.

L’altro libro è Albania. Viaggi d’autore, una raccolta di testi di viaggiatori, scrittori e giornalisti tra cui Mario Rigoni Stern, Edward Lear, Joseph Roth, Gian Carlo Fusco, Indro Montanelli. Il volume è pieno di illustrazioni ottocentesche, foto in bianco e nero e disegni che restituiscono una vecchia Albania che sembra in tutto e per tutto una provincia della Turchia.

Mi sta tornando la voglia di leggere. Mi devo preoccupare?
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categoria:letture, luoghi, editoria
lunedì, 25 settembre 2006
A me e Pigadev capita raramente una giornata di consonanza totale. Questa domenica è stata per noi una giornata di consonanza totale. A bordo del treno diretto a Pavia abbiamo notato, contemporaneamente, uno stralunato signore dall’accento svizzero-ligure che salutava dicendo buonasera. Poi, una volta al Castello di Belgioioso, alla fiera mercato dei piccoli editori, abbiamo notato un tale che faceva un gran viavai che era uguale a William DaFoe, tranne che era più basso e un po’ più malandato. Siamo rimasti tranqulli e attenti alla presentazione del libro di un amico, poi però ci siamo fatti un cenno, confermandoci di aver avvistato l’uomo più catastrofico del mondo. Una testa a pera contornata da una corona rada di capelli, il naso a punta e gli occhietti porcini vispi e miopi. Tra me e Pigadev è scoppiato un fulmine: E’ LO ZIO PODGER, ci siamo detti (traduco: lo Zio Podger non può essere che così). O meglio, Pigadev si è affrettato a scriverlo su un foglietto di carta, io l’ho detto sotto voce ma con tono concitato. Poi siamo scoppiati a ridere come canguri ubriachi. Lo Zio Podger!!!!! Lo Zio Podger!!!!

Dovete sapere che io e Pigadev amiamo alla follia Tre uomini in barca di Jerome Klapka Jerome. Possiamo leggerlo anche due volte all’anno, non facciamo una piega. Ci piace da matti. E la scena in cui lo Zio Podger scatena la catastrofe casalinga per appendere un quadro è di quelle che ci fa spuntare le lacrime agli occhi. Nel racconto lo Zio Podger si schiaccia un dito, pesta i piedi della fantesca, trasforma la parete in modo da farla sembrare raschiata a dovere da un rastrello. Il tutto in ore interminabili di lavoro dopo una proverbiale frase come: Che sarà mai, un lavoretto da sbrigare in conque minuti.

Io e Pigadev abbiamo incominciato a seguire circospetti il signore con la testa a pera per osservarne i comportamenti. Il pedinamento è durato circa mezz’ora, poi abbiamo desistito. Il signore con la testa a pera è risultato noiosissimo: non faceva altro che osservare (distrattamente) i libri esposti. Un po’ una delusione. E’ meglio di gran lunga il libro di Jerome Klapka Jerome e il buon Zio Podger.

Comunque, al ritorno, io e Pigadev in treno abbiamo avvistato contemporaneamente Barbara Alberti. Ci siamo guardati per un attimo, poi ci è scappato un consonante e sincronizzato Naaaaaaa!!!
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categoria:diario, letture, luoghi, pigadev
venerdì, 22 settembre 2006
Qualche volta mi capita di essere più deragliato di quei trenini locali a nafta, avete presente? Beh, questa sera ero talmente pigro che l’unica cosa che sono riuscito a fare è stata una ricerca in rete sul chinotto. Non vi sto a dire i perché e i percome mi sono messo a pensare all’amara frizzante bevanda di cui sono ghiotto (questa parola mi piace un sacco, soprattutto se pronunciata da Claudio Capone, la voce fuori campo di mille e mille documentari tv. Esempio: “Il Trasillo della Patagonia si nutre anche di germogli di salice nano, di cui è particolarmente ghiotto). Così ho fatto un giretto su un sito dedicato al chinotto e letto amenità di qua e di là. Poi, a conferma del deragliamento, m’è venuta in mente una cosa: mi piacerebbe sapere chi dei frequntatori di questo blog ama il chinotto e chi no. Insomma, vorrei fare un censimento. Allora, lasciate la vostra dichiarazione di voto nei commenti. Su, il censimento è aperto.
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categoria:blog
giovedì, 21 settembre 2006
Tenere nella libreria Bartleby e compagnia di Enrique Vila-Matas è come camminare in una polveriera tenendo acceso un fiammifero.

Evidentemente si trarra di un libro, e in quanto tale contiene numerose pagine su cui è stato impresso con caratteri tipografici ciò che precedentemente ha scritto l’autore. E fin qui tutto liscio, oltre che scontato. Il fatto è che, in questo libro scritto, e quindi leggibile e rileggibile a piacimento in qualsiasi momento, l’autore parla di scrittori che hanno deciso di non scrivere più, o di non scrivere affatto, o di farlo talmente poco da dimenticarsi di aver scritto qualche volta. Vila-Matas chiama queste persone “Scrittori del No”, ovvero che hanno preferito di no proprio come il Bartleby di Melville.

Ricapitolando: in una libreria, che è piena di libri scritti, ce n’è uno che contiene la “negazione” dell’atto e del principio che ha portato tutti i libri intorno a essere scritti.

Un esempio.

Diceva il triestino Bobi Bazlen: “Credo che ormai non si possano più scrivere libri. Per cui non ne scrivo più. Quasi tutti i libri non sono altro che note a piè di pagina, gonfiate fino a diventare volumi. Per questo scrivo solo note a piè di pagina”.

E di Bazlen oggi rimangono le Note senza testo, pubblicate da Adelphi nel 1970, ovvero cinque anni dopo la sua morte.

Il libro di Vila-Matas è pieno di simili casi, di rinunce o di fughe dalla scrittura, di “amnesie” pluridecennali, di smarrimenti interminabili. Come dire, la scelta della pagina bianca. La lettura preferita alla scrittura. Insomma, un lato della medaglia che ha su di me un fascino “terribile”. Ho repulsione per questa possibilitò, ma anche attrazione.
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categoria:letture, scrittura
mercoledì, 20 settembre 2006
Oggi sono entrato in un famoso (marchio) negozio di abbigliamento per bambini. Non ci sono andato per perdere tempo, ma per comprare un regalo per mia nipote. Sono entrato sparato e ho puntato subito una commessa all’ingresso, che così, mi sono detto, non sprecavo tempo a cercare qualcosa che non sapevo ma facevo prima a chiedere un consiglio. Mi sono avvicinato alla commessa, ma mentre stavo per chiederle attenzione un annuncio via microfono interno l’ha richiamata al piano superiore. Intanto mi sono accorto che al piano superiore c’era l’abbigliamento adatto all’età della nipote. Allora salgo e mi avvicino alla commessa vista al piano terra, che ora sta parlando con quella che deve essere la commessa-capo. Mi avvicino e mi accrogo subito che c’è una discussione piuttosto accesa in atto. La commessa-capo sta rimproverando la commessa sottoposta per una scorretta esposizione di certi vestitini sullo scafale. Ma la commessa sottoposta mette le mani avanti: Non sono stata io, dice, è stata Vattelapesca. Allora la commessa-capo chiama la commessa Vattelapesca vicino allo scaffale incriminato. Io rimango a seguire la scena, e intanto aspetto di poter chiedere informazioni.

Commessa-Capo: Vattelapesca, ma cos’è questa cosa orrenda che hai fatto qui sullo scaffale?

Vattelapesca:
…..?

Commessa-Capo: Ma non vedi come hai fatto lo scaffale, diciamo pure a cazzo di cane malato!

Vattelapesaca: ….???? Ma veramente…

Commessa-Capo: Eh sì, un lavoro così io lo diefinisco un lavoro fatto col culo, scusa sai. Ma dico non hai fatto il corso di visual come le altre, no??

Vattelapesca: Sì

Commessa-Capo: E allora, ti pare questo il modo di disporre la merce, dopo che hai fatto un corso di visual qualcosa ti sarà rimasta in testa!!!!

Vattelapesca: Ma io credevo di fare una cosa veloce per questi giorni… prima delle nuove scorte..

Commessa-Capo
: No no, vedo proprio che non ci siamo, qui le parole non le diciamo a vuoto, se ti trasmettiamo qualcosa tu poi lo devi utilizzare questo qualcosa!!!! Devi mettere a frutto quelle poche cose che sei riuscita a trattenere. Eh no Vattelapesca così non va bene per niente!!!!! Mi significa che tu non mi recepisci, ehhhhhhh!!!! Altro che libera iniziativa!!!!

E’ troppo. Sto per intervenire. Poi la nausea mi sale così forte che mi gira la testa. Non posso sentire parlare la Commessa-Capo con quel tono: rozzezza e autoritarismo mescolati insieme mi danno il voltastomaco. Sento la Commessa-Capo diventare ancora più aggressiva e volgare. Ma la cosa peggiore è quel tono autoritario che andrebbe meglio a un comandante di una base missilistica che ha beccato l’ultimo dei soldati a lanciare freccette su un’ogiva. Ad alta voce dico, guardando la Commessa-Capo: Che schifo. Poi me ne vado, per mia nipote prenderò dei libri illustrati.
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categoria:diario
martedì, 19 settembre 2006
Oggi, di mattina presto, si è sciolto il Sangue di San Gennaro. Tiro un sospiro di sollievo. Di solito la città di Napoli in quest’occasione tira un sospiro di sollievo. Ora, tirato il sospiro di sollievo, però, trattengo il fiato perché ho un sacco di cose da fare.
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categoria:napoli
martedì, 19 settembre 2006
Esiste da qualche parte – supponiamo, ai limiti di un bosco, ma non troppo vicino ad un ruscello – esiste un racconto, o piuttosto un frammento di racconto; frammento, dico, sia perché in genere i racconti hanno tendenza a rompersi in frammenti, sia perché ogni racconto, per quanto globale, è un frammento.

Ricopio queste poche righe nella notte che si inoltra, con poca luce e molto primitivo di Manduria nel bicchiere. La velocità con cui cala il livello del suo rubino scuro contrasta con la lenta quiete che tiene lo studio e me seduto alla scrivania in una serena sospensione. Ricopio queste parole di Giorgio Manganelli* che riconducono a ciò che sto facendo: cerco un frammento di racconto che mi sfugge. Devo averlo messo da qualche parte, ficcato in chissà quale cassetto desueto, o in cima a uno scaffale della memoria, non so. Lo sto cercando, e il primitivo di Manduria mi dà una mano.

*Giorgio Manganelli, Racconto sbagliato, in La notte (Adelphi)
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categoria:letture, scrittura