mercoledì, 30 agosto 2006
La cosa è andata così.
Eravamo nella grande casa a pochi passi da Bab el-Bahr, la Porta del Mare, quella che mena alla Medina di Tunisi. Jeanne, una delle inquiline, partiva: di là sarebbe andata prima in Alsazia in famiglia, e poi ripartita per la Grecia, per mettervi casa. Nella sua stanza l'arrdamento era (lo è tutt'ora) il letto e una lampada con paralume di carta cinese bianca. E due sedie. Due belle sedie stile tonet. Jeanne non poteva portarle via con sé. Ci pensate: una ragazza con una valigia enorme, una borsa a tracolla e due sedie tonet sotto il braccio. Non s'è mai visto. Allora Jeanne dice, Mi dispiace lasciare le sedie qui a Tunisi, preferisco che le prendiate voi, davvero. E così ci troviamo a essere proprietari di due belle sedie tonet. E così, dopo qualche giorno, parto per Napoli, su una nave della Medmar, con lo zaino, una valiga trolley e una sedia tonet sotto il braccio. Tralascio le varie fasi del trasporto, e arrivo al momento in cui, superata la Dogana al porto di Napoli, passo davanti alla garitta per uscire in piazza Municipio.

Uno dei sorveglianti dice all'altro: Marò, hai visto 'a chillo, se porta 'a seggia appresso!

Allora io mi fermo proprio davanti ai due sorveglianti, coperto di sudore come un portatore amazzonico, deposito la sedia e dico:

Che ci volete fare, a me piace viaggiare comodo!
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categoria:tunisia, napoli
martedì, 29 agosto 2006
Vi ricordo che l'attività di Mi ricordo riprenderà dal 1° settembre (alle circa meno quasi). I contributi già pervenuti e non ancora pubblicati troveranno spazio quindi a partire dal 1° settembre (quando mancherà poco ale precise). Vi ricordo che potete contribuire copiosamente (o meno) con vostri ricordi. Vi ricordo anche che Mi ricordo è un blog di ricordi individuali che devono avere, però, un senso e una riconoscibilità più o meno collettivi. I contributi vanno spediti all'indirizzo mail indicato nel profilo del blog Mi ricordo. L'ho scritto altrimenti me lo dimenticavo di nuovo.
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categoria:blog, scrittura, perec
lunedì, 28 agosto 2006
La madre della morbida dirimpettaia fa un uso molto limitato del Pc di casa: ci gioca a solitario. A sera, la vedo che si fuma una sigaretta davanti allo schermo, al verde dello sfondo e alle carte in fila che deve sistemare. Anche stasera, che è sola in casa, fuma e gioca a solitario. La vedo al suo posto mentre sono al telefono affacciato alla finestra della camera da letto. Poi la telefonata finisce e vado in cucina. Dopo un’ora circa torno in camera da letto, passo davanti alla finestra. La scena non è cambiata di molto: c’è la madre della morbida dirimpettaia seduta davanti al Pc, questa volta senza sigaretta. Ma sullo schermo è cambiato qualcosa. Non c’è più il fondo verde del solitario. Osservo meglio e mi rendo conto che la signora sta guardando un film,  anche se non a velocità normale, ma con il “vai avanti veloce”. In una stanza non molto illuminata ci sono un uomo e una donna, entrambi sono nudi e su un letto. La donna si dedica al sollazzare oralmente l’uomo, ma è solo un attimo, perché dopo pochi movimenti convulsi l’uomo penetra la donna, sempre a velocità vertiginosa. Sempre a gran velocità i due cambiano più volte posizione, fino all’esito finale e alla conseguente dissolvenza. Finisce il film. La madre della dirimpettaia spegne il Pc e va in camera sua. Posto che la signora avrà beccato il dvd porno del figlio nel Pc, mi spiegate perché lo vedeva ad alta velocità?. Eppure, secondo le osservazioni degli ultimi anni, non mi sembra che in quella casa siano frettolosi, in fatto di sesso.
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categoria:condominio
domenica, 27 agosto 2006
Cammino per corso Buenos Aires, gli auricolari dell’iPod nelle orecchie, venendo dai Giardini Palestro, dove sono tornato per un un’ora di relax nel verde. Sto ascoltando Je crois que ça va etre possible degli Zebda quando vedo un uomo attraersare la strada per raggiungere il marciapiede opposto. Osservo per un attimo il suo abbigliamento: indossa una maglietta bianca un po’ stazzonata, pantaloncini sportivi blu, calzini bianchi classici di cotone e mocassini marroni. Mi sento addosso una paura inspiegabile. Allungo il passo, fuggo verso casa.
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categoria:diario, ascolti
sabato, 26 agosto 2006
Mi sono svegliato presto. Mentre preparavo il caffè ho messo nel lettore Clair de lune di Claude Debussy. Subito ho pensato che si trattava di un gesto “abituale”, e di quanto, durante il soggiorno in Tunisia, ma in fondo anche una volta tornato a Napoli, d’istinto mi fossi allontanato dalle “abitudini”. Per dire: in viaggio dei tre libri che ho portato con me ho solamente finito di leggere Ore d’ozio di Kenko, e letto in pochi minuti, sulla nave, il piccolo Il passeggiatore solitario di W.G. Sebald. Lì, a Tunisi, ho preferito leggere fumetti. Alla Libreria Milles feuilles, in Avenue Bourguiba, ho comprato due albi di Jaques Tardi: Le Secret de la Salamandre e Momies en folie, della serie Les aventures extraordinairies d’Adèle Blanc-Sec. Ma, alla fine, le persone con cui parlare, le cose da vedere, i percorsi da tracciare nel tessuto della città hanno prevalso su ogni consuetudine. Che poi, a pensarci bene, alle abitudini, ai gesti e alle azioni abiutali, che segnano tutti i giorni dell’anno, corrispondono anche delle abitudini mentali: sempre quelle, ogni giorno, lo stesso tipo di pensieri, dettati dal solito ritmo della vita quotidiana. Sarà per questo che, mentre giravo per la Medina, o mentre con gli ospiti ero seduto fuori alla grande casa di Hammamet immerso nel profumo dei gelsomini, mi sono sentito libero.
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categoria:tunisia, letture, luoghi
mercoledì, 23 agosto 2006
La strada che taglia in due la Medina di Tunisi, fino alla grande Moschea, è intasata: si cammina a passo di bradipo in un flusso umano di turisti e tunisini in giro per fare acquisti nei suq. Arrivato all’altezza in cui la strada diventa coperta, un corridoio su cui si aprono un ristorante e un bar, oltre ai negozi di stoffe, vasi, ceramiche e strumenti musicali vedo un gruppo di italiani che occupano il passaggio. Si tratta di due famiglie con carrozzina, ferme davanti a un negozio che vende scarpe. I componenti delle due famiglie parlano un dialetto a me molto familiare. Il venditore di scarpe che sta sull’uscio si rivolge a una delle signore:

Venditore: Prego signora, entra a vedere, solo vedere non comprare

Signora: (distrattamente) So’ fernute ‘e sorde.

Venditore: Sì, entra solo per vedere.

Signora (con tono più alto) So’ fernute e sorde!

Venditore: Entra bella signora, guarda le scarpe.

Signora: (gridando) Ué, ma l’hai capito o no? So’ fernute e sorde!!!!! (Rivolta al clan, indicando il venditore) ‘O guaglione’ccà nun capisce!!! (alzando ancora di più la voce, per farsi capire dal venditore) SO’ FERNUTE E SORDE, HAI CAPITOOOO??!!
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categoria:tunisia, diario, luoghi
martedì, 22 agosto 2006
Splende il sole ma l’aria è fresca, qui. E noto, da poche ore rientrato in cattività, che faccio fatica a leggere qualsiasi cosa, a scrivere, a impegnarmi in qualsiasi cosa. Mi piace solo guardare i colori resi vivi dalla luce del sole, meno cruda di qualche settimana fa, e i contorni dei palazzi, i profili degli alberi nelle strade vuote e silenziose come mai nel resto dell’anno. Di tutto il resto, di queste tre settimane trascorse dirò più avanti. Un saluto a tutti.
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categoria:diario