E’ soltanto quando non rimane più niente da raccontare che si arriva vicini a essere se stessi. Soltanto quando i fatti da narrare si sono esauriti, quando si sente nell’intimo un sileznio profondo perché libri, reminiscenze, storie e la stessa memoria si sono spenti; soltanto allora si può sentire la propria vera voce, quella che può effettivamente farci emergere dagli abissi dell’anima, dal buio degli interminabili labirinti del nostro essere.
Orhan Pamuk
Leggi La grande bonaccia delle Antille di Italo Calvino
Però, il buon Pigadev oggi la butta sul culturale. Sì, ma più che l’immobilità assoluta, questo tempo mi fa pensare a qualcosa di sospeso, a un’attesa, a una sospensione, gli dico. Pigadev scribacchia ancora sul taccuino, stacca un altro fogleitto e me lo porge:
Leggi Il riflusso della marea di Robert Louis Stevenson
Incasso ma non mi arrendo. Sì, ma non trovi che in quest’aria pesante si nasconda anche il segno di un passaggio, la fine di qualcosa? Pigadev si lascia sfuggire uno sbuffo e scrive:
Leggi La linea d’ombra di Joseph Conrad.
Ah sì, penso, Vediamo ora come te la cavi! Sì, capisco quello che mi vuoi dire, ma a me sembra che questo clima afoso e pesante, e tutto il sudore che ne consegue, costituisca un sottile rimando a una questione che direi quasi “esistenzialistica”. Pigadev questa volta ci pensa su, poi decide di non perdere la pazienza. Scrive:
Leggi tutto Alvaro Mutis (così ti tieni impegnato)
Fetente di un Pigadev, mi dico, non l’avrai vinta. Vabbè, gli faccio, Ma ti renderai conto che un clima così può anche far pensare a un lento viaggio in nave nella caligine marina. Lo vedo, Pigadev, che fa di tutto per non schiumare. Mi porge un altro foglietto:
Leggi Da mare a mare di Rudyard Kipling. Poi, per favore, fatti una doccia gelata che io ho da pensare ai casi miei.
Lo osservo, Pigadev, mentre si è già risprofondato nei suoi pensieri. Come potrei fare senza di lui?
Mi ricordo Rai Stereonotte. Incominciava sulla modulazione di frequenza di Radio 3 alle 24,30, dopo il Giornale della Mezzanotte, terminava alle 6,00 del mattino. La trasmissione, ideata da Pierluigi Tabasso, aveva una sigla scritta da Roberto Colombo che si chiamava Viaggiando. Andò in onda dall’ 8 novembre 1982 al luglio 1995. Io incominciai a seguirla abitualmente intorno al 1983/84, specialmente nel fine settimana. Mi ricordo i led rossi del radioregistratore sulla scrivania, e le cuffie che mi aprivano quel mondo musicale. I conduttori che si alternavano si portavano i dischi da casa, erano lì esclusivamente a trasmettere la musica che reputavano interessante, ognuno aveva la sua “linea”, seguiva i propri generi, faceva le proprie scoperte. Ogni genere musicale aveva una sua voce corrispondente, voci spesso straordinariamente radiofoniche. C’era Massimo Cotto, “specializzato” in Bruce Springsteen e rock americano insieme a Mauro Zambellini, Teresa De Santis con il post punk e la new wave inglese di This Mortal Coil, Big Country, Smiths, Cocteau Twins, Eco & the Bunnymen, il garage underground australiano di Francesco Adinolfi, il folk e la sperimentazione di Emanuele Li Castro, il pop anglosassone di Giancarlo Susanna. E mi ricordo, c’erano anche Ernesto Assante, Ernesto De Pascale, Felice Liperi, Peppe Videtti, Giampiero Vigorito. La voce che mi ricordo di più è quella di Teresa De Santis: morbida, profonda, un po’ sensualnotturna. Io non sognavo Teresa De Santis, ma la su a voce. Avrei voluto vedere Teresa De Santis in studio prima di mandare un pezzo. Poi, però, mi dicevo che se l’avessi vista dal vivo la sua voce avrebbe perso il suo invincibile fascino. Mi ricordo quando Teresa De Santis annunciò Where the rose is sawn dei Big Country, appena usciti con Steel Town: al primo rullare della batteria, quasi da marcetta, e al primo accordo di chitarra fui definitivamente innamorato di Teresa De Santis. Della sua voce.
Ci sono tre possibili letture che mi va di segnalare. Unico criterio utilizzato nella scelta è l’interesse personale.
Un mondo battuto dal vento, di Jack Kerouac (Mondadori)
Non è un romanzo, ma una raccolta di pagine di diario dal 1947 al 1954, periodo in cui Kerouac fini di scrivere il primo romanzo, The town and the city, e andò creando i rapporti d’amicizia che lo avrebbero a lungo legato ad Allen Ginsberg, William Burroughs e Neal Cassady.
Il caso Vargas, di Fernando Pessoa (Il Filo)
Un giallo inedito di Pessoa, di cui qualcuno avrà letto le due detective story Una cena molto originale e Il furto della Villa delle Vigne (Mondadori). Protagonista è l’investigatore Abìlio Quaresma (che nome, eh?), che Pessoa definisce un Decifrador.
Non c’è scampo, di Jack Black (Alet)
Dello scrittore non so assolutamente nulla. Il libro, con una prefazione di William S. Burroughs, gira intorno a un tale che, dopo aver ricevuto la propria educazione in un convento, inizia a “campare” con scarsissime risorse. Per cui, più che un protagonista, è un “marginale”. E con occhi di “marginale” guarda in lungo e in largo la grande America.
Credo saranno le mie letture estive, o giù di lì (che, come dice il Nonno, si può anche scrivere Giudy Lee).