domenica, 30 aprile 2006

Alla fine sono venuti gli uomini in tuta blu con il camioncino, sono saliti in alto con una scala elettrica e hanno potato il grande albero che sta dietro casa. Ho osservato con tristezza cadere i rami per terra, e poi finire in una macchina tritatutto che li trasformava in trucioli. Poi gli uomini con le tute blu se ne sono andati. E’ rimasto il grande albero nudo che, però, in pochi giorni ha incominciato a esplodere in nuove foglie, verdissime. Stando seduto alla scrivania, guardo ogni tanto fuori, e vedo l’albero e penso alla linfa e alla forza con cui, dall’alto in basso, fa uscire nuova vita dalla corteccia, dagli incroci dei rami. Le nuove foglie cominciano a coprire la nudità, e la palazzina della Squadra Rialzo più dietro.

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venerdì, 28 aprile 2006

Nell’ultima discesa a Napoli ho avuto il tempo di farmi un giro per il centro, prima dell’appuntamento con un amico. La giornata era così luminosa, i colori e i contorni così netti, che la città era di una bellezza che faceva male agli occhi. Sono passato alla Libreria Colonnese, dove c’era Edgar Colonnese (da poco presidente dei Presìdi del libro della Campania), che dirige anche l’omonima casa editrice, e suo fratello Vladimiro. Edgar mi ha regalato Brividi nel giardino stregato, l’ultima avventura del Piccolo Principe di San Sereno, una divertente serie realizzata da Colonnese con Tilapia, che ha come protagonista Edoardo Maria Gastone di Vivara, figlio di un alchimista inventore e Gran Maestro, e nipote di una strega che parla con le anime del Purgatorio. Poi sono entrato a vedere gli affreschi e il pavimento della Cappella Brancaccio, dove ho letto di una leggenda che vuole il largo antistante la chiesa visitato dal demonio con le fattezze di un maiale, animale per alcuni decenni sacrificato nella stessa cappella. A pochi passi, nella ex chiesa Croce di Lucca, era in corso l’Altrolibro 2006, rassegna della piccola e media editoria (tra gli altri editori, Deriveapprodi, Fratelli Frilli, Ilisso, Intra Moenia, Mesogea, Quodlibet). Poi sono sceso per via Nilo e da lì in via Mezzocannone dove sono andato a trovare un altro libraio ed editore, Raimondo Di Maio di Dante & Descartes. Raimondo mi ha regalato una copia di Spen, racconto di Domenico Rea da lui ristampato in occasione di "Un aprile di libri", manifestazione in corso oggi a Salerno. Spen apriva la raccolta Questi tredici, pubblicata nel 1968 a Firenze da La Nuova Italia come lettura per i ragazzi in seguito alla riforma scolastica del 1962. E dopo le strade, i vicoli, le librerie e le chiacchiere c’è stata pure una signora pizza in via dei Tribunali.

Ora mi chiedo, dopo tutte queste cose, quale voglia avrei dovuto avere di partire e di tornare a Milano?

a)      Nessuna

b)      La benché minima

c)      Zero alla N

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giovedì, 27 aprile 2006

Non so se avete visto il film Ararat di Atom Egoyan in cui, attraverso flashback, il registra ricostruisce una storia e nella storia la Storia, quella del genocidio degli armeni per mano dei turchi. M'è tornato  in mente perché in questi giorni si sta ricordando il genocidio degli armeni in Turchia. Nel film c’è una scena terribile: gli armeni fuggono in una valle e i turchi come sciacalli ammazzano e stuprano, derubano e incendiano. Una scena che lo sai che è una scena cinematografica, ma se pensi solo alla sua eventuale verosimiglianza ti viene la pelle d’oca. Pensi che nel primo ventennio del ‘900 i turchi hanno sterminato gli armeni, costringendoli a una diaspora, e con loro greci di Turchia e gli assiri. Stragi, sangue, sofferenza ancora una volta. Sì, perché voglio ricordare non solo gli armeni, i greci di Turchia e gli assiri, ma con loro tutti: uomini e donne e bambini uccisi da millenni, gli inermi, gli innocenti, i discriminati, i sopraffatti di tutta la Storia che è anche Storia dell’Orrore.

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mercoledì, 26 aprile 2006

Treno Milano - Napoli

Avrà non più di cinque anni il bambino. Ma questo non gli impedisce di andare su e giù per il corridoio del vagone gridando a fermandosi ogni volta davanti allo scompartimento dove sto seduto leggendo l’ultimo numero di Rockerilla. Ci sono le recensioni a Morph the cat di Donald Fagen e al disco dei Calexico. Il giochetto va avanti per un quarto d’ora. Si vede che la mia pazienza ha vita per un quarto d’ora. Perché quando il bambino si ferma per l’ennesima volta davanti allo scompartimento, abbasso di colpo la rivista e, ringhiando, gli sparo una smorfia orrenda con occhi storti e denti digrignanti. Il bambino si spaventa, scappa via e poi lo sento dire: Papà papà c’è l’uomo lupo!!!!! E il padre, per tutta risposta dice: Ma non esiste l’uomo lupo. Non esiste l’uomo lupo??? E allora chi lo ha spaventano il bambino, l’On. Calderoli?

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venerdì, 21 aprile 2006
Saluti a tutti, buona Pasqua!
Chi vuol esser lieto sia, e legga République Borèale, con nuovi straordinari e rutilanti contributi. Prosegue insomma la saga-mosaico di Frigorenhavn, degli Ingenior e della Skreda!
Chiudo la porta e parto.
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venerdì, 21 aprile 2006

“Il treno viaggia con 120 minuti di ritardo, mi scuso a nome di Trenitalia per il disagio arrecato”

Il mio disagio è notevole, sì. Non solo per i 120 minuti di ritardo di questo intercity-tinozza, ma anche per la presenza di persone moleste nei paraggi. Mi guardo intorno. Accanto a me uan signora sudamericana legge un opuscolo di informazione religiosa in lingua spagnola. Nella rubrica in cui i lettori pongono i loro interrogativi c’è la seguente domanda: “Fino a che punto è lecito spingere un’amicizia nata sui banchi di scuola?”. Nello scompartimento vicino c’è un bambino che parla ininterrottamente con un tono di voce insopportabile. E’ di quei bambini che sanno tutto, che non possono divertirsi se non rompendo le scatole agli adulti, forse perché hanno pochi contatti con i loro coetanei. Poi sento un gruppo di ragazze che parla del soggiorno romano appena concluso. Insipegabilmente, le cose che le hanno colpite di più sono almeno apparentemente insignificanti: il venditore di pop corn che non trovava il resto, la mancanza di spazio per le valigie in metropolitana, certe ragazzine stupide in Piazza Navona. Poi c’era un ragazzo che spiegava a tutti le caratteristiche del proprio cellulare, e un altro che non faceva che richiamare una certa Alessia perché la comunicazione cadeva ogni tre minuti.

Il mio disagio è cresciuto e ora, per contenerlo, devo trovare una valvola di sfogo. Allora penso alla scena di Totò nel vagone letto in compagnia dell’Onorevole Trombetta. Quella scena sbuca meravigliosamente in queto modo: Totò prende le valigie che l’Onorevole gli passa per sistemarle nello scompartimento e le getta fuori dal finestrino.

Io prenderei il bambino, le ragazze della vacanza romana, il ragazzo del cellulare e la signora che legge l’orrendo opuscoletto di informazione religiosa e li butterei fuori dal finestrino.

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giovedì, 20 aprile 2006

Visto che il sostegno alla candidatura di Davide Mengacci alla Presidenza del Consiglio mi sta portando via tempo ed energie, questa volta mi limito a segnalare due libri che non ho letto ma che, per un motivo o per l’altro, mi va di segnalare.

Il secondo è Please kill me, libro di Lags McNeill e Gillian McCain edito da Baldini Castoldi Dalai: un saggio sul mondo del Punk realizzato con l’ausilio delle voci dei suoi protagonisti.

Il primo, invece, rimanda al rutilante mondo dei blog. Edizioni Il Foglio Letterario, infatti, ha pubblicato Donne incazzate, di Rossella Anelli, Patrizia Diamante, Dada Knorr, Elisele e Monica De Steinkuehl, che firmano cinque racconti. E tra le autrici chi c’è? Patrizia Diamante, ovvero Pralina!

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mercoledì, 19 aprile 2006

Roma Caput Mundi mi rende sempre giulivo. Mi capita di rivedere Davide Malesi e Seia Montanelli, e di andare a pranzo con loro. E non in un posto qualsiasi. Andiamo a Trastevere a mangiare in un ristorante il cui nome vero è sostituito da una delle specialità che ammannisce ai goduriosi clienti, i Rigatoni Democratici. E poi posso collezionare l’ennesima figuraccia andando alla Libreria Bibli, sempre a Trastevere, in via dei Fienaroli (pensate a chi è allergico), sparando un commento ad alta voce a due passi da Enrico Ghezzi, che il commento è indirizzato a lui, che per un attimo solleva lo sguardo dal monitor del pc su cui consulta la sua posta elettronica e mi guarda con lo sguardo di chi sta pensando: ma guarda ‘sto mentecatto. E poi, sono ancora più giulivo per la compagnia di Anversa, Toffsie, e la Ragazza che Scrive per Vivere, e Diego, e Teo che ha conosciuto Victor Cavallo e ci ha pure lavorato un paio di volte insieme per dei film, e il cane Pippo della spiaggia di Capocotta, con cui ho scambiato qualche parola. Aveva molto contegno, Pippo, un cane tutto d’un pezzo.

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martedì, 18 aprile 2006

Di notte andiamo a fare un giro a Castel Sant’Angelo. Il Tevere illuminato dalle luci della fortezza si vede scorrere e ribollire nervoso contro i pilastri del ponte. Andiamo a Piazza San Pietro, dove ci sono al più 6 persone, e un gruppo di giovani studenti e studentesse inglesi che stanno rientrando a casa e intanto si fermano a bere a una fontana papalina con acrobazie e risate. Dalla piazza giriamo a destra e ce ne andiamo per Borgo Pio, che ci fa pensare alla Roma di Rugantino. Sarà a causa di suggestioni filmiche ma sono colto da raptus. Guardo le facciate dei palazzi, e i portoni di legno antico. Incomincio a bussare a uno, e poi a un altro, e un altro ancora. Busso e grido, la testa rivolta verso l’alto: APRITE, APRITE, IN NOME DEL PAPA RE!

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venerdì, 14 aprile 2006

Su Parolevaligia, il blog di Paolo Beneforti, sono segnalati tre link che ho trovato molto interessanti, perché ronzano intorno al “culto”, o all’interesse per le mappe e le cartine, anche se attraverso una lente “deformante”. Voglio dire che nella mappa parigina che potete vedere, tutti i nomi dei luoghi sono stati cambiati, trasformati, sostituiti. Questa cosa mi ha fatto pensare alla Psicogeografia, “procedura” che rimanda al Situazionismo di Guy Debord, alla Deriva Lettrista e, in generale, alla “reinterpretazione” dello spazio urbano attraverso un discorso che, originando nel marxismo, passa per i successivi filtri di Michel Foucault e Michel De Certeau. Cambiare i nomi dei luoghi e sovvertire la toponomastica di una città sulla carta è, per prima cosa un gioco, ma è anche un’altra cosa. E’, simbolicamente, sovvertire un ordine e, contemporaneamente, una memoria. I luoghi contengono, infatti, una storia, connessa a un potere, a un ordine, in uno schema che, di solito, “subiamo” senza rendercene conto. Uno schema, ricondotto poi dal collettivo Luther Blissett, al Pizzardone Astratto. Simbolicamente, allora, la “reinterpetazione” della cartina di una città significa anche, un po’, questo. Tornerò a parlare di Psicogeografia. Pazientate.

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