Scrivendo di percorsi in metropolitana in Viteincolonnate, facevo cenno agli psicogeografi citando Alex Roggero. Ne Il treno per Babylon (Feltrinelli), Oggero scrive di persone che “vagavano per la città dalle prime ore dell’alba, rincorrendo sequenze di numeri di griglia scelti a casaccio dalla mappa A-Z”. Quelle persone, appunto, erano psicogeografi. Cletus commentava quel breve post chiedendo chi fossero gli psicogeografi e se avessero dei blog. Premettendo che non so ancora se qualche psicogeografo abbia un blog, posso però accennare a cosa siano.
La nascita della psicogeografia rimanda all’incontro di Guy Debord con il lettrista rumeno Isidore Isou. Al centro dell’indagine, tra l’altro, c’era il tempo libero e il suo “sfruttamento” all’interno della modalità di economia capitalistica. Debord e i lettristi individuarono nella costruzione di “situazioni” la possibilità di costruire un gioco che sfugisse alle precostituite logiche del tempo libero, consentendo ai giocatori di giocare un gioco “deciso” da loro stessi e non da altri. Il discorso si allargò anche allo spazio urbano e architettonico, anch’esso inteso, sulla scia di Foucault e di De Certeau, come uno spazio di coercizione fisica, espressione di un potere e di una dominazione. Nascevan così la psicogeografia, il cui obiettivo era decostruire gli ambienti urbani dopo uno studio “delle leggi e degli effetti precisi di un ambiente geografico ordinato coscientemente o meno, che agiscono direttamente sul comportamento effettivo degli individui”. Nascevano così un metodo e un gioco allo stesso tempo, un gioco che si dispiegava nelle Derive Lettriste, un modo di vivere la città attraverso “creatività pura” che univa psiche e territorio. La Deriva Lettrista si esplicitava in una “passeggiata” con cui individuare ispirazioni per costruire una nuova città, secondo un progetto di Sconvolgimento dell’Architettura. Ora incomincerò a pensare a una mia Deriva. Chissà cosa ne verrà fuori.







