martedì, 28 febbraio 2006

Con Gem e Pek sono andato a vedere Sex and Landscapes, la mostra dedicata a Helmut Newton al Palazzo Reale di Milano. I temi delle fotografie esposte sono due: le donne nude e i paesaggi. In questo caso l’aspetto che mi interessa è lo sguardo sul corpo femminile. Nella stragrande maggioranza dei casi i corpi ritratti da Newton non sono erotici. Intendo che la loro nudità, a volte priva di ogni pudore o nascondimento dell’intimità, non sembra trasmettere nessun “fremito” erotico. Sono (bei) corpi esposti, “disposti” in posa, quindi più statue che corpi, più immagine che carne. I corpi rimangono impassibili nella loro bellezza immobile (che non s-muove). E poi c’è una foto, una sola foto, che ho trovato “erotica”. C’è una donna dal corpo slanciato che sta parlando al telefono sulla terrazza di un Hotel di Miami. Giù c’è il mare e la spiaggia, qualche bassa costruzione a destra. Basta. Sembrerebbe che la donna, presa dalla conversazione, sia uscita fuori al terrazzo col telefono e continui a parlare, nuda com’è. Ed è proprio in questa nudità “involontaria”, o casuale, non in posa, che (mi) sembra di sentir odore d’erotismo. 

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categoria:visioni, foto
lunedì, 27 febbraio 2006

Non molti conoscono lo scrittore polacco Stanislaw Versikowski. In Italia l’unica casa editrice a pubblicarlo fu, negli anni ’60, la Mondadori. Versikowski era ebreo, polacco, meridionale (molto scuro di pelle) e omosessuale. E per questo nessuno lo lasciava mai in pace. Tutti, in un modo o nell’altro, gli facevano pesare che era meridionale, che era ebreo, che era omosessuale, e quando andava all’estero che era polacco. Un giorno Versikowski, che abitava a Katovice, decise di andarsene lontano: non ce la faceva più a essere perseguitato da quanti, con la loro stupidità, offendevano (con parole o fatti) almeno una delle sue “caratteristiche” personali. Allora riempì un grosso zaino dell’Armata Rossa con i suoi abiti, una sacca con pipa, tabacco, penne, carta e scacciapensieri, e una di scatolame, e se ne andò sul Monte Jurek, dove c’erano alcune casette abbandonate occupate da pochi pittori e altri artisti farnetichi. Fece una gran fatica per arrivar su in cima al Monte Jurek il buon Versikowski, ma fu felice di quella fatica che lo aveva allontanato dalla stupidità umana. Si scelse una casetta color zafferano e ci si installò con grande piacere. Spaccò la legna, accese la stufa, riempì la dispensa di scatolame, attinse acqua dalla sorgente. Si sentì subito a casa. Poi, verso sera, purtroppo scoprì che la casetta più vicina alla sua era abitata. Dentro si era installato un signore che aveva deciso di allontanarsi momentaneamente dalla civiltà. Quel signore odiava gli ebrei, i meridionali, gli omosessuali e anche i polacchi, dal momento che lui era un tedesco di Varsavia. Di questo tipo di uomini è pieno il mondo.

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domenica, 26 febbraio 2006

Ne avevo fatto cenno. Alla Triennale di Milano c’è Artesto, un’esposizione di video-opere che nasce da un’iniziativa della Nokia. Il progetto è realizzato da Marianne Viglione (attualmente da Helsinki) e Lorella Scacco (da Roma). Il duo ha commissionato ad Alda Merini, Subsonica, Carlo Freccero, Mogol, Erri De Luca, Philippe Daverio alcune frasi-chiave a cui sono stati associati, rispettivamente, video di Bianco-Valente, Botto & Bruno, Globalgroove, Antonio Rovaldi, Studio Azzurro, ZimmerFrei. Il tutto è raccolto in un libro-catalogo edito da Skira. Alda Merini aveva scritto:

Tutti noi vorremmo essere trasparenti

            Ma vogliamo che nessuno ci conosca

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categoria:visioni, letture
venerdì, 24 febbraio 2006

Qualche giorno fa, in un breve post in memoria del grande Totò avevo riportato alcune sue battute tratte da film. Tra queste l’ormai proverbiale “Ho fatto il militare a Cuneo”. Poi oggi qualcuno mi tira sulla scrivania Cuneesi. Guida ai migliori difetti e alle peggiori virtù, una “guida” di Marco Tomatis pubblicata da Sonda ne “LeGuide Xenofobe”. Nella collana ci sono anche guide dedicate a romani (Giuliano Compagno), liguri (Claudio Taglieri), milanesi (Enrico Bertolino), napoletani (Sergio Lambiase). Nella guida di Tomatis si tratta una materia un po’ ostica: la poco lusinghiera fama che i cuneesi hanno nella loro regione. Se ci pensate, in ogni regione d’Italia c’è una provincia più sbeffeggiata di tutte, una su cui gli stereotipi e le maldicenze sono di gran lunga più numerosi. E Tomatis difende Cuneo, che diede i natali a Giorgio Bocca, Franco Cordero, Nuto Revelli, Gianmaria Testa, Lalla Romano. Ah! Non manca una parentesi riservata ai cuneesi al rhum. Pare che gli unici a potersi fregiare a pieno titolo di questo nome sono quelli prodotti dalla pasticceria Arione, sull’angolo di piazza Galimberti. Un’altra cosa. Pare che Cuneo possa vantare un notevole numero di assedi. E poi a Cuneo si dice: Pissa pì curt! Piscia più corto. Ma qualcuno ha fatto il militare a Cuneo?

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categoria:letture, luoghi
venerdì, 24 febbraio 2006

Placida Signora s’è inventato un simpatico gioco. L’ha chiamato Topodrammi, con tanto di blog collettivo. Cos’è? Presto detto. Placida Signora ha raccolto strani buffi ridicoli nomi di località e paesi italiani. Poi l’è venuto in mente di utilizzare questi nomi per comporre brevi raccontini, possibilmente indicando anche in quale provincia si trovano i paesi utilizzati e anche un link a cui andare per saper qualcosa in più su questi paesi. Placida Signora strikes again.

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categoria:blog
giovedì, 23 febbraio 2006

Recentemente ho intervistato Marco Zapparoli (tra gli altri), della casa editrice Marcos y Marcos di Milano, che ha parlato dell’iniziativa Meno3. Che significa? Che M&M intende diminuire il numero di libri che pubblica nel corso di un anno, in modo da valorizzare meglio quelli che escono, farli rimanere più a lungo in libreria, e possibilmente, grazie a tempi più lunghi di rotazione, farli comprare e leggere di più. Insomma, una decisione il cui fine è questo: produciamo meno libri (in Italia ogni anno vengono pubblicaei circa 60 mila novità), vendiamone di più, perché in un mercato affollato i titoli scompaiono. Su questo argomento trovate un articolo di Maria Serena Palieri su l’Unità, riportato da Marcos y Marcos in cui si fa cenno al mio di articolo, come anche su Letturalenta.

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categoria:letture
mercoledì, 22 febbraio 2006

Arrivo a casa, faccio fuori la burrata barese portata ieri da Valerio e poi accendo il pc. Scarico la posta. Ci sono ventisette nuove mail: ventidue sono spamming, tre sono cose piò o meno importanti, ma due colpiscono la mia attenzione come un pugno. Sono firmate da Sting e da Elvis Costello. Li avete presenti? Che vi piacciano o no, sono due musicisti famosi. Beh, mi hanno scritto finalmente. Sono emozionato, e esito nell’aprire le loro mail. Forse vogliono farmi suonare con loro, oppure hanno intenzione di cantare qualche mia canzone. Chissà. Insomma, sono in stato confusionale. Poi le apro. Sting ed Elvis Costello non sono Sting ed Elvis Costello. I musicisti, intendo. Sono due spammer dell’appendice che si firmano con due nomi famosi della musica internazionale. Sono deluso. Finiti i sogni di gloria. Nessuna tourné, niente diritti d’autore. Però, poi, alla fine, la delusione se ne va come una strada ripulita dopo la notte dell’ultimo dell’anno. Ci penso: io non ho mai contattato Sting ed Elvis Costello, quelli veri. Mai.

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categoria:diario, ascolti, sciocchezzaio
martedì, 21 febbraio 2006

A Porta Venezia c’è una Trattoria Pugliese. E’ un posto sempre pieno di gente, dove si mangia abbastanza bene. C’è però una nota che ha “disturbato” la mia cena. La Trattoria è un posto molto frequentato da gente dello spettacolo, e il proprietario ne va fiero, tanto da farsi fotografare in loro compagnia. Così ci è toccato cenare con gli amici arrivati da Helsinki per una mostra organizzata alla Triennale, sotto lo sguardo di Peppino, il proprietario, ritratto insieme a Katia Ricciarelli e Pippo Baudo. Vi renderete conto che non è piacevole mangiare le orecchiette se siete osservati da Katia Ricciarelli e Pippo Baudo. Poi c’era, più in alto, Mietta, e altri cantanti, attori dj, presentatori. E pensare che io quella gente non la guardo in tv, che tengo spenta, e invece erano loro a osservarmi, e con che insistenza. Ti sembra che contino il numero di orecchiette nel piatto. Se la gente imparasse a farsi i fatti suoi!

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categoria:luoghi, sciocchezzaio
lunedì, 20 febbraio 2006

Via Durini, via Sant’Antonio, via Monte Napoleone non dovevano perdere unità e l’hanno persa. Così soffrono le case vecchie per la vicinanza delle nuove, e soffrono, stanno male, anche quelle nuove. 

Qui a Milano bisogna stare molto attenti: l’avvenire della città è in pericolo (…) Un vero caos architettonico e urbanistico (…) Che dire del vergognoso scempio a San Giovanni in Conca? Una chiesa bellissima piena sopra e sotto di valori architettonici, scultorici, pittorici da conservarsi fedelmente, amorosamente, l’hanno ridotta a quattro sporchi mattoni. (da Alias, 4 febbraio 2006)

Così scriveva Borgese nel 1947, prefigurando per i successivi 20 anni la riduzione dei territori dell’arte a un “nuda pista per automobili".

Oggi ho l’impressione di Milano come di una città sopravvissuta ai suoi architetti, oltre che ai danni portati dalla Seconda Guerra Mondiale. Doveva essere molto più bella, un tempo. Attraversata da navigli, o canali, da ogni parte. Poi progressivamente cancellata, riedificata, trasformata, razionalizzata, sistemata, funzionalizzata. Oggi Milano (mi) sembra uno spazio urbano in cui la bellezza architettonica è confinata in lembi, brandelli, frammenti: Sant’Ambrogio, Santa Maria delle Grazie, l’aria “parigina” di Porta Venezia. Tutto il resto rimane in gran parte senza volto. Dove l’essere senza volto diventa il volto.

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categoria:letture, luoghi
lunedì, 20 febbraio 2006

Ricevo da Giovanni Choukhadarian

Un problema, cioè il problema con La custode del disastro (ma il titolo corretto è Studio per La custode del disastro, e indica con precisione chirurgica la dimensione in fieri del lavoro), di Tiziano Scarpa (con Stefania Pepe, per la regia di Bruno Fornasari) sta nella sua natura. E’ infatti un monologo. All’università sono istituiti ormai da anni monografici in cui si studia il prepotere che questa forma semplice ha assunto, almeno dal secondo Novecento teatrale in poi. Non è una questione del tutto priva di rilievo: il monologo riduce, e in realtà quasi azzera, il peso dell’azione drammatica, assegna a un solo interprete il ruolo di protagonista e deuteragonista, in ultima analisi ha forse piuttosto a che fare con la narrativa che con il teatro: non quello dei tragici greci né quello di Shakespeare, ma anche proprio di Beckett o Thomas Bernhard (il quale è qui del tutto assente, con grande sollievo del pubblico). Tutti questi preconcetti, però, cominciavano però a perder di senso ascoltando a Radio 3, l’11 febbraio scorso, La visita, radiodramma politico che Scarpa ha affidato alla spettacolare interpretazione di Franco Branciaroli. Lo scrittore veneziano-milanese è in possesso (anche) di una lingua tesa ma priva di magniloquenze, alta e però senza i troppi ammiccamenti midcult di parecchio teatro giovane d’Italia. La storia della Custode, che è detta da una Stefania Pepe materiale e vigorosa, è quella di una dinastia tutta di maschi, che costruisce di tutto, fino a che arriva, inevitabile, lo sfacelo. Pepe impersona una guida turistica che mostra il disastro, o meglio e più propriamente lo sfacelo di una villa che ovviamente non si vede. Lo spettacolo di Scarpa è quindi anche, se non magari soprattutto, una riflessione a voce alta sulle possibilità evocative e performative dell’atto linguistico, qui spinto spesso e volentieri dalle parti dei poco frequentati territori del paradosso. La nudità dell’allestimento di Fornasari, unita alle luci spoglie di Paolo Calafiore servono a perfezione un testo che raggiungerebbe gli esiti ragguardevolissimi della Visita, non fosse per un finale un po’ patetico, in cui la guida turistica, altrove inflessibile nel suo pragmatismo, si abbandona all’evocazione di Maia, la figlia che non avrò mai, e alla descrizione della di lei cameretta, comperata ovviamente all’Ikea. Alla fine della seconda replica milanese, applausi convinti per Scarpa e tre chiamate in scena per Stefania Pepe, autentica dominatrice della serata.

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