Sabato alla Libreria delle Donne siamo andati a vedere Itineranze, progetto teatrale ideato e diretto da Silvia Bianchi: il raccontarsi di 13 donne provenienti da tutte le parti del mondo (Albania, Ucraina, Ecuador, Kazakhstan, Polonia, Estonia, Giappone, Siria - tranne una, italiana) che hanno ricostruito in modo corale la loro storia: dalla nascita alla partenza per l’Italia, dall’arrivo a Brescia alle difficoltà dell’inserimento e della vita quotidiana. Il progetto teatrale è la “continuazione” di un corso dell’ Università delle Donne di Brescia, che ha coinvolto un gruppo più ampio di donne e che ha portato alla pubblicazione de Il bagaglio invisibile. Storie di vita e pratiche di mediazione interculturale. Mi sembra, come ho detto a Silvia (rimanga fra noi, è bravissima) fuori alla libreria, guardandola fumare una sigaretta (a volte soffro a vedere qualcuno fumare, ma resisto), che la narrazione, il racconto in questo caso trasposto in forma teatrale, sia uno dei modi migliori per parlare alla gente dei problemi connessi alla migrazione (vorrei vedere, io mi sono commosso), per farli comprendere “concretamente”. Dopo, abbiamo cenato in libreria. Di tanti nomi ne ho conservato uno, Agnieszka. Continua a leggere tutti i libri in polacco, si rifiuta, da lettrice forte e profonda, di leggere un testo in una lingua che non sia la sua, e che non gli renderebbe del tutto giustizia di quanto è scritto sulla pagina. Abbiamo parlato di Potocki, di Gustav Herling, di Milosz, e pure del cecoslovacco Jarosalav Hasek e del Buon soldato Sveik. Le rivedremo a Brescia, ci siamo detti, mentre salivano sul piccolo bus privato che le riportava a casa.