mercoledì, 31 agosto 2005
Vi segnalo l'uscita de "Napoli comincia a Scampia", a cura di Maurizio Braucci e Giovanni Zoppoli, edito da l'Ancora del Mediterraneo di Napoli. Il libro non l'ho ancora letto, ma lo farò presto, quindi non posso dirne ancora nulla. Però mi sembra interessante il fatto che sia dedicato a un luogo di Napoli, il Quartiere Scampia, noto negli ultimi tempi ai non napoletani soprattutto per omicidi ed episodi di violenza. Tornerò sull'argomento.
martedì, 30 agosto 2005
Prima delle vacanze, su Vibrisse era stata pubblicata una breve intervista allo scrittore Vincenzo Consolo. Tra l’altro, Consolo evitava di rispondere alla domanda relativa a chi preferisse tra gli scrittori italiani conemporanei. Su Vibrisse si aprì un dibattito, si fecero ipotesi sulla reticenza di Consolo. Mettendo in ordine nel mio archivio, ho trovato il testo di un’intervista fatta a Vincenzo Consolo e pubblicata sul settimanle “Avvenimenti”. Mi pare fosse il 1996. Nell’intervista c’era anche questo, dedicato ai giovani scrittori italiani:
“Si possono distinguere essenzialmente due filoni. Il primo è quello degli scrittori contigui alla casa editrice, del tutto uniformati alle esigenze degli editori. Dall’altra c’è una scena interessante di chi cerca di innovare la lingua letteraria, che cerca di percorrere strade alternative utilizzando linguaggi diversi. L’importante è che questi linguaggi non vengano riportati pedissequamente nei libri, perché in questo caso non si fa che trascrivere la lingua parlata, o quella dei fumetti o della televisione e allora si ottiene solamente un appiattimento della lingua letteraria su quella dei grandi mezzi di comunicazione".
Anche allora Consolo evitò di fare nomi. E allora vi propongo un altro problema:
Chi sono oggi in Italia, secondo voi e tenendo conto delle due "categorie" di Consolo, scrittori contigui alle case e ditrici e scrittori che cercano di innovare la lingua letteraria? Potete fare qualche nome?
lunedì, 29 agosto 2005
In una passata edizione della Fiera del Libro di Torino andai a visitare lo stand della Lint. Lì conobbi l’editore e, soprattutto, vidi esposto sul banco Sei marinai dell’adriatico di Giubek Marini, un libro che cercavo da tempo. Lo comprai subito, e poi cercai di carpire qualche informazione in più sul libro e sull’autore. Perché Giubek Marini è uno pseudononimo. L’editore mi lasciò rosolare nella curiosità, limitandosi a dirmi che quello che si nascondeva dietro il nome Giubek Marini era uno scrittore italiano, uno dei pochi in grado di vivere grazie ai suoi libri. Sul sito della casa editrice, www.linteditoriale.it, Marini è così definito: "È lo pseudonimo di un vecchio uomo che sostiene essere dannoso lo scrivere libri e inutile leggerli dopo i classici e Corto Maltese".
Problema:
Premesso che il libro contiene sei storie ambientate in un’epoca in cui sul mare le vele stavano cedendo il passo ai fumaioli, chi è lo scrittore italiano che si nasconde dietro lo pseudonimo?
Qualcuno sa dirmelo?
venerdì, 26 agosto 2005
Azz! E' un mese che non fumo!
venerdì, 26 agosto 2005
E’ un fatto singolare (o plurale, a seconda dei punti di vista): in pochi metri di strada a partire da casa mia camminando per viale Monza (direzione piazzale Loreto), ci sono tre “esercizi” commerciali dedicati al sesso. Il primo, nella palazzina accanto, è l’Alcovoa, un ex locale d’appuntamenti e ora dedicato ai liberi incontri. Di questo locale trovate notizia oggi su “L’Espresso”, che pubblica un articolo sui luoghi a luci rosse di Milano. Dall’articolo apprendo che all’Alcovoa per partecipare a una gang-bang bisogna prenotare: un elemento che di sicuro mi farà rinunciare a frequentare il locale in questione (una volta ho visto entrare una coppia: lei era vestita da sexy Bianca Neve). Poi, a pochi metri c’è un sexy-shop, seguito subito dopo da un cinema porno nella cui vetrina, fino a un anno fa circa, viveva una simpatica marmotta.
giovedì, 25 agosto 2005
Per le strade di Napoli sono affissi dei manifesti che pubblicizzano uno spettacolo teatrale, in programmazione non so più dire dove, intitolato "Di profilo sembra pazzo". Ho notato quel manifesto lo stesso giorno in cui ho visto una donna di grandi dimensioni salire su un autobus spingendo a colpi di pancia una ragazza che cercava, disperatamente, di scendere, riempiendola di insulti, tra l'altro. Non so cosa c'entri, machissenefrega.
Poi leggo il commento di Seia che trovate qui sotto. E mi viene in mente che la conclusione, o almeno, una conclusione al post potrebbe esssere questa:
...riempiendola d'insulti.
Di profilo la donna sembrava pazza!
mercoledì, 24 agosto 2005
Ivano Bariani, che le note di copertina dicono aver fatto il commesso di supermercato e il portiere di notte prima di trasferirsi a Roma, ha scritto 16 vitamine (Minimum Fax) ed è il fondatore della rivista letteraria on-line FaM – Frenulo a Mano. Di tutto il libro, a tratti scritto bene e pieno di “strane invenzioni” (tra cui presenze ufologiche nel letame), osservazioni sui giovani italiani-emiliani, mi è piaciuto molto questo, che sta tra pagina 45 e pagina 46:
Il problema di queste zone (il problema per dire di Praticello e di Sabbione) è che se non ti ci immagini piantato sopra grosso modo da sempre (piazzato a gambe divaricate su La Vecchia e La Bernolda), le mani sui fianchi in quel di La Gatta) allora riesci a sopportarle soltanto dopo una lunga, tutta mentale planata (il cinematografico accarezzare le punte degli alberi lungo le provinciali di Felina e Pecorile), e una volta che ti sei abbassato su questo territorio che è mappa di se stesso (l’orizzontalità imbarazzante di Gattatico e Caprara, l’avrai pur notata), dove le funzioni una volta assolte dal paesaggio sono ora delegate alla proprietà privata (e allora da Fangaia a Pantano le strade curvano più che altro per schivare i campi di qualcuno, mica per aggirare una montagna), ecco che ti accorgi che i pioppi e le stalle, i silos e le vigne, le bonifiche e le rotoballe scivolano via lungo la curvatura terrestre (l’affondare lontano dell’orizzonte a Magonfia e Godezza), e non puoi renderti conto che queste zone vibrano di mediocrità e vergogna, necessità e desiderio (lodore di concime impesta l’aria a Mazzalasino come a Cacciola), e che per quello che sono, terra-terra, queste zone qua ti stanno stendendo.
Mandrio ti stende.
Budrio ti stende.
Borra ti stende.
Sesso non può che stenderti.
Allora devi immaginarti il circolo ARCI con l’insegna incrostata di nebbia, la bettola dove si beve nocino e si briscola fino alle ventidue in punto, poi i cinque avventori che se ne vanno a letto e la mattina:: gnocco fritto nel latte e un’ora nella stalla, sei sul trattore e quattro sotto la vigna. La sera: trippa, coniglio, faraona. Cotiche e cotechino. Salumi assortiti e lambrusco.
martedì, 23 agosto 2005
Come annunciato, ho tirato fuori dalla naftalina questo articolo che pubblicai anni fa su Clinamen. Riguarda i maghi, rievocati in un recente post.
Napoli è una città che vive secondo leggi autonome resistenti, anche se non chiuse, alla globalizzazione, dove i cantanti locali vendono più delle star internazionali e dove i maghi hanno conquistato gli schermi televisivi, le radio e persino le piazze ristrette dei matrimoni. Chi ha problemi d'amore, difficoltà economiche o malattie da sconfiggere ricorre al consulto televisivo di maghi e cartomanti, aggrappandosi alla speranza di una rassicurazione per il futuro, affidandosi alla mediazione di persone che parlano la stessa lingua e che provengono dallo stesso ambiente sociale. Il mago napoletano gode di un ascendente e di un rispetto misto ad affetto da parte del pubblico. I suoi consigli sono considerati preziosi e spesso indispensabili. Rapresentanti di una tradizione vecchia di secoli, i maghi hanno saputo adattarsi di volta in volta ai cambiamenti della società e della tecnologia. L'ingresso negli studi televisivi delle innumerevoli emittenti locali ha garantito loro di poter raggiungere un vasto pubblico, e di poter essere contattati telefonicamente in diretta -grazie alle linee a pagamento- per consulti da approfondire, eventualmente, nei loro studi privati. Gli spettatori chiedono consigli su tutto, vogliono sapere se hanno il "malocchio", se il marito o la moglie li tradiscono, se il figlio pregiudicato riuscirà ad evitare il carcere, qual'è il momento migliore per aprire un negozio e anche se costruire una veranda sul balcone di casa. Davanti alle telecamere i maghi aprono e consultano le loro carte. Alcuni, i cosiddetti "sensitivi", leggono nel passato e nel futuro scrivendo semplicemente il nome e la data di nascita dei clienti, e concentrandosi sulle "vibrazioni" che affermano di cogliere nella loro voce. Tra i più conosciuti ci sono Mago Mariano, Rita Russo - devota di Padre Pio-, Sisì -cantante di origine francese convertita al culto di angeli e arcangeli-, l'ultima arrivata, Ambra, che indossa un velo, e Mago Gardelio, che afferma di aver trovato un antico libro segreto di numerologia e compie esorcismi su indemoniate dell'area vesuviana. La provincia napoletana ha anche il suo mago radiofonico, Gennaro D'Auria, che sostiene di avere ereditato le sue facoltà sensitive dalla nonna ed ha uno spirito -guida di nome Greta, che gli ha indicato il luogo in cui ritrovare un antico libro di arcani, che D'Auria utilizza per i suoi rituali. La forza della magia napoletana sta nella sua capacità di aggiornamento, di incorporazione e reinterpretazione delle mode culturali che giungono da fuori, ogni volta restituendo qualcosa che è solo napoletano, un fenomeno unico. Gli influssi della New Age e dei culti angelici vengono triturati nel calderone sincretico che affianca religione cattolica a paganesimo, santi protettori e spiriti guida. Recentemente, per aggirare alcune noie giudiziare, ai maghi televisivi sono stati affiancati alcuni sociologi per fornire un supporto oggettivo alle predizioni. Il tentativo è rientrato dopo qualche mese. I sociologi facevano abbassare l'audience e i maghi guadagnavano meno. Se da una parte il mago ha sicuramente una funzione sociale di rilievo, che si può assimilare in parte alla psicoterapia, dall'altra proprio il suo ruolo di mediatore culturale privilegiato suscita nelle persone una forte resistenza a rivolgersi a canali istituzionali. Diverso è il caso in cui ci si rivolge per motivi di salute sia al medico che al mago, che garantisce un'attenzione alla persona, ed alla sua situazione familiare ed esistenziale, che nel primo spesso manca. Negli anni '50 Ernesto De Martino, etnologo studioso di magia e tradizioni popolari, aveva previsto e auspicato, di fronte al primato della razionalità della cultura occidentale, la scomparsa di quel mondo magico a cui aveva dedicato i suoi studi. Oggi, a distanza di quattro decenni, quella previsione non sembra avverarsi. La gente, piuttosto, continua ad affidarsi alla "possibilità" irrazionale, continua a considerare utile l'opzione magica, dimostrando il sopravvivere di una mentalità "dualistica" che può convivere in tutti e che difficilmente, nonostante il continuo impulso modernizzatore della nostra società, può essere cancellata del tutto. Assorbendo e rielaborando le mode i maghi napoletani riescono, in modo sostanzialmente invariato, a rispondere all'esigenza di sacro e di irrazionale che viene dalla gente. Contemporaneamente, il successo dei maghi rappresenta uno dei diversi fenomeni relativi alla società napoletana che ne fanno un "mercato" alternativo, che assorbe gli influssi esterni, ma per rielaborarli a uso interno.
lunedì, 22 agosto 2005
Di queste tre settimane di vacanza appena sfumate voglio conservare qualcosa in particolare, per fare in modo che non scompaia, che non sia divorata dall'oblio.
1) L'ululato del vento che si insinuava attraverso finestre e feritoie e si ingolfava in corridoi e sale del Castello di Baia, dove sono esposti i reperti provenienti dagli scavi del Ninfeo di Punta Epitaffio e del Sacello degli Augustali.
2) Tre stelle cadenti nella notte di San Lorenzo, viste segnare il cielo notturno da una terrazza a Palinuro.
3) Il volo di uccelli rapaci, altissimi in cielo, sulle colline tra Centola e Palinuro.
4) Le due isolette de Li Galli, davanti alla Costiera Amalfitana, poco prima di Positano. Su una delle isole c'è la villa che fu abitata da Nureyev.
5) Le strade di Napoli, vuote!!!!
6) Un riccio, che ho chiamato Ciro, nel giardino della casa di Lioni, che ci osservava tranquillo, e che forse avrebbe voluto capire cosa gli stavo dicendo. E' stato per un po' a guardarci, poi lentamente se n'è andato.
7) Gli affreschi erotici romani nel Gabinetto Segreto del Museo Nazionale di Napoli
giovedì, 18 agosto 2005
Ho finito di leggere 16 vitamine di Ivano Bariani, il libro messo in palio da R4 per il suo concorso. Ne parlerò in seguito. Ora leggo Singapore, raccolta di racconti di scrittori del Sud Est asiatico edito da Isbn (casa editrice fondata da Massimo Coppola di Mtv). Ma mi distrae la televisione, che durante tutto l'anno non vedo quasi mai. Il fatto è che la programmazione delle emittenti televisive napoletano è fantastica. A parte le trasmissioni sull'attività delle discoteche e dei locali pubblici (materia che muove molte passioni e interessi da queste parti), ci sono sempre i maghi, anzi, le maghe televisive (a proposito, devo riesumare un articolo a loro dedicato che scrissi tempo fa). Tra tutte, quella che preferisco è Maga Rowena, una signora di mezza età, che indossa sempre turbanti e perline, la cui voce ricorda straordinariamente quella della grande Tina Pica. Senza fronzoli e complimenti, Maga Rowena dice ciò che vede nelle carte, brutto o bello che sia, tipo: "Senti figlia mia, come te lo devo dire. 'stu Salvatore te lo devi dimenticare, le carte dicono che è proprio 'nu fetente!!!!!!"