giovedì, 30 giugno 2005
Di nuovo in partenza per Napoli. Un amico che rassomiglia a Georges Perec si sposa. E allora un saluto a tutti. A presto!
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categoria:diario
giovedì, 30 giugno 2005
Tempo fa l'ottimo Renault4 aveva bandito un concorso: scrivere un racconto di non più di 280 parole che contenesse alcune parole o immagini o situazioni, tra cui armadillo, un morto ammazzato una macchina ecc. In palio un libro di Bariani che lui si trova in più nella sua libreria. Renault 4 ha scelto il mio. E ora mi becco il libro. Ecco il breve racconto vincitore

Addesso vi dirò come sono andate esattamente le cose. Guido una Chevvy rosa del ´66, rubata a un tassidermista genovese (panzuto) che abita dalle parti di San Califano, con a bordo il Baldini fatto secco da trenta minuti. Il Baldini è tranquillo sul sedile posteriore. Mai stato così calmo, per essere uno che si faceva di benzedrina cinque volte al giorno e non smetteva mai di masticare tabacco alla mescalina. Accanto c´è Verena con gli occhiali da sole neri che sembra un´attrice. La strada è dritta e liscia e fa venire sonno, Verena si annoia e mi chiede un bacio: e allora allungo il collo, la bacio, e mentre la bacio e mi passa una caramella all´ibisco con la coda dell´occhio non mi vedo all´ultimo momento un autoarticolato d´argento piombarmi addosso?!!! Cazzo, sbando, impreco e sterzo! Fanny l´armadilla, amica e credo fidanzata di Tommy l´armadillo, anche loro seduti tranquilli sul sedile posteriore accanto al Baldini fatto secco da trentacinque minuti, sbalza fuori e si fa un volo. Non l´ho più vista, Fanny. O meglio, l´ho rivista in televisione. Compare in un´inqudratura di un video musicale. Avete presente il video di Rock the Casbah dei Clash: dentro ci sono sceicchi, limousine, caccia bombardieri phantom e altro, ma se guardate bene c´è anche un armadillo. Beh, quell´armadillo è un´armadilla. L´armadillo che sgattaiola tra le gambe della gente è proprio Fanny, l´armadilla amica di Tommy l´armadillo. Ah, Tommy, invece, è rimasto con noi ancora per poco, poi ha deciso di andarsene per i fatti suoi a San Francisco dallo Zio Pendergast: pare che abbia un ristorante vegetariano e Tommy, lo sapeva anche Baldini (tra i due non correva buon sangue), va matto per il cactus ripieno di ananas.
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categoria:racconti, blog
mercoledì, 29 giugno 2005
Non c’è solo il caldo, qui a Milano, pesante, vischioso, palpabile. E’ caldo e umido insieme, ed è ancora più caldo perché dentro ci svolazzano legioni di zanzare: sono cattive, veloci, se ne fregano di te, vogliono solo succhiare il tuo sangue. E l’aria profuma di ossidi, carbossidi e bismuti, impreziosita da polveri sottili, glomeruli, spappafichi e ciprioni. E penso pure che particelle, smerigli e sarmiglioni siano arrivati sulle cime più alte delle Alpi. Rimane il fatto che fa caldo, e che il sudore cola a rivoli, che poi dovrebbe essere pure un paese. In queste condizioni, a qualsiasi latitudine, incrocio di meridiani e paralleli, di giorno o di notte, mio padre direbbe solo una cosa: MALEDETTO SOLE AFRICANO! Ora lo chiamo così glielo sento dire.
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categoria:diario
martedì, 28 giugno 2005
00.03. Sono appena tornato a casa dopo il concerto di Patti Smith al Teatro Dal Verme e il suo breve dialogo con Enrico Ghezzi, in una delle prime serate della Milanesiana di Elisabetta Sgarbi. Il teatro era pieno fino all’orlo, ma mancava un tipo di fauna umana che di solito mi indispone, quella paludata e ingessata delle grandi occasioni culturali. Dappertutto, invece, c’erano cinquantenni in maglietta e pantaloni e con l’occhio un po’ lucido. Davanti a noi c’erano quattro uomini sulla cinquantina, vestiti tutti allo stesso modo, tutti con gli occhiali e tutti brizzolati che fremevano sulle poltrone in attesa dell’arrvio sul palco di Patti Smith. Che finalmente è arrivata, dopo un breve ma noiosissimo discorsetto della Sgarbi, scritto su foglietto grondante mielosi barocchismi che ha causato l’immediato allontanamento di alcuni diabetici. Il concerto è iniziato, e ha subito travolto tutti, compresi i quattro davanti a noi, che hanno cominciato a fremere e sobbalzare sulle poltrone, mentre un signore in seconda fila si è alzato in piedi e ha incominciato a dimenarsi come un ossesso (in certi momenti sembrava un direttore d’orchestra). Patti Smith ha anche cantato una poesia, dedicata a Manoel De Oliveira che era seduto in prima fila (e che ritmo, e che forza) ha chiamato sul palco la figlia Jessie, a cui ha conseganto una torta con candelina e cantato Happy birthday per il suo compleanno. E poi ha continuato, forte, diretta, facendosi amare. Dopo i bis, Patti Smith si è seduta accanto a Enrico Ghezzi. E’ iniziato un breve (per fortuna) dialogo. Ghezzi si è ingolfato in un quarto d’ora didomanda che poi si poteva riassumere semplicemente così: E’ vero che ti sei commossa alla morte di Papa Luciani? Semplice no? Per Enrico Ghezzi no. La domanda era talmente infarcita di intellettualese che Patti Smith si è rotta evidentemente le scatole, si è alzata, ha preso un libro e ha letto una poesia che aveva scritta dopo la morte di papa Luciani. Semplice. Anche la seconda domanda ha avuto stessa natura e stesso tipo di risposta, e in un breve momento di silenzio di Ghezzi ho gridato verso il palco TAGLIAAAAAA!!!!. Intanto il pubblico ruggiva. Mi sa che il buon Ghezzi si stia immarzullendo. Bisognerebbe avvisarlo, metterlo in guardia. Beh, alla fine si è andati via pieni di adrenalina buona. Mentre si usciva, sudati come salamandre, ho iniziato a criticare la Sgarbi e poi Ghezzi, dicendo ad alta voce quello che ho scritto sopra. Una volta fuori ci siamo accorti che la Sgarbi era proprio dietro di noi, e compitamente ci aveva seguiti ascoltandoci per tutto il tragitto. Queste sono soddisfazioni.
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categoria:diario, ascolti
lunedì, 27 giugno 2005
Su un vagone del metrò, linea 3, in direzione Porta Romana. Due coppie di anodini cinquantenni cariche di sacchetti dello shopping. Le donne stanno in silenzio ma squadrano B. dalla testa ai piedi. Gli uomini parlano delle fermate che vedono scorrere lungo il tragitto. Ognuna riporta loro qualche reminiscenza lavorativa: un ragionier Taldeitali, il capoarea Talaltro… Uno dei due ha gli occhiali da sole con un cordino giallo su cui è scritto: COMPAGNIA DEL MAR ROSSO. Una delle signore, invece, ha scritto sul retro della maglietta: PATAGONIA. Chissà cosa ci sarà scritto sulla biancheria intima: KILIMANJARO?
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categoria:diario
venerdì, 24 giugno 2005
Vi ricordate Shirley Temple? Era quella bambina dai boccoli biondi, che indossava spesso calzamaglie e tutu, che in qualsiasi occasione non trovava altro di meglio da fare che ballare infernali tip tap cantando insopportabili canzoni. In un film mi pare fosse in coppia con Dean Martin. Beh, non la sopportavo: quando la vedevo comparire tutto il mio disappunto bambino veniva fuori senza che riuscissi a capire il perché. Forse perché era sempre terribilmente felice. Mi sono trovato a parlare di questo argomento con Ormenio. La odia anche lui. E immagina situazioni di questo tipo:

Ormenio: Shirley, la tua casa è in fiamme, i tuoi genitori sono dispersi, il tuo cane ha il cimurro e non riceverai giocattoli per almeno 10 anni!

Shirley: quale migliore occasione! Tip tap, tip tap, tipitititpititiptap

Ormenio: Shirley, qul grasso camionista birmano sta per rapirti e portarti via, un’asteroide sta per schiantarsi sulla tua casa, e quello sciroppo che stai prendendo per la tosse in realtà è crack!

Shirley: beh, allora balliamoci su! Tip tap tipititipititiptap

Ormenio: E allora crepa! BANG!!!!!!!!!
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categoria:visioni
giovedì, 23 giugno 2005
Ricevo il testimone (si avverte un sentore di curry) da Milo

Libri che posseggo nella mia biblioteca ed in genere:
Ho perso il conto da lungo tempo. Boh, chi lo sa! In casa (e con qualcosa ancora a Napoli) si sta sulle migliaia, credo

L’ultimo libro che ho comprato:
R: Hillman, Il Ragazzo con il cappotto verde, Giano 2005

Libro che sto leggendo ora:
R. Hillman, Il Ragazzo con il cappotto verde, Giano 2005
Eco e Narciso, A.A.V.V., Sironi 2005
E. De Filippo, I capolavori di Eduardo, Einaudi
E. White, Il flaneur, Guanda

Tre libri che consiglio ad altri blogger e perché:
A.Tabucchi, I volatili del Beato Angelico, Sellerio - Perchè all’epoca era un maestro
V.Consolo, Retablo, Sellerio – E’ stata la mia prima intervista, e il libro è una piccola lezione su un possibile modo di scrivere
G.Perec, Vita istruzioni per l’uso, Garzanti – perché è l’universo
R. Carver, Cattedrale, Minimum Fax – perché è un’altra lezione

Blog a cui passo il testimone:
Renault 4
Trespolo
ImprovvisaMente
Boris Battaglia
Terzapersona
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categoria:letture, blog
mercoledì, 22 giugno 2005
Guido Ceronetti è un piccolo saggio barbagianni. Me ne sono accorto ieri sera al teatro Dal Verme, dove appunto c’era Ceronetti che leggeva Kavafis, attorniato da altre due lettrici che hanno recitato anche scritti di Lawrence Durrell (dal Quartetto di Alessandria). Ceronetti indossava una tunica nera, le due lettrici rossa: sembrava proprio un adorabile volatile notturno avanti negli anni, i capelli ali bianche ai lati della testa. Adelphi pubblica i libri di Ceronetti, spesso inarrivabili esempi di intelligenza e sensibilità (a volte anche di lunare distanza dal bassamente umano) disponibili su carta. Si raccomanda la lettura, astenersi perditempo. E poi ho notato che Giorgio Forattini ha proprio un capoccione: era davati a me e mi impediva la vista del sublime Ceronetti con il suo testone grigiocrinito.
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categoria:visioni, diario, letture
martedì, 21 giugno 2005
La scorsa settimana su Alias, il supplemento del sabato de il Manifesto, ho letto una recensione a Il ragazzo con il vestito verde di Robert Hillman (Giano). Era una recensione che rientrava nella categoria Compro subito il libro. In poche parole, il recensore è risucito a farmi subito venire voglia di comprarlo e leggerlo. E così ho fatto. Il titolo, per essere preciso, è completato dal sottotitolo Un viaggio in Medio Oriente in cerca dell’Isola delle donne. Che è la storia dell’autore che, a 15 anni, parte dall’Australia alla ricerca di un’isola dove, a detta del padre, ci sono dolci donne nude dalla vita in su che coltivano i campi e sono molto ospitali con gli stranieri. Beh, ho preso il libro e sono partito per il viaggio, che rapidamente devia verso la Grecia e la Jugoslavia.. Sono a meno di un terzo del libro, ma sono già terribilmente preso. Robert Hillman (nato nel 1948) ha iniziato a scrivere nei primi anni ’80, e ne Il ragazzo scrive più di un semplice (si fa per dire) viaggio: l’universo impazzito di un ragazzino abbandonato dalla madre e cresciuto tra lavori troppo pesanti, fughe dalla realtà e costruzioni di complessi mondi interiori. Che poi DEVONO finire sulla carta.
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categoria:letture
lunedì, 20 giugno 2005
Eccomi a esporre il mio parere sull’articolo di Bartezzaghi. Premetto che ho deciso di pubblicarlo su questo blog perché, pochi giorni prima, avevo criticato un commentatore di Vibrisse che, mi sembra con una certa aggressività preconcetta, si rivolgeva al buon Giovanni Choukadarian. In quell’occasione dissi al commentatore che era vittima di un’aggressività, diffusa in questi ambienti, che cominciava a stancarmi non poco (tra l’alltro è una tendenza abbastanza comune in siti come Vibrisse, Perceber e l’ormai chiuso blog di Giulio Mozzi). Dunque, è vero, tra blogger e commentatori di blog l’aggressività non manca. E’ vero anche che è inutile generalizzare, che non si può ridurre i blogger a un’unica categoria. Mi interrogo, però, sul senso delle ultime righe scritte da Bartezzaghi: “chi ha un linguaggio bellicoso è effettivamente in guerra con il mondo”. E allora? E qual è il problema? Perché, non si può essere in Guerra con il mondo? Di cosa ha paura Bartezzaghi? Io farei una distinzione tra l’aggressività gratuita e preconcetta e un’aggressività motivata, diretta e frutto di una riflessione.
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categoria:blog