martedì, 31 maggio 2005
1) Riuscire a scrivere un racconto bellissimo che abbia come personaggio il barbone che ho osservato a lungo nella Biblioteca del Centre Pompidou a Parigi.
2) Abitare a Istanbul per tre mesi
3) Svaligiare la Banca di El Paso
4) Andare in pensione a 40 anni (ma anche prima)
5) Imparare il catalano
Ci sarebbe una sesta cosa, una cosa che vorrei ma che farò anche: andare a Napoli. Quattro giorni di Partenope mi attendono!!!!!
lunedì, 30 maggio 2005
Non so da quanto tempo, ma sul Magazine del Corriere della Sera c’è una rubrica intitolata “In venticinque parole”. Si tratta, per ogni numero, di tre brevi stroncature di altrettanti libri e scrittori. Ogni stroncatura segue uno standard fisso: Qualcuno, meglio se un parente, un fidanzato o un polizziotto, viene invitato a dire allo scrittore su cui è ricaduta la scelta che dovrebbe smetterla di scrivere. Sull’ultimo numero gli invitati a smettere di scrivere erano Tommaso Pincio con “La ragazza che non era lei” (Einaudi), Rossana Campo con “Duro come l’amore” (Feltrinelli), e Franz Krauspenhaar (Baldini Castoldi Dalai). Orrendo, mi sono detto subito: una stroncatura è comunque una cosa negativa, soprattutto se racchiusa in 25 parole, senza nessuna spiegazione o motivazione, Dopo averci riflettuto ancora un po’ su, però, ho pensato che mi faceva anche piacere leggere una presa di posizione così dura su uno scrittore. Non è male pensare alla “fustigazione” di autori ormai diventati famosi, che spesso sono sui giornali o chiamati in mille occasioni a presenziare ovunque per il solo fatto di aver scritto un libro. Come dire, non diamo per “scontati” gli scrittori, anche perché il prezzo dei loro libri spesso non lo è per niente.
venerdì, 27 maggio 2005
L’idea è questa: assaltare la Banca di El Paso. Lo so, non è impresa facile. E’ ben difesa, e lo sceriffo alcolizzato a cui è affidata la custodia è maledettamente rapido con la pistola. Ma è un vecchio sogno, voglio leggere sul Corriere: NAPOLETANO SVALIGIA LA BANCA DI EL PASO. Sì, è un vecchio sogno, e so che i miei genitori ne andrebbero fieri. Per fare grandi imprese, però, ci vogliono grandi uomini e grandi donne. E’ per questo che ho dovuto mettere su una banda di alto profilo. Il piano è questo. Io, Eiochemipensavo e Milo ci occupiamo del lavoro sporco, mentre Sonetti con la sua ineguagliabile capacità di versificare distrarrà le guardie e il gioco sarà fatto. Siamo anche riusciti a trovare un accordo e soddisfare le richieste di tutti: Io potrò svaligiare la banca tenendo in tasca una fetta di pastiera e portando con me uno stereo portatile per ascoltare, come colonna sonora, Free dirt, il primo disco dei Died Pretty. Eiochemipensavo potrà avere il suo elicottero carico di confezioni di biscotti. Per fortuna Milo non ha fatto grandi richieste, e Sonetti si è dimostrato più morigerato di un hidalgo spagnolo. Meglio di così non si potrebbe. C’è solo un problema: non abbiamo i soldi per andare a El Paso.
giovedì, 26 maggio 2005
E’ un tempo strano, questo: mi sembra d’essere sospeso, di non sapere, di non avere direzione. Ma poi mi chiedo: che me ne frega? Come se fosseun problema… Comunque,in realtà non volevo scrivere questo. Volevo dire che l’altra sera sono uscito, e alla fine nessuno aveva la macchina per tornare a casa. Allora P. mi ha chiesto di accompagnarlo in caserma, che era a quattro passi dal posto dov’eravamo, per andare a prendere una macchina che tiene sempre parcheggiata lì. E che macchina. Un’Alfa Romeo Giulia che avrà almeno 30 anni di vita. Una di quelle che guidava l’ispettore Sarti, ovvero Maurizio Merli, in quei film polizieschi come Napoli spara e Milano se ne fotte (più o meno, non proprio) o Roma violenta. Quella Giulia correva per la città, sgommava e volava a volte su due ruote, e la cosa più divertente era vedere sovvertita ogni logica spazio-temporale nel corso degli inseguimenti: in un’inquadratura l’auto percorreva via Condotti, per svoltare subito dopo alla Piramide Cestia. E poi c’erano sparatorie, rapine, attentati, rapimenti, regolamenti di conti… Insomma, un’allegria. E allora salgo in quella macchina, che sul cruscotto ha le spie della Dinamo e della pressione dell’olio, e ha ancora l’odore dei sedili degli anni ’70, il motore che ruggisce a ogni pressione di acceleratore, e mi viene da pensare: ora voglio essere alla Piramide Cestia e mangiare un panino a tre piani. Voler essere sempre da un’altra parte, che rottura.
mercoledì, 25 maggio 2005
Non tengo genio!
lunedì, 23 maggio 2005
Metro, Linea 1, direzione Bisceglie, intorno alle 11.30. Sto in piedi accanto all’uscita e non vedo l’ora di scendere perché fa un caldo che si scoppia. Mi guardo intorno. Un tipo panzuto parla ad alta voce. In mano ha un sacchetto di plastica ma non si capisce cosa ci sia dentro. Si rivolge a una signora che siede compostissima al suo posto e sembra che il mondo intorno non ci sia. Lo sa signora, ho deciso di andare in piscina, fa il tipo, Mi fa bene, me lo ha detto il dottore. La signora è impassibile, non risponde, non muove un muscolo della faccia, e il tipo decide di cambiare interlocutore. E’ la volta di un filippino baffuto Sa, dice, Ho deciso di andare in piscina, nuotare fa bene, giova molto alla salute. Il filippino guarda il tipo ma non parla, lo osserva con grande interesse, Eh sì, fa il tipo, nuotare attiva la circolazione, tutti dovrebbero nuotare, almeno una volta a settimana. Il filippino continua a non rispondere, e si capisce che il tipo se lo aspetterebbe. E allora decide di cambiare ancora interlocuotore. Sceglie una ragazza con maglietta corta e bell’omeblico in vista. Sa, signorina, da domani vado in piscina, dice ad alta voce, Una saggia decisione, nuotare fa bene, me lo ha consigliato il medico… Scendo a Porta Venezia. Penso che dovrei riprendere ad andare in piscina…
sabato, 21 maggio 2005
C’ è poca gente ai Giardini Palestro. Il sole è velato ma scalda la pelle. Anche l’anziana coppia che suona l’organetto, canta e intrattiene i bambini con filastrocche e marionette sta smobilitando. Su opposte panchine io e una ragazza ci fronteggiamo in una gara di starnuti da allergia a pollini e fioriture. Sorrisi complici passano da uno all’altra e viceversa. Un labrador fa il bagno nel corso d’acqua che alimenta i laghetti del Parco. Sul prato giocano e si inseguono due setter irlandesi, tre pastori tedeschi, un bassotto, un alano grosso come un cavallo: rotolano nell’erba, si annusano guardinghi, fingono cruenti scontri, caracollano senza meta, si tendono agguati. Un po’ di invidioso della loro spensieratezza, leggo Senza trama e senza finale di Cechov:
“Non forbire, non limare troppo, sii sgraziato e audace. La brevità è la sorella del talento”
ad Alexandr Cechov, Mosca, 11 aprile 1889
e
“Ho veduto ogni cosa; e adesso, quindi, non si tratta di quello che ho veduto, ma di come l’ho veduto”
ad Aleksej Suvorin - Piroscafo Baikal, Stretto di Tartaria, 11 settembre 1890
Tre cani si sono tuffati con un salto nella fontana, e ora se ne stanno a mollo in acqua e si guardano. Io devo andare a San Babila a rifornirmi il guardaroba.
venerdì, 20 maggio 2005
Sto leggendo, lentamente, Perceber. La prima impressione, così, su una schiena (visto che prediligo il divano rosso dello studio per leggere, quindi non su due piedi), è positiva. Mi sto facendo un’idea, qua e là ci sono richiami narrativi... Per ora dico solo che c’è piacere nelle pagine.. Ma ne parlerò in seguito. Intanto, ho portato a termine alcune delle letture iniziate quasi in contemporanea. O meglio, ho troncato bruscamente quella di Panta n. 22, che ha per titolo Italia Fantastica. Ci sono dodici scrittori italiani che dialogano con tredici scrittori inglesi. Beh, che dire: una gran noia! Salvando Marco Lodoli e Daniele Del Giudice e le loro considerazione sulla scrittura, tutto il resto è noia, diceva il Califfo Califano. Ma cosa hanno da dire, gli altri (e non li nomino)? Che senso ha riportare sulla carta il quasi-nulla? Non sono maldisposto nei confronti di Panta (che pure, in passato, ha pubblicato cose molto interessanti), ma davanti all’inutilità del dire io fuggo. Le vite segrete di Alexandra David-Neel, biografia della scrittrice viaggiatrice e studiosa della cultura tibetana, invece mi ha risollevato il morale e, a pensarci bene, c’è una terribile distanza tra una donna come lei e certi scrittori che compaiono in Panta n.22. Intanto, così per portarmi avanti e pregustare nuove portate (si spera saporite assai), ho preso in libreria Eco e Narciso. 14 scrittori per un paesaggio, edito da Sironi. Ci sono: Antonella Anedda, Franco Arminio, Mauro Covacich, Roberto Ferrucci, Giulio Mozzi, Piersandro Pallavicini, Antonio Pascale, Laura Pugno, Christian Raimo, Tiziano Scarpa, Antonio Scurati, Emanuele Trevi, Vitaliano Trevisan, Lello Voce. Confesso che sento già un certo languore… La cosa mi interessa non poco, il tema del racconatare luoghi e territori mi sfizia* parecchio. Riferirò. E poi, per concludere, ma qui credo di andare sul sicuro, ho preso Senza trama e senza finale. 99 consigli di scrittura di Anton Checov, pubblicato da Minimum Fax (a propos, che bel lavoro stanno facendo).
* in napol., mi diverte, mi dà piacere
venerdì, 20 maggio 2005
Ho conosciuto il poeta Lawrence Ferlinghetti alla Libreria City Lights di Firenze, che ha lo stesso nome di quella che lui gestisce da molti anni a San Francisco. Faceva caldo, e lui si godeva il fresco sotto le volte a botte della libreria e consultava la sua mail al computer dietro il banco. I proprietari me lo hanno presentato. Conservo le foto che gli ho scattato: un uomo alto e magro, con la barbetta, in pantaloncini beige, maglietta e sandali neri. Ora che sto pensando a quell’incontro, rileggo:
25
“Il mondo è un gran bel posto
per nascerci
se non date importanza alla felicità
che non è sempre tutto questo spasso
se non date importanza a una punta d’inferno
qua e là
proprio quando tutto va bene
perché anche in paradiso
non è che contino tutti i momenti
Il mondo è un gran bel posto
per nascerci
se non date importanza alla gente che muore
continuamente
o è soltanto affamata per un po’
che in fondo fa male la metà
se non si tratta di voi”
giovedì, 19 maggio 2005
Bevo a piccoli sorsi un Valmont – Vignes de Paul comprato stasera all’Esselunga. Ero andato a ritirare certe diapo di B. (che ora si trova a Kairouan), tutti scatti di negozi arabi della zona di viale Padova: drogherie, ristoranti, centri telefonici, macellerie per un suo articolo. Il Valmont ha un profumo di fiori e frutta, un sapore persistente, che rimane sospeso a lungo sull’arco del palato, e ti ricorda che stai bevendo un vino maturato non lontano dal Mediterraneo, nel Pais d’Oc. E mentre bevo mi prende l’apucundria.