giovedì, 31 marzo 2005
Nel 1976 Georges Perec scrisse Leggere: schizzo socio-psicologico sulla rivista “Traverses”. Nel breve saggetto lo scrittore accennava alla necessità di una sociologia della lettura, o una socio-antropologia, inserendo quest’idea nel più ampio compito che l’etnologo Marcel Mauss si era prefissato, quello di sondare aspetti della vita umana che, pur secondari rispetto ad altre sue attività, meritano comunque lo sforzo di uno studio, dal momento che “rinviano alla storia del nostro corpo, alla cultura che ha modellato i nostri gesti e i nostri atteggiamenti, all’educazione che ha formato i nostri atti motorii non meno di quelli mentali”. Perec, con la sua consueta tecnica enumeratoria, passa in rassegna diversi aspetti corporei relativi alla lettura (la voce, le labbra, le mani, le posizioni), oltre a collocarli in ambiti o spazi precisi: il viaggio, le vacanze, lo spazio sociale, i trasporti. Si legge molto andando in Metro. In questa città è una nota positiva, la lettura durante il viaggio in metro, allevia il senso di imbarazzato silenzio (il silenzio è anche del corpo, dell’espressione, degli occhi). Quando sono in Metro spesso mi diverto a leggere i titoli dei libri che leggono i passeggeri nel mio raggio d’osservazione. Di solito si tratta di grandi volumi rilegati, con copertine chiassose di scrittori americani, quelli coem John Grisham o Wilbur Smith, di cui si legge sui giornali che hanno venduto un milione di copie o anche di più. A leggerli sono quasi sempre donne, frequentemente di mezza età. C’è poi una forte minoranza che legge classici, e qui si tratta di ragazzi e ragazze, per finire ai best-seller del momento, in mano a un popolo di età trasversale, occasionali o nati da mode. Tra tutti i libri che appartengono a questa ultima categoria e che detesto di più c’è Il Codice Da Vinci di Dan Brown. Non lo sopporto, o meglio, non sopporto il clamore che si fa intorno a quel libro, e l’interesse suscitato su quel libro solo a causa del clamore che c’è intorno. E poi, a pensarci bene, chi se lo filerebbe in Italia uno scrittore che si chiama Daniele Marrone?

schizzo socio-psicologico
"Le pagine che seguono non sono altro che semplici note: un insieme, più intuitivo che organizzato, di fatti sparsi che, solo eccezionalmente, rimandano a discipline costituite; semmai, esse appartengono a quei settori così mal suddivisi che richiamano le terre incolte dell'etnologia descrittiva di cui parla Marcel Mauss nella sua introduzione alle "tecniche del corpo" (cfr. Sociologie et Anthropologie, Paris, P.U.F., 1950, pp.365 e segg.), e che, catalogate sotto la voce "varie", formano zone particolari di cui si sa solamente che non si sa gran che, ma dove si presume che si potrebbero trovare molte cose qualora si decidesse di prestarvi un po' di attenzione: fatti banali, passati sotto silenzio, tenuti in nessun conto data la loro pochezza: eppure ci descrivono, nonostante noi crediamo di poterci dispensare dal descriverli; con molta più acutezza e attualità della maggior parte delle istituzioni e delle ideologie a cui i sociologi ricorrono abitualmente per le loro ricerche, rinviano alla storia del nostro corpo, alla cultura che ha modellato i nostri gesti e i nostri atteggiamenti, all'educazione che ha formato i nostri atti motorii non meno di quelli mentali. E così, precisa Mauss, per la marcia e la danza, la corsa a piedi e il salto, modi di riposare, tecniche di trasporto e di lancio, maniere di stare a tavola e a letto, forme esteriori di rispetto, dell'igiene corporale, ecc. Naturalmente, è così anche per la lettura.

Leggere è un atto. E io vorrei parlare di questo atto, e di questo solo, di ciò che lo costituisce, di ciò che lo circonda, e non di ciò che produce (la lettura, il testo letto), né di ciò che lo precede (la scrittura e le sue scelte, l'editoria e le sue scelte, la stampa e le sue scelte, la distribuzione e le sue scelte, ecc.), qualche cosa, insomma, come una economia della lettura sotto i suoi aspetti ergologici (fisiologia, lavoro muscolare) e socio-ecologici (ambiente spazio-temporale).

Da parecchi decenni ormai, tutta una moderna scuola critica ha posto l'accento proprio sul come della scrittura, sul fare, sul poietico. Non la sacra maieutica, l'ispirazione afferrata per i capelli, ma il nero su bianco, la tessitura del testo, l'iscrizione, la traccia, il piede della lettera, il lavoro minuto, l'organizzazione spaziale della scrittura, i materiali (la penna o il pennello, macchina da scrivere), i supporti (Valmont alla Presidentessa di Tourvel: «La tavola stessa su cui vi scrivo, per la piima volta adibita a tale uso, diventa per me l'altare sacro dell'amore... »), i codici (punteggiatura, capoversi, paragrafi, ecc.), il proprio intorno (lo scrittore che scrive, i suoi luoghi, i suoi ritmi; coloro che scrivono al caffè, quelli che lavorano di notte o all'alba, oppure alla domenica, ecc.).

A me sembra che un lavoro analogo vada fatto sull'aspetto efferente di tale produzione: ossia l'assunzione del testo da parte del lettore. Non si tratta tanto di considerare il messaggio emesso, quanto l'emissione del messaggio al livello elementare, ciò che avviene quando si legge: gli occhi che si posano sulle righe, il loro percorso e tutto ciò che accompagna questo percorso: la lettura ricondotta a ciò che innanzi tutto è: una precisa attività del corpo, il movimento di certi muscoli, le diverse organizzazioni delle posizioni del corpo stesso"

Georges Perec
Pensare/Classificare
Rizzoli
postato da: melpunk66 alle ore 09:17 | Permalink | commenti (3)
categoria:diario, perec
mercoledì, 30 marzo 2005
Il cellulare vibra sulla scrivania. Un altro messaggio dal mio amico Manlio, che sta a Padova.

"Mi piacciono i colpi a vuoto. I soli che infallibilmente centrino ciò ch'enfaticamente viene chiamato l'ignoto" (G. Caproni)
postato da: melpunk66 alle ore 18:01 | Permalink | commenti (1)
categoria:diario
mercoledì, 30 marzo 2005
Per circa un anno ho avuto l'abitudine di scrivere invettive sulle banconote da mille lire con un pennarello. Di solito si trattava di ingiurie nei confronti dei milanesi, della loro tristezza, della loro chiusura, della loro mancanza di emotività: insomma, uno sfogo di immigrato meridionale contro una società poco comprensibile e, perché no, anche un po' angosciante. Da tempo la Lira è scomparsa dalle tasche, sostituita dall'Euro, ma qualche banconota sopravvive dimenticata in tasche di cappotti o in cassetti desueti. E' il caso di un mio amico, che non vedevo da tempo, che mi ha raccontato di aver ritrovato pochi giorni fa una banconota da mille Lire con sopra una strana scritta: "Architetti milanesi la città che avete costruito è una prigione".
postato da: melpunk66 alle ore 11:54 | Permalink | commenti (5)
categoria:diario
martedì, 29 marzo 2005
Il giorno di Pasquetta ero a Genova, al Porto, seduto sulla terrazza di un bar. Accanto al nostro tavolino è arrivata una famiglia di Zingari: padre, madre, figlia e nipotina. Avevano indossato gli abiti della domenica. Un completo a righe lui, una camicetta bianca con pizzo settecentesco lei. La figlia, era l'unica a non essersi preoccupata dell'abbigliamento, la nipotina aveva piccoli orecchini d'oro. Si sono seduti al tavolino con aria compunta, hanno ordinato delle birre, poi si sono scattati delle foto, in posizione ricordo davanti all'obiettivo. Erano contenti di essere lì, lo si capiva dagli sguardi, ma si capiva anche che non si sentivano del tutto a loro agio. Quando li ho visti tutti presi dalle foto che si scattavano mi sono talmente commosso che per un attimo non sono riuscito a parlare, mi sono andate via le parole.
postato da: melpunk66 alle ore 13:10 | Permalink | commenti
categoria:diario
martedì, 29 marzo 2005
Venerdì scorso sono dovuto andare da Ikea. Ikea è un supermercato, del mobile ma pur sempre un supermercato, e la gente che lo frequenta ha comportamenti da supermercato, anche se, in genere, mi sembra più rilassata. Ma Ikea è qualcosa di più di un semplice supermercato. E’ un parco dei divertimenti per adulti. Stavamo osservando un lavello da cucina a due vasche in acciaio, una delle quali molto più piccola dell’altra. Ho detto che mi ricordava una vaschetta da gelataio, e che mi piacerebbe avere un lavello che contenga del gelato. Vicino a noi si erano appena incontrate due giovani coppie. Si sono salutate e si sono chieste, quasi contemporaneamente, cosa ci facessero lì da Ikea. La prima coppia ha risposto: Mah, siamo venuti qui a fare una passeggiata.
postato da: melpunk66 alle ore 10:16 | Permalink | commenti (1)
categoria:diario
giovedì, 24 marzo 2005
I racconti di Entropia di Thomas Pynchon si intitolano Pioggerella, Terre basse, Entropia, Sotto la rosa e L’integrazione segreta. Il libro è già bello per i titoli che contiene. Poi si aggiunge il fatto che di Pynchon non si sa quasi nulla, che è insomma uno scrittore “fantasma”. E poi ci sono i racconti: precisi e percorsi sotto pelle da un vago senso di “mistero”, anche se nell’introduzione l’autore si sforza di distruggerli.

Nell’introduzione Pynchon scrive:

“L’ignoranza non è semplicemente uno spazio vuoto nella cartina mentale di una persona. Ha dei contorni e una coerenza interna, e per quel che ne so funziona in base a certe regole. Quindi, come corollario al suggerimento di scrivere di cose che conosciamo, bisogna forse aggiungere che dobbiamo imparare a capire la nostra ignoranza e il potenziale di cui disporre per rovinare un buon racconto”.

Entropia
Thomas Pynchon
E/O
postato da: melpunk66 alle ore 10:12 | Permalink | commenti (1)
categoria:letture
mercoledì, 23 marzo 2005
Ieri sera ho istallato l'antivirus sul computer. I danni subiti negli ultimi giorni a causa di mail infette mi hanno convinto a farlo una volta per tutte. Mi sono seduto davanti al monitor bevendo grappa piemontese e osservando la mascherina del sistema che esaminava decine di migliaia di file. Il numero dei file esaminati cresceva a a sinistra, quello dei file rimanenti decresceva a destra, mentre più sotto una striscia azzurra avanzava lentamente. Ho cominciato a fissare il contatore dei file rimanenti, in certi momenti molto veloce, in altri più lento e, con l'aiuto della grappa piemontese, sono caduto in una specie di incantamento che mi ha svuotato di ogni pensiero. Poi ha squillato il telefono. Era la signora Radaelli, la responsabile della scala C del palazzo, che mi avvertiva della prossima riunione di condominio!
postato da: melpunk66 alle ore 12:57 | Permalink | commenti
categoria:diario
martedì, 22 marzo 2005
Sono andato per la seconda volta alla riunione di condominio del mio palazzo. Della prima volta conservavo il ricordo di una noia senza fine. L'amministratore era in stato catatonico, sonnecchiava mentre i condomini, divisi in due fazioni, si azzuffavano sulle questioni più insignificanti. Beh, offri a una persona la possibilità di dare il peggio di sé e lo farà. Quando sono arrivato alla riunione ero sicuro di annoiarmi a morte. C'era da buttare fuori l'amministratore catatonico e incapace, e da nominarne uno nuovo, possibilmente non catatonico. La riunione si è trascinata per almeno un'ora, ma poi si è verificato qualcosa che ha cambiato tutto. In ritardo, storditi forse dall'assunzione di sostanze psicotrope, e sicuramente dall'alcool, sono entrati in riunione l'ultimo condomino in ordine di arrivo nel palazzo e un suo amico. Insieme gestiscono un bar in centro,e stanno sistemando l'appartamento appena acquistato al quarto piano. Completamente storditi, i due hanno incominciato a seguire la riunione, anche se avevano difficoltà a stare dritti sulle sedie e a esprimersi con frasi di senso compiuto. Io me la godevo sulla mia sedia. Per buttare fuori l'amministratore catatonico si è votato per alzata di mano. Il presidente ha contato i voti, ma si è subito confuso con i calcoli e con il quorum. Risultava un voto in più rispetto agli aventi diritto. I conteggi sono stati fatti altre due volte, e anche una nuova votazione per alzata di mano. Era divertente, e speravo che la situazione si prolungasse ancora un po'. Purtroppo uno dei condomini si è accorto che a votare era stato anche l'amico del nuovo condomino, facendo saltare i conti del presidente, perché, ovviamente, a lui non toccava votare. L'avevo visto per due volte alzare la mano anche lui cercando di tenersi dritto e non scivolare dalla sedia. Stavo ridendo quando un condomino mi ha rimproverato che potevo dirlo subito se mi ero accorto dell'errore.
postato da: melpunk66 alle ore 13:46 | Permalink | commenti (1)
categoria:condominio
lunedì, 21 marzo 2005
Sono seduto a fumare con M. su una panchina davanti alla Stazione Centrale di Milano. M. lavora in una casa editrice. A un certo punto mi chiede, Ma tu dove lo trovi il tempo per scrivere? Non lo trovo, faccio io, o meglio, a volte lo trovo, ma è talmente poco che finisco per perdere la pazienza e mi passa anche la voglia. Io non riesco a trovarlo quasi mai, sono così frustrato di lavorare ai libri degli altri senza poter pensare alla mia scrittura, dice lui, Che mi viene voglia di cambiare lavoro. Lo gaurdo un po', continuando a fumare. Poi gli dico: Pensa che Raymond Carver a 20 anni aveva già due figli, doveva lavorare notte e giorno e precariamente, per dare loro da mangiare, eppure riconosceva al loro pesante "ingombro" nella sua vita il merito di averlo "costretto" a scrivere racconti brevi, magari una prima stesura nel cuore della notte chiuso nel garage. Pensa cosa significa avere due figli, che ti svegliano quando vorresti dormire, o che vogliono giocare quando tu hai voglia di scrivere. M. si è bloccato, ha buttato via la sigaretta e mi gaurda preoccupato. Restiamo in silenzio. Poi M. mi fa: Bah, a pensarci bene, mi sembra che le strade di Milano siano un problema molto più grave. Ma ci hai fatto caso, mi dice, Che le strade di Milano fanno davvero schifo?
postato da: melpunk66 alle ore 13:41 | Permalink | commenti
categoria:diario, luoghi
venerdì, 18 marzo 2005
"Una fondamentale accuratezza d'espressione è il solo e unico principio morale della scrittura - Ezra Pound
Non che questo basti, per carità, ma se uno scrittore ha la fortuna di possedere una fondamentale accuratezza d'espressione, be', perlomeno è sulla strada giusta"
Raymond Carver
postato da: melpunk66 alle ore 11:58 | Permalink | commenti (2)
categoria:scrittura