Nel 1976 Georges Perec scrisse Leggere: schizzo socio-psicologico sulla rivista “Traverses”. Nel breve saggetto lo scrittore accennava alla necessità di una sociologia della lettura, o una socio-antropologia, inserendo quest’idea nel più ampio compito che l’etnologo Marcel Mauss si era prefissato, quello di sondare aspetti della vita umana che, pur secondari rispetto ad altre sue attività, meritano comunque lo sforzo di uno studio, dal momento che “rinviano alla storia del nostro corpo, alla cultura che ha modellato i nostri gesti e i nostri atteggiamenti, all’educazione che ha formato i nostri atti motorii non meno di quelli mentali”. Perec, con la sua consueta tecnica enumeratoria, passa in rassegna diversi aspetti corporei relativi alla lettura (la voce, le labbra, le mani, le posizioni), oltre a collocarli in ambiti o spazi precisi: il viaggio, le vacanze, lo spazio sociale, i trasporti. Si legge molto andando in Metro. In questa città è una nota positiva, la lettura durante il viaggio in metro, allevia il senso di imbarazzato silenzio (il silenzio è anche del corpo, dell’espressione, degli occhi). Quando sono in Metro spesso mi diverto a leggere i titoli dei libri che leggono i passeggeri nel mio raggio d’osservazione. Di solito si tratta di grandi volumi rilegati, con copertine chiassose di scrittori americani, quelli coem John Grisham o Wilbur Smith, di cui si legge sui giornali che hanno venduto un milione di copie o anche di più. A leggerli sono quasi sempre donne, frequentemente di mezza età. C’è poi una forte minoranza che legge classici, e qui si tratta di ragazzi e ragazze, per finire ai best-seller del momento, in mano a un popolo di età trasversale, occasionali o nati da mode. Tra tutti i libri che appartengono a questa ultima categoria e che detesto di più c’è Il Codice Da Vinci di Dan Brown. Non lo sopporto, o meglio, non sopporto il clamore che si fa intorno a quel libro, e l’interesse suscitato su quel libro solo a causa del clamore che c’è intorno. E poi, a pensarci bene, chi se lo filerebbe in Italia uno scrittore che si chiama Daniele Marrone?
schizzo socio-psicologico
"Le pagine che seguono non sono altro che semplici note: un insieme, più intuitivo che organizzato, di fatti sparsi che, solo eccezionalmente, rimandano a discipline costituite; semmai, esse appartengono a quei settori così mal suddivisi che richiamano le terre incolte dell'etnologia descrittiva di cui parla Marcel Mauss nella sua introduzione alle "tecniche del corpo" (cfr. Sociologie et Anthropologie, Paris, P.U.F., 1950, pp.365 e segg.), e che, catalogate sotto la voce "varie", formano zone particolari di cui si sa solamente che non si sa gran che, ma dove si presume che si potrebbero trovare molte cose qualora si decidesse di prestarvi un po' di attenzione: fatti banali, passati sotto silenzio, tenuti in nessun conto data la loro pochezza: eppure ci descrivono, nonostante noi crediamo di poterci dispensare dal descriverli; con molta più acutezza e attualità della maggior parte delle istituzioni e delle ideologie a cui i sociologi ricorrono abitualmente per le loro ricerche, rinviano alla storia del nostro corpo, alla cultura che ha modellato i nostri gesti e i nostri atteggiamenti, all'educazione che ha formato i nostri atti motorii non meno di quelli mentali. E così, precisa Mauss, per la marcia e la danza, la corsa a piedi e il salto, modi di riposare, tecniche di trasporto e di lancio, maniere di stare a tavola e a letto, forme esteriori di rispetto, dell'igiene corporale, ecc. Naturalmente, è così anche per la lettura.
Leggere è un atto. E io vorrei parlare di questo atto, e di questo solo, di ciò che lo costituisce, di ciò che lo circonda, e non di ciò che produce (la lettura, il testo letto), né di ciò che lo precede (la scrittura e le sue scelte, l'editoria e le sue scelte, la stampa e le sue scelte, la distribuzione e le sue scelte, ecc.), qualche cosa, insomma, come una economia della lettura sotto i suoi aspetti ergologici (fisiologia, lavoro muscolare) e socio-ecologici (ambiente spazio-temporale).
Da parecchi decenni ormai, tutta una moderna scuola critica ha posto l'accento proprio sul come della scrittura, sul fare, sul poietico. Non la sacra maieutica, l'ispirazione afferrata per i capelli, ma il nero su bianco, la tessitura del testo, l'iscrizione, la traccia, il piede della lettera, il lavoro minuto, l'organizzazione spaziale della scrittura, i materiali (la penna o il pennello, macchina da scrivere), i supporti (Valmont alla Presidentessa di Tourvel: «La tavola stessa su cui vi scrivo, per la piima volta adibita a tale uso, diventa per me l'altare sacro dell'amore... »), i codici (punteggiatura, capoversi, paragrafi, ecc.), il proprio intorno (lo scrittore che scrive, i suoi luoghi, i suoi ritmi; coloro che scrivono al caffè, quelli che lavorano di notte o all'alba, oppure alla domenica, ecc.).
A me sembra che un lavoro analogo vada fatto sull'aspetto efferente di tale produzione: ossia l'assunzione del testo da parte del lettore. Non si tratta tanto di considerare il messaggio emesso, quanto l'emissione del messaggio al livello elementare, ciò che avviene quando si legge: gli occhi che si posano sulle righe, il loro percorso e tutto ciò che accompagna questo percorso: la lettura ricondotta a ciò che innanzi tutto è: una precisa attività del corpo, il movimento di certi muscoli, le diverse organizzazioni delle posizioni del corpo stesso"
Georges Perec
Pensare/Classificare
Rizzoli
schizzo socio-psicologico
"Le pagine che seguono non sono altro che semplici note: un insieme, più intuitivo che organizzato, di fatti sparsi che, solo eccezionalmente, rimandano a discipline costituite; semmai, esse appartengono a quei settori così mal suddivisi che richiamano le terre incolte dell'etnologia descrittiva di cui parla Marcel Mauss nella sua introduzione alle "tecniche del corpo" (cfr. Sociologie et Anthropologie, Paris, P.U.F., 1950, pp.365 e segg.), e che, catalogate sotto la voce "varie", formano zone particolari di cui si sa solamente che non si sa gran che, ma dove si presume che si potrebbero trovare molte cose qualora si decidesse di prestarvi un po' di attenzione: fatti banali, passati sotto silenzio, tenuti in nessun conto data la loro pochezza: eppure ci descrivono, nonostante noi crediamo di poterci dispensare dal descriverli; con molta più acutezza e attualità della maggior parte delle istituzioni e delle ideologie a cui i sociologi ricorrono abitualmente per le loro ricerche, rinviano alla storia del nostro corpo, alla cultura che ha modellato i nostri gesti e i nostri atteggiamenti, all'educazione che ha formato i nostri atti motorii non meno di quelli mentali. E così, precisa Mauss, per la marcia e la danza, la corsa a piedi e il salto, modi di riposare, tecniche di trasporto e di lancio, maniere di stare a tavola e a letto, forme esteriori di rispetto, dell'igiene corporale, ecc. Naturalmente, è così anche per la lettura.
Leggere è un atto. E io vorrei parlare di questo atto, e di questo solo, di ciò che lo costituisce, di ciò che lo circonda, e non di ciò che produce (la lettura, il testo letto), né di ciò che lo precede (la scrittura e le sue scelte, l'editoria e le sue scelte, la stampa e le sue scelte, la distribuzione e le sue scelte, ecc.), qualche cosa, insomma, come una economia della lettura sotto i suoi aspetti ergologici (fisiologia, lavoro muscolare) e socio-ecologici (ambiente spazio-temporale).
Da parecchi decenni ormai, tutta una moderna scuola critica ha posto l'accento proprio sul come della scrittura, sul fare, sul poietico. Non la sacra maieutica, l'ispirazione afferrata per i capelli, ma il nero su bianco, la tessitura del testo, l'iscrizione, la traccia, il piede della lettera, il lavoro minuto, l'organizzazione spaziale della scrittura, i materiali (la penna o il pennello, macchina da scrivere), i supporti (Valmont alla Presidentessa di Tourvel: «La tavola stessa su cui vi scrivo, per la piima volta adibita a tale uso, diventa per me l'altare sacro dell'amore... »), i codici (punteggiatura, capoversi, paragrafi, ecc.), il proprio intorno (lo scrittore che scrive, i suoi luoghi, i suoi ritmi; coloro che scrivono al caffè, quelli che lavorano di notte o all'alba, oppure alla domenica, ecc.).
A me sembra che un lavoro analogo vada fatto sull'aspetto efferente di tale produzione: ossia l'assunzione del testo da parte del lettore. Non si tratta tanto di considerare il messaggio emesso, quanto l'emissione del messaggio al livello elementare, ciò che avviene quando si legge: gli occhi che si posano sulle righe, il loro percorso e tutto ciò che accompagna questo percorso: la lettura ricondotta a ciò che innanzi tutto è: una precisa attività del corpo, il movimento di certi muscoli, le diverse organizzazioni delle posizioni del corpo stesso"
Georges Perec
Pensare/Classificare
Rizzoli







